L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 luglio 2015

Stati Uniti un paese in decomposizione ma fortissimo negli armamenti

Confronto con vecchi e nuovi 'nemici' e dominio globale: la nuova strategia militare americana

Confronto con vecchi e nuovi 'nemici' e dominio globale: la nuova strategia militare americana
 

"Cina, Russia e Corea del Nord pongono gravi preoccupazioni di sicurezza all'America e ai suoi alleati"


Il Pentagono ha rilasciato la sua nuova strategia militare nazionale nella quale di promette di "difendere" la sicurezza in tutte le parti del mondo, "sostenere" gli alleati e rispondere alle minacce provenienti da "stati rivali e attori non statali".
 
Gli USA sono la nazione "più forte del mondo, che dispone di vantaggi unici in tecnologia, energia, alleanze e demografia", recita la nuova strategia nazionale militare del Pentagono. Tuttavia, secondo il documento, ora questi "benefici sono sfidati" da parte di alcuni paesi e attori non statali.
 
Così, i principali stati rivali per Washington includono la Russia, l'Iran, la Cina e la Corea del Nord. Il documento accusa Mosca di violare "numerosi accordi" con le sue "azioni militari" pur evidenziando il "contributo russo alla sicurezza globale in settori come la lotta contro il terrorismo e la droga".
 
Corea del Nord e l'Iran sono accusati di volersi dotare di ami nucleari, cosa che il Pentagono considera una "sfida strategica" per la comunità internazionale. Inoltre, il documento afferma che gli USA vogliono vedere la Cina come un "partner nella costruzione della sicurezza globale", ma finora le azioni del gigante asiatico "hanno solo creato tensioni nella regione Asia-Pacifico."
 
"Nessuno di questi paesi è alla ricerca di un conflitto militare diretto con gli Stati Uniti o i nostri alleati", riassume la strategia, ma aggiunge anche che "ognuno di loro solleva gravi problemi di sicurezza  per la comunità internazionale ".
 
Inoltre, una grande sfida è rappresentata dagli attori non statali, in particolare  i gruppi terroristici come lo Stato islamico ",impegnati a radicalizzare la popolazione, diffondendo la violenza e l'uso del terrore per imporre la loro visione delle regole sociali "principalmente in Medio Oriente e Nord Africa.
 
Presenza globale
 
La presenza militare degli Stati Uniti è descritta come una chiave per la sicurezza degli alleati e un "fattore di stabilità". "Siamo pronti a usare il potere in tutte le direzioni al fine di fermare l'aggressione e vincere le guerre. Anche se noi preferiamo agire con i nostri alleati, gli Usa agiranno unilateralmente se la situazione lo richiede ", dice il documento.
 
Gli Usa ammettono che "continueranno a modificare l'equilibrio nella regione Asia-Pacifico ", insieme con i loro alleati: Australia, Giappone, Corea del Sud, Filippine e Tailandia. In Europa gli USA aumenteranno la loro presenza e "offriranno tutte le garanzie di sicurezza" agli alleati della Nato. A sua volta, in Medio Oriente, Washington "rimane pienamente impegnata" per Israele e per aiutare i suoi "partner vitali" nella regione, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto.
 
In Africa, gli Stati Uniti d'America rafforzeranno le istituzioni che "promuovono la stabilità e la pace e la lotta contro l'estremismo regionale", mentre in America Latina Washington "sosterrà i paesi latino-americani" nei loro sforzi volti a promuovere la stabilità regionale e la lotta contro la criminalità organizzata.

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