L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 agosto 2015

2015 crisi economica, i soldi stampati si li è mangiati la finanza e niente è andato all'economia reale, cosa si pretende?

Monete cartina geografica

Preludio di una nuova crisi economica mondiale: 9 segnali

© Fotolia/ Andrey Burmakin
Economia

In Russia agosto è tradizionalmente considerato un mese difficile. L'agosto di quest'anno potrebbe diventare una conferma di questa tendenza anche per l'economia mondiale. Il canale televisivo russo "Vesti" condivide le previsioni economiche per il mese corrente.

Agosto può trasformarsi in un mese di transizione che ci preparerà agli eventi dell'autunno e dell'inverno. È possibile che nei prossimi mesi prendano il largo i fattori indicanti una nuova crisi finanziaria mondiale, ritengono gli analisti di "Vesti".
№1. Il crollo del mercato azionario in Cina
A luglio, nonostante il sostegno senza precedenti del governo, lo "Shanghai Composite Index" è sceso del 13,4%. Conseguentemente luglio è stato il mese peggiore per il mercato borsistico cinese degli ultimi 6 anni. Il crollo del mercato azionario in Cina viene già paragonato con il crack del 1929 negli Stati Uniti: il crollo del mercato azionario cinese minaccia l'economia mondiale di conseguenze altrettanto gravi a quelle della "Grande Depressione" alla fine degli anni '20.
№2. L'economia USA si avvicina alla recessione
Viene indicato non solo dai dati macroeconomici, ma dai bilanci delle imprese. Le previsioni di crescita del PIL statunitense non si sono realizzate: l'economia USA si è fermata ad una crescita del 2% contro il 2,3% previsto. Si riducono i profitti delle corporation "giganti" dell'economia statunitense: "Exxon Mobil" e "Chevron". L'utile della "Exxon" è sceso del 51%, il peggior risultato del trimestre dal 2009, mentre l'utile della "Chevron" su base annua è crollato del 90%, scrivono gli analisti di "Vesti".
№3. Il FMI non prenderà parte al salvataggio della Grecia
Le probabilità di una "Grexit" crescono nuovamente; il FMI ha deciso di non concordare il nuovo programma di prestiti per i prossimi mesi. Così i fondi non potranno essere stanziati prima dell'inizio del prossimo anno.
№4. Stop della crescita dell'indice "S&P 500"
L'indice S&P 500 include 500 società statunitensi a maggiore capitalizzazione secondo l'agenzia "Standard&Poor's". Nel corso degli ultimi 6 anni lo S&P 500 è cresciuto e la fine di questa tendenza può segnalare agli investitori il momento di vendere gli asset e capitalizzare. Secondo la "Goldman Sachs", ci si può aspettare un calo dello S&P 500 pari allo 0,7% entro i prossimi 2 mesi, rilevano gli analisti di "Vesti".
№5. A luglio calo dei prezzi del petrolio del 20%
Luglio è stato il mese peggiore per il petrolio dall'ottobre del 2008 e questo declino può divenire un altro segnale dell'avvicinamento della crisi globale, segnala "Vesti".
La situazione nel mercato del petrolio rimane difficile: la quantità di oro nero offerta continua a superare la domanda. Tra i fattori che influenzano negativamente il prezzo del petrolio, "Vesti" indica l'aspettativa di rialzo dei tassi d'interesse da parte dell'americana "Federal Reserve", il rallentamento dell'economia cinese e dell'economia mondiale nel suo complesso, così come i risultati degli accordi sull'Iran, che fanno presagire un aumento dell'offerta di greggio sul mercato. №6. La debole dinamica del mercato dei metalli
Il leader indiscusso del calo delle materie prime ("commodities") è il petrolio, tuttavia si nota un drastico calo delle quotazioni dei metalli preziosi: lo indica il "Bloomberg Commodity Index", sceso ai minimi degli ultimi 13 anni. Si ha l'impressione che l'oro abbia trascinato l'indice al minimo, ma ci sono materie prime che quest'anno sono andate molto peggio del metallo prezioso per antonomasia, rileva "Vesti".
№7. L'Italia sulle orme della Grecia
La trasformazione della crisi greca in una italiana minaccia l'Europa. Attualmente il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è del 44%, il debito pubblico italiano in rapporto al PIL ha raggiunto il 135%. In generale la stessa dinamica del debito in tutti i Paesi dell'Europa meridionale può caratterizzarsi come "instabile". È in rialzo la popolarità di "Syriza" in Grecia e del "Movimento 5 Stelle" in Italia, forze politiche che pretendono dai creditori una ristrutturazione del debito. №8. Il default di Portorico
Porto Rico, Stato legato al governo USA, ha saltato il pagamento sul rimborso del suo debito pari all'importo di 58 milioni di dollari. Portorico non può dichiarare default, in quanto non è uno Stato indipendente. Secondo il presidente USA Barack Obama, anche se avrà gravi conseguenze per il sistema finanziario nazionale, Washington non salverà il Paese centro-americano come è stato fatto con la Grecia.
№9. L'economia del Canada in recessione
L'economia canadese ha mostrato un trend negativo negli ultimi 5 mesi consecutivi. Si considera tecnicamente in recessione se il PIL scende per 2 trimestri consecutivi. Secondo l'agenzia di statistica nazionale del Canada ("Statistics Canada"), lo scorso maggio il PIL del Paese è diminuito dello 0,2% rispetto al mese di aprile. Il decremento è dovuto principalmente al peggioramento delle attività nel settore industriale, minerario, petrolifero, del gas e retail dell'economia canadese.

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