L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 agosto 2015

2015 crisi economica, il Capitalismo UltraFinanziario resisterebbe alle bordate della diminuizione dei tassi d'interessi statunitensi?

Flash Crash petrolio: sotto $42. Conseguenze geopolitiche "terrificanti"
WSI | Pubblicato il 14 agosto 2015| Ora 10:13
Futures WTI americani perdono il 3%. Le mosse della Cina sono state il colpo definitivo in un mercato caratterizzato da scorte in eccesso.


 
Il Flash Crash improvviso dei prezzi del petrolio sul mercato americano. I futures hanno perso il 3% scendendo sotto quota $42 al barile.
NEW YORK (WSI) - Il petrolio è sceso sotto i 42 dollari al barile per la prima volta in sei anni.

I futures sul contratto WTI americano cedono il 3% sul Nymex. Da inizio hanno il valore si è ridotto di oltre il 50%. La crisi è iniziata a giugno quando i paesi dell'Opec - il cartello dei maggiori esportatori della materia prima - hanno deciso di mantenere invariati i livelli di produzione.

Le mosse della Cina dei giorni scorsi - con le autorità che hanno deciso di svalutare fortemente lo yuan nei confronti del dollaro, indebolendo commodities come carbone e petrolio - sono state il colpo definitivo in un mercato caratterizzato da scorte in eccesso e crisi della domanda.

In arrivo sul mercato ci sono un'ondata di barili iraniani, non appena le sanzioni economiche contro Teheran verranno annullate nel giro di pochi mesi. Martedì l'Opec ha fatto sapere che i livelli di produzione sono saliti ai massimi di tre anni in luglio.

Le conseguenze geopolitiche di un tale trend potrebbero essere "paurose", secondo il rinomato investitore Jeff Gundlach. "Il petrolio è incredibilmente importante ora come ora. Se scivola sotto i 40 dollari al barile penso che il rendimento sui decennali del Tesoro scenderà all'1%".

"Spero non succeda perché allora vorrebbe dire che il mondo, e non solo l'economia, sarebbero in crisi". Le conseguenze geopolitiche sarebbero "terrificanti".

Balzi repentini e accentuati del prezzo del greggio in passato hanno corrisposto spesso con periodi geopolitici tormentati e crisi economiche gravi.

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