L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 agosto 2015

2015 crisi economica, in un mondo in deflazione, anche se nessuno lo dice anzi fanno apparire le lucciole per lanterne, nessuno si può permettere di alzare il tasso d'interesse

La Banca del Giappone teme il petrolio debole: arriva un altro tsunami di yen?

Kuroda
Haruhiko Kuroda REUTERS/Yuya Shino
La Banca Centrale del Giappone è pronta ad inondare ulteriormente i mercati di liquidità nel tentativo di piegare definitivamente la deflazione che da anni ha colpito il Paese, e che ha da qualche mese un nemico in più: il petrolio.
Il governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, ha annunciato il mantenimento del programma di quantitative easing da 80 miliardi di yen (580 miliardi di euro) di acquisti ogni anno, ma ha lasciato intendere che il programma potrebbe essere espanso se i prezzi del petrolio dovessero rimanere bassi.
Come noto, da diversi mesi il prezzo del greggio è in caduta, trascinando con sé i prezzi del mercato dell'energia, di cui il Giappone è diventato forte importatore dopo il disastro di Fukushima. E purtroppo pagare meno l'energia è un problema, almeno per il Giappone.
Il quantitative easing della banca centrale ha infatti indotto il deprezzamento dello yen, cosa che ha reso, tra l'altre cose, più costoso importare beni dall'estero, a cominciare dall'energia, e quindi ha spinto al rialzo l'inflazione.
Purtroppo non si tratta di una inflazione "buona", dovuto ad un aumento della domanda, ovvero dei consumi, bensì un'inflazione "cattiva", ovvero legata ad un aumento dei costi. Ora però, con i prezzi del petrolio in caduta, anche questa inflazione cattiva rischia di sparire, guastando i piani della BoJ e del governo.
L'inflazione, infatti, è ancora lontana dall'obiettivo del 2%, sebbene l'economia stia mostrando segnali di ripresa, tuttavia sproporzionati rispetto agli tsunami di yen innescati dalla BoJ.
La crescita nel trimestre che va da gennaio a marzo è stata più forte del previsto (circa l'1%, o il 3,9% annualizzato), ma la BoJ ha recentemente tagliato le proprie stime sulla crescita economica, e il secondo trimestre del 2015 potrebbe essere più debole.
Il governo ha bisogno di una crescita forte, per quanto drogata, per convincere le imprese ad aumentare i salari, in modo da spingere i consumi e generare inflazione "buona".
Il calo del prezzo del petrolio, che ha perso circa il 50% in un anno, rischia di riportare l'inflazione in negativo, riattivando cioè la spirale della deflazione, che induce i consumatori a rimandare le spese, deprimendo l'economia e alimentando così la deflazione. Insomma c'è il rischio di dover buttare anni di lavoro e migliaia di miliardi di yen, e questo ha riattivato le speculazioni relative ad un possibile aumento del programma di acquisto della banca centrale, peraltro già di dimensioni mostruose. Il "suggerimento" del governatore va in questa direzione, anche perché non sembra che il petrolio voglia rialzare la testa nel breve termine.
Questo potrebbe rendere ancora più difficile una missione che sembra già impossibile: la debolezza del Giappone è legata alla sua demografia, ovvero ad una popolazione vecchia e in progressivo invecchiamento, e questo non è un problema risolvibile nel breve termine, perché il Giappone è tradizionalmente restio all'immigrazione.
Gli interventi sinora messi in campo dal governo sono soprattutto volte a tamponare l'emergenza nel breve periodo: per provare a risolvere i problemi giapponesi nel lungo periodo serviranno importanti (e impopolari) interventi strutturali, di cui però non è possibile garantire l'efficacia visto il profilo demografico giapponese.

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