L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 agosto 2015

2015 crisi economica, la Fed imposibilitata a rialzare i tassi d'interessi a settembre

12/08/2015

M&G, il rialzo dei tassi da parte della Fed non è scontato

di Redazione Advisor

  • Il rialzo dello 0,2% dell’ECI a giugno ha infranto l’accelerazione negli stipendi
  • Lo scenario economico globale è ben più debole ora rispetto al 2013
La News
 
“Trentacinque su quarantuno economisti intervistati da Bloomberg si aspettano che il 17 settembre la FOMC alzi i tassi d’interesse, iniziando di conseguenza una fase di normalizzazione" dice Anthony Doyle (nella foto), Investment Director Retail Fixed Interest, M&G Investments. "Molti hanno puntato il dito sulla dichiarazione di luglio della FOMC che ha evidenziato i migliori dati nel mese di giugno e suggerito alcuni progressi verso le condizioni per un decollo. Questi economisti che prospettano un rialzo dei tassi dicono che l’economia USA è in ripresa da un periodo invernale più fiacco, che il mercato del lavoro continua a migliorare, e che l’inflazione core è relativamente ferma (il PCE – Personal Consumption Expenditure - core è all’1.3% anno su anno), dando alla FOMC la tranquillità di iniziare il lungo processo di distensione delle politiche monetarie ultra accomodanti” continua l'esperto.
 
E anche i mercati stanno prezzando una probabilità del 50% di un rialzo dei tassi. Ma il rialzo di settembre non è cosa già fatta, in particolare dopo i deboli risultati del report ECI (Employment Cost Index) resi pubblici un paio di settimane fa.
"Il rialzo dello 0,2% dell’ECI a giugno ha infranto l’accelerazione negli stipendi e salari cominciata un anno fa. Per una FOMC che sta guardando con attenzione alle condizioni del mercato del lavoro, il dato debole dell’ECI mette in dubbio le previsioni degli economisti" aggiunge Doyle" La Fed ci ha continuato a dire che la politica monetaria dipende dai dati, e non è predeterminata. I prossimi dati sull’occupazione saranno estremamente importanti nel determinare se la Fed alzerà davvero i tassi oppure no – la decisione sembra così essere vicina".
 
"Considerando alcuni dati economici nazionali sembra che l’economia USA sia su un sentiero più solido rispetto al settembre 2013. La crescita è solida, il tasso di disoccupazione è basso, la fiducia dei consumatori è più alta e l’ISM Manufacturing Index suggerisce che l’economia continuerà a crescere. Sfortunatamente per coloro che chiamano un rialzo dei tassi, l’inflazione è molto più bassa, le vendite retail sono stagnanti e, nel prossimo futuro, il dollaro non sarà un vento a favore per le società USA. Inoltre, lo scenario economico globale è ben più debole ora rispetto al 2013, viste le preoccupazioni sulla crescita della Cina e la conseguente debolezza dei mercati emergenti, il rischio di ricadute in Europa dall’incertezza sulla Grecia, e un potenziale referendum sulla permanenza inglese in Europa nel 2016" aggiunge Doyle.
 
Quest’analisi suggerisce quindi che un rialzo dei tassi della Fed a settembre non è un dato di fatto. "Dal mio punto di vista è meno importante questo eventuale rialzo dei tassi della Fed, rispetto al determinare se il tasso finale dei fondi federali si trovi in un potenziale ciclo di rialzo dei tassi. Un indirizzo di questo tipo sarebbe probabilmente inusualmente lento, cauto e ben annunciato ai mercati. Se fosse questo il caso, allora la reazione dei mercati obbligazionari sarebbe relativamente innocua se paragonata a precedenti rialzi dei tassi della Fed. Allo scopo di vedere i rendimenti obbligazionari aumentare, sarebbe richiesta una rivalutazione delle aspettative di inflazione. Un rialzo del dollaro, crescita salariale positiva, alti livelli di debito dei consumatori, e prezzi delle materie prime in discesa ci suggeriscono che ciò avverrà difficilmente nel breve termine. Di conseguenza, qualsiasi reazione dei mercati a un rialzo dei tassi a settembre sarà probabilmente attenuata rispetto a quanto avvenuto in precedenza" conclude Doyle.

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