L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 agosto 2015

Cambiamento della Costituzione, l'unica cosa che interessa è il potere teocratico

09/08/2015

LO SCONTRO SULLE RIFORME

La maggioranza c’è. Ma è contro Renzi

I numeri per l’esecutivo non tornano: 176 senatori contro la rivoluzione firmata Boschi

renzi
Una maggioranza al Senato c'è. Solo che lo vuole "elettivo" ed è pronta a trasformare l'Aula di Palazzo Madama in un vero e proprio "Vietnam" al rientro dalle ferie. Si capisce che questa maggioranza non è esattamente connessa con i desiderata di Matteo Renzi e del suo ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, che intendono invece portare a casa la riforma che introduce il nuovo Senato, senza elezione diretta, e interviene sul Titolo V della Costituzione. È durato poco - o è stato un solo un avvertimento - il clima di collaborazione sulle nomine Rai che ha richiamato la stagione del patto del Nazareno tra Pd di Renzi e Forza Italia. Perché adesso il "patto dei vietcong" - di chi non intende rinunciare all'elettività dei senatori e che minaccia per questo la tenuta dell'esecutivo - è guidato da una maggioranza trasversale che va da proprio Forza Italia alla minoranza Pd, passando per Lega, M5S, Gruppo Misto, Gal, fittiani e anche il "Gruppo per le autonomie" che siede con il centrosinistra. Un asse, come ormai è risaputo, che ha presentato una mole impressionante di emendamenti (più di 500mila, di cui la quasi totalità a firma Carroccio), dei quali una cartellina quelli firmati dai ribelli democrat, proprio sul ritorno al Senato elettivo, che potrebbero davvero mettere in ginocchio il governo dato che dal centrodestra sono pronti a votarli. Messi assieme i senatori della "maggioranza alternativa" superano la maggioranza assoluta (che è di 161) con qualche sorpresa anche da Ncd, come dimostra l'endorsement di Roberto Formigoni: "Continuo a pensare che fare eleggere il nuovo Senato dai cittadini non sia affatto una cattiva idea", ha scritto il senatore su Twitter con l'hashtag #Senatoelettivo. Non a caso ieri Il Mattinale - la nota politica curata dal gruppo parlamentare di Forza Italia - ha attaccato il governo esortando a prendere atto di una nuova condizione: "176 è una cifra magica e insieme pesante come la realtà, che annienta la presunzione di un premier senza motore, senza volante, senza itinerario". Da Forza Italia, dopo la lettera aperta del presidente emerito Napolitano che è intervenuto pesantemente a favore del ddl Boschi, è arrivato anche un invito esplicito all'attuale inquilino del Colle Sergio Matterella: "Siamo certi che il Quirinale ha preso nota di quel numero 176 - si legge -. Istituzionalmente è un fatto gravissimo. Dimostra che il conclamato programma renziano, che aveva qui il suo perno e la propria giustificazione essenziale, non ha mai avuto la maggioranza per governare questo Paese". Davanti a questo, dopo le parole di Renzi che ha ventilato la solita sicurezza ("La maggioranza non è mancata in questi mesi e mai mancherà"), i maggiorenti del Pd hanno iniziato a procedere con più cautela. A partire dal capogruppo dem al Senato Luigi Zanda: "Un'ipotesi di compromesso potrebbe essere prevedere forme di elezione strutturalmente diretta dei consiglieri regionali - ha spiegato -, segnalati agli elettori in un listino ad hoc ed esplicitamente candidati a fare i senatori". Una mediazione - rivolta alle "colombe" forziste (alle quali il Cavaliere non rinuncia nemmeno su questo dossier dal quale si aspetta però una contropartita) - che ha sbattuto duro sul muro della minoranza del suo stesso partito: "Sul tema del Senato elettivo si scelga la via maestra e non inutili scorciatoie. Noi chiediamo che sia previsto in Costituzione che il Senato venga eletto dai cittadini", ha replicato il senatore Federico Fornaro.
Antonio Rapisarda 

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