L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 agosto 2015

Cisl, eretto a Sistema gli stipendi d'oro il vulnus si sana solo con la restituzione materiale dei migliaia di euro intascati, ma non lo farete MAI


Stipendi d’oro alla Cisl, Pezzotta:
«Chi ha sbagliato restituisca tutto»

«L’eccessiva burocratizzazione del sindacato ha generato episodi di malcostume»

di Donatella Tiraboschi


Savino Pezzotta è stato segretario generale della Cisl tra il 2000 e il 2006 
 Savino Pezzotta è stato segretario generale della Cisl tra il 2000 e il 2006

«Ormai sono fuori da tanto tempo...». Savino Pezzotta mette il tempo davanti. Il suo tempo, quello di segretario generale della Cisl dal 2000 al 2006, davanti allo tsunami di questi giorni. «Non accetto il fatto di utilizzare questa vicenda per mettere sotto accusa il sindacato. È sbagliato, perché il sindacato è fatto non solo dai dirigenti, ma da decine di migliaia di persone che giorno dopo giorno, gratuitamente e volontariamente, fanno il mestiere del sindacalista. A queste persone si deve del rispetto che, in questi tempi,non viene dato».
Si sta facendo di tutta l’erba un fascio? «Non si perde occasione di gettare colpe, ma nel sindacato succede quello che avviene anche in altri ambiti, dalle famiglie alla Chiesa».
E cioè?
«C’è qualcuno che sballa. Anche in questo caso ci sono stati degli “sballamenti”, dei comportamenti fuori dalle righe che vanno corretti».
Si parla di un nuovo regolamento.
«Questo non significa nulla, i regolamenti in Cisl ci sono sempre stati. Occorre capire la natura delle cose che hanno portato a questo. Uno degli elementi che dà luogo ad episodi di malcostume è l’eccessiva burocratizzazione del sindacato. I gruppi dirigenti, utili e necessari, hanno preso più forza rispetto alla forza dei lavoratori e degli iscritti. È una questione di democrazia».
Più che di regole?
«Sappiamo bene come, fatta una regola, si trovi l’inganno. La democrazia si iscrive nel sindacato dando agli iscritti la possibilità maggiore di partecipare e di decidere. Che non tutto venga, cioè, relegato ai gruppi dirigenti. La via d’uscita è solo questa».
Forse anche un po’ più di chiarezza non guasterebbe.
«A partire dagli importi delle paghe, anche se non è questo il problema. Al punto in cui si è arrivati, al di là di intenti moralizzatori che non mi appartengono, questo episodio è una grande occasione».
In che senso?
«Tirata una riga su questo ultimo passato,non edificante, occorre che si costituisca una commissione, un giurì d’onore esterno al sindacato che faccia una verifica su tutti i livelli dell’organizzazione e sul loro adeguamento ai regolamenti. Chi ha sbagliato, trovi qualcos’altro da fare nella vita e restituisca quello che ha preso. Occorre capire chi e perché qualcuno abbia agito male e soprattutto chi ha consentito che potesse accadere».
Mai sospettato di nulla quando lei era segretario?
«Qualche sospetto c’era, ma abbiamo sempre cercato di applicare le regole con il massimo rigore. Quando si veniva a conoscenza di qualche situazione si ricorreva ai probiviri. Tante cose sono senz’altro scappate anche a me, non accuso nessuno, tanto meno la Furlan. È il metodo che va cambiato».
Il suo stipendio da segretario?
«Più o meno 3.150 euro, oltre il benefit della casa a Roma». 

Nessun commento:

Posta un commento