L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 agosto 2015

Cisl, solo la restituzione dei soldi può sanare il vulnus, a cominciare da Bonanni

Stipendi d’oro in Cisl, “bisogna fare piazza pulita”

Il segretario Baiamonte: "Denuncia ok nel merito, ma dietro leggo un attacco all'attuale gruppo dirigente"

Nella foto, da sinistra, Luca Benfenati, Paolo Baiamonte, Bruna Barberis
Nella foto, al centro, Paolo Baiamonte

Paolo Baiamonte, segretario provinciale della Cisl, non si tira indietro quando si tratta di esprimere le proprie impressioni sullo scandalo, il secondo in poco tempo, degli stipendi d’oro tra i vertici nazionali del “suo” sindacato.

Dopo le dimissioni forzate dell’ex numero uno Raffaele Bonanni – aumentatosi la retribuzione per ottenere una pensione più alta -, negli ultimi giorni un dirigente sindacale veneto, Fausto Scandola, ha riacceso la miccia denunciando i lauti stipendi – anche superiori a 300mila euro lordi – di alcuni alti vertici dell’organizzazione, vendendo per questo espulso dal sindacato.

“La cosa mi ha sconcertato – confessa Baiamonte – anche se per i casi di Antonino Sorgi, presidente nazionale dell’Inas Cisl e Valeriano Canepari, ex presidente Caf Cisl Nazionale parliamo di dirigenti che non hanno strettamente funzioni sindacali”. Le hanno invece  Ermenegildo Bonfanti, segretario generale nazionale Fnp Cisl, e Pierangelo Raineri, a capo della Fisascat Cisl, finiti nel calderone, come la stessa Annamaria Furlan, segretaria che ha preso il posto di Bonanni eletta – almeno da programma – per dare il via a una nuova era.

La sostanza però non cambia tantissimo: “La Furlan avrebbe dovuto fare prima quel tipo di verifiche sul personale della ‘vecchia guardia’, quella nominata ai tempi di Bonanni, e fare piazza pulita – dice senza mezzi termini Baiamonte -. È vero però che la nuova amministrazione ha portato un nuovo regolamento, molto più stringente, per tutta la struttura sindacale”.

Prima che qualcuno provi ad attaccarlo, Baiamonte non si tira indietro nel rendere espliciti i propri guadagni: “Il mio 730 lo compila il nostro Caf, ho poco da nascondere: prendo 2.700 euro al mese. Sono un dipendente statale e prima del taglio ai distacchi retribuiti prendevo 1.900 euro dallo Stato, essendo dipendente statale, e il resto dalla Cisl. Oggi è tutto a carico del sindacato”.

Per il segretario provinciale ferrarese, pur essendoci poco da contestare nel merito della denuncia di Scandola, la sua espulsione segue una logica: “Siamo un’organizzazione con delle regole da rispettare: il caso è finito dai probiviri e hanno deciso per l’espulsione, ma mi piacerebbe che una scelta simile venisse presa anche per gli altri dirigenti”. Niente da dire sul merito, ma sul merito di tutto lo scandalo Baiamonte non nega di nutrire qualche dubbio: “Io ci vedo anche un attacco alla Furlan, fatto per scardinare l’attuale gruppo dirigente, perché uscire così platealmente senza parlare prima con la segreteria e poi magari, se questa non fosse intervenuta, denunciare tutto in pubblico?”. In realtà Scandola, in un’intervista a Repubblica, ha dichiarato di aver inviato una lettera alla Furlan il 13 aprile scorso, senza però ricevere risposta.

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