L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 agosto 2015

Comunione e Liberazione incapace di autocritica continua la sua corsa verso i soldi e potere attraverso la corruzione

I partitini dei cattolici messi fuorigioco da Papa Francesco

di Carlo Valentini

Fino agli ultimi anni 80 vi era una determinante presenza dei cattolici in politica. Erano organizzati in quanto cattolici e del resto il partito si chiamava Democrazia Cristiana. Qualche piccolo gruppo militava in altre formazioni politiche ma anche quello «indipendente» nel Pci, propagandisticamente sbandierato, non aveva alcuna effettiva rilevanza. Con la fine della Democrazia Cristiana i cattolici si sparpagliarono in più partiti, chi si ritrovò con Silvio Berlusconi (da Roberto Formigoni a Gaetano Quagliariello), chi col centrosinistra (l'Ulivo di Romano Prodi), chi fondò il partitino centrista (Pierferdinando Casini). Ogni gruppo si muoveva con l'orgoglio della propria appartenenza religiosa, anche quando in Forza Italia ci fu sconcerto per la vita privata dell'ex Cavaliere o Romano Prodi faceva arrabbiare il cardinale Camillo Ruini definendosi un «cattolico adulto».

Adesso la presenza nella vita politica dei cattolici organizzati è pressoché scomparsa. Decisivo è il risoluto cambio di passo impresso alla politica della Chiesa da Papa Francesco. In particolare da due sue sterzate: il disinteresse verso le faccende politiche italiane e la sua apertura alle tematiche dei rapporti tra le persone. Ci vorrà tempo ma le sue indicazioni sull'implicito riconoscimento del divorzio (con la concessione dei sacramenti), sulla maggiore elasticità riguardo il placet all'uso degli anticoncezionali, sulla non condanna dei gay («chi sono io per giudicare?») stanno rendendo il Pontefice più in sintonia col dinamismo della società di oggi rispetto ai cattolici conservatori che in politica si ritagliavano spesso un ruolo proprio nella difesa dell' immobilismo dottrinario.

Inoltre i continui richiami di papa Francesco all'etica, alla lotta alla corruzione, a un'evangelizzazione lontana dagli affari hanno provocato un ripensamento da parte di movimenti cattolici che avevano qualche longa manus nel business e non disdegnavano l'intermediazione politica. Il risultato è che la caratterizzazione cattolica in politica risulta oggi assai annebbiata, al di là della difesa di determinati valori che appartengono alla tradizione e alla cultura italiana che ha radici cattoliche ma che sono un sentire generalizzato.

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