L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 agosto 2015

E' colpa nostra che continuiamo a comprare giornali che danno risalto al vuoto di questo corrotto Pd


Premier pinocchio

Belpietro: tutte le promesse che Renzi non manterrà

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Matteo Renzi e Maurizio Belpietro
Non passa giorno che il governo non prometta qualcosa. Alla ricerca del consenso perduto Matteo Renzi annuncia regali a tutti. Sembra di vedere quei venditori di paese che sulle piazze dei mercati urlavano: «Venghino, signore e signori», cercando di attirare clienti e di vendere ogni tipo di mercanzia. Si è iniziato con l' Imu, che in puro stile berlusconiano il premier ha detto di voler abolire per quanto riguarda la prima casa, mettendoci in sovrappiù anche un taglio dell' Ires e uno dell' Irap. Qualche giorno dopo è stata la volta del Sud. Il presidente del Consiglio ha messo sul tavolo della redazione di Repubblica 100 miliardi tondi tondi per il Mezzogiorno. E al giornale debenedettiano - ma anche al Corriere della Sera - hanno abboccato inghiottendo l' amo lanciato da Palazzo Chigi, titolando e dibattendo di incentivi come se questi ci fossero davvero e non fossero parole scritte sul giornale e nulla più. Domenica è stata la volta di porti, aeroporti e infrastrutture varie. 
 
Questa volta a promettere è stato il ministro dei lavori pubblici Graziano Del Rio, il quale a Repubblica ha giurato che ha nel cassetto pronti per essere spesi 15 miliardi di euro per modernizzare tutto ciò che c' è da modernizzare. Ieri, di nuovo il quotidiano diretto da Ezio Mauro dava conto di altri regali: 12 miliardi da spendere sulla banda larga, ossia sulla rete che dovrebbe consentire alle famiglie italiane di avere dati ultraveloci: a cosa serva poter disporre di internet alla velocità della luce quando non si dispone di un lavoro che consenta di pagare la bolletta a Tim o a Vodafone è un dettaglio, ciò che conta è promettere. Infine, proprio per non farsi mancare niente, sempre ieri, dalle pagine dell' altro giornale ultrarenziano - quel Corriere della Sera che solo domenica ha scoperto la questione meridionale, sostenendo il piano del governo per rilanciare il Sud e ripetendo cose che si conoscono da una vita, come l' incapacità della classe dirigente del Mezzogiorno e la cronica mancanza di piani per rilanciare il turismo - ecco l' annuncio di un prossimo intervento per consentire ai cinquantenni di andare in pensione, a patto di rinunciare a un tre per cento dell' assegno previdenziale per ogni anno anticipato rispetto ai famosi 67 anni previsti per legge. Non solo. Per evitare che qualcuno rimanga a bocca asciutta e non riceva doni, ecco anche il piano per dare ai cinquantacinquenni rimasti senza lavoro un assegno di cittadinanza, ossia un sussidio che eviti il loro scivolamento verso la povertà.

Ovviamente ogni singola promessa è buona e utile. Come si fa a dire no a un piano di investimenti che ci sottragga al terzo mondo nel ramo infrastrutture? Chiunque di noi quando viaggia tocca con mano il ritardo dei nostri aeroporti e delle nostre stazioni o della rete autostradale. Dunque ben vengano fondi che consentano di migliorare viabilità e circolazione. E bene accetti sono pure i tagli delle tasse, sulla casa e non solo.

Così pure non si può che applaudire ai 12 miliardi per la banda larga, mentre un po' meno applaudiamo ai 100 miliardi destinati al Sud, visto che siamo a conoscenza di come sono stati spesi i tanti altri messi a disposizione nel passato. Che dire poi della pensione anticipata? Dopo il caos creato da Elsa Fornero con la sua riforma previdenziale e dopo i pasticci combinati con gli esodati, ossia con i lavoratori mandati a casa senza essere mandati in pensione, un po' di buon senso non guasterebbe, soprattutto se questo non significasse allargare le maglie fino a creare una nuova categoria di baby-pensionati. Siamo un po' meno d' accordo con l' assegno di cittadinanza per gli ultracinquantenni che hanno perso il lavoro, non perché ci piaccia lasciare nella disperazione la categoria, ma in quanto all' assegno di mantenimento preferiremmo un assegno vero, dato da un posto di lavoro vero, se no si rischia di creare altre categorie tipo quella dei lavori socialmente utili, posti virtuali pagati con soldi che virtuali non sono.

E qui arriviamo all'unico punto che non ci è chiaro in tutto questo promettere. Va tutto bene o quasi. Ottimo sostenere il rinnovamento di porti e aeroporti, la banda larga e il Meridione, il taglio delle tasse e le pensioni anticipate, il sussidio ai disoccupati e così via. Ma se si somma ciò che il governo ha annunciato negli ultimi dieci giorni si arriva a un conto di circa 170-180 miliardi, che non sono noccioline. Avanza legittima dunque una domandina: dove trova Renzi tutti questi soldi? Ha scoperto negli scantinati di Palazzo Chigi un tesoro di cui noi non sappiamo nulla? Oppure ha intenzione di indebitarci ancora di più? L' interrogativo si pone anche in seguito alla lettura degli ultimi dati sul bilancio dello Stato, che non è messo a dieta come anticipato dal governo, ma continua a spendere e spandere. A fronte di una riduzione degli interessi pagati sul debito, la spesa pubblica salirà secondo le cifre fornite dalla Ragioneria dello Stato di circa 5-6 miliardi anche nel prossimo anno e cresce per gli aumenti delle spese ministeriali (in particolare gli stipendi), per l' assistenza agli immigrati e altro. Insomma, le uscite crescono, le promesse anche, la sola cosa che non vola come il resto è la fiducia nel premier.

Dunque, non sarebbe ora di fare un' operazione verità è raccontarci come stanno le cose, quali interventi sono possibili e quali solo fuffa? È vero che l' Italia è in vacanza, ma ad oggi gli italiani non hanno mandato in vacanza il cervello. Anzi.

di Maurizio Belpietro

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11819337/Belpietro--tutte-le-promesse-che.html 

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