L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 agosto 2015

Eataly, furbetto Lui, furbetto Renzi che senza gara l'ha fatto vincere all'Expo



Libri: “Eataly? Non è Farinetti del suo sacco”

Eataly Roma farinetti

Quando si pensava di conoscere tutto, luci ed ombre, della catena dell’agroalimentare d’eccellenza Eataly, ecco che se ne scopre una nuova sul presunto ideatore, Oscar Farinetti.

Peccato che quel marchio non l’ha ideato lui. In questi anni infatti c’è stato un processo di identificazione tra il logo ormai noto in tutto il mondo e l’imprenditore: il libro appena uscito, scritto da Celestino Ciocca, racconta tutta un’altra storia. Il manager esperto di brand strategy nel suo «Eataly mi piace, ma preferisco gli Eatalians» regala un nuovo ritratto di Farinetti e conferma il carattere spregiuducato dell’imprenditore che anni fa si affermò grazie alla catena di prodotti hi-tech Unieuro.
In realtà l’improvvisazione di Farinetti nel mondo dell’agroalimentare già venne a galla quando in una trasmissione televisiva non riuscì a distinguere, assaggiandole, una mortadella low cost da un’altra acquistata nella sua catena. (Leggi qui)
Ora, dunque, arriva la storia di Ciocca che racconta dello scippo del logo Eataly da parte di Farinetti, avvenuto però nel rispetto della legge: una sorta di acquisizione portata a termine dopo un lungo corteggiamento che promise a Ciocca di diventare parte integrante del progetto Eataly.
Inizialmente infatti l’autore del libro volveva realizzare un progetto che avrebbe rivoluzionato il sistema agroalimentare italiano, puntando sull’export: il nome dell’idea c’era ed era quello di Eataly, appunto, ma mancava chi finanziasse il tutto. E così arrivò Farinetti con un progetto simile, ma non uguale, intenzionato a far suo quel marchio, Eataly, troppo vincente.
Con la promessa di coinvolgere Ciocca nel suo progetto, Farinetti riuscì a entrare in possesso del nome. Peccato che poco alla volta iniziarono i dissidi tra i due, culminati nella conferenza stampa di presentazione in cui Farinetti rivendicò la paternità del nome Eataly.
Ora, Ciocca vuole ricominciare e puntare sul suo progetto originario: il nome, anche stavolta c’è, sarà leggermente diverso, Eatalians invece che Eataly. Mancano i finanziatori: astenersi ladri di loghi.

http://www.lultimaribattuta.it/30663_libri-eataly-non-e-farina-del-sacco-di-farinetti

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