(di Cristiana Missori)

ROMA - L'Egitto ha innalzato i livelli di sicurezza per proteggere il suo patrimonio culturale, ma impedire che venga messo a repentaglio da attacchi terroristici "non è possibile. Cerchiamo di ridurre le minacce e adeguare i nostri sistemi di difesa contro gli attacchi sempre più sofisticati e organizzati". A parlare in un'intervista all'ANSA è il ministro della Cultura egiziano, Abdel Wahed Al Nabawi, che ieri sera a Roma ha inaugurato la mostra dedicata al celebre attore egiziano, Omar Sharif, all'Accademia d'Egitto e che oggi e domani sarà al Forum dei ministri della Cultura dei Paesi presenti a Expo Milano 2015. Docente di Storia moderna all'Università di Al Azhar, Al Nabawi siede da marzo scorso su di una delle poltrone più scomode e insidiose dell'esecutivo. Dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011 a oggi, infatti, è l'ottavo ministro designato. Il suo predecessore, Gaber Asfour, era entrato in collisione proprio con l'Università coranica in cui lui per anni ha insegnato. Segno evidente che in Egitto, la cultura va "maneggiata con cura". Chi ha a che fare con tradizioni, costumi e religione e non è in grado di mediare fra le diverse anime del Paese, viene scalzato senza troppi complimenti. Quando la situazione si stabilizzerà, "dopo le elezioni parlamentari che dovrebbero avere luogo tra ottobre e novembre - afferma - le cose dovrebbero andare meglio". La cultura, allora, salverà l'Egitto? "In un momento così difficile, la cultura è uno strumento importantissimo per lottare contro la violenza e il fondamentalismo".

Da ex docente universitario, il valore dell'istruzione lo conosce assai bene. Da ministro, la sua idea è quella di raggiungere ogni singolo villaggio del Paese, rendendo la cultura "più democratica", diffondendola a tutti i livelli e in tutte le sue declinazioni: teatro, opera, cinema, letteratura.

"Creare un cittadino equilibrato e colto è determinante per eliminare la cultura della violenza, l'ignoranza e l'analfabetismo". Altri due sogni nel cassetto li ha: "sostenere i giovani talenti nella scrittura e nell'arte e formare personale capace all'interno del suo dicastero". In tema di rapporti bilaterali, dice, con l'Italia i rapporti sono solidi e forti. "Cooperiamo in molti campi". In autunno, dopo le elezioni, si terrà la Settimana della cultura italiana in Egitto e quella egiziana in Italia. Una vetrina importante per diffondere la cultura egiziana è sicuramente l'Accademia d'Egitto di Roma. Oltre alla mostra fotografica di Omar Sharif che rimarrà fino al 30 giugno 2016, la prossima stagione sarà dedicata all'artista, grazie a un appuntamento mensile. "La mia idea è quella di far conoscere al pubblico italiano non soltanto l'Egitto faraonico, ma anche quello moderno e contemporaneo, che va dal periodo di Mohamed Ali alla rivoluzione del 2011". In programma a Roma, oltre a una mostra di manoscritti egiziani legati alla costruzione del Canale di Suez, una mostra sulle antichità copte e una di calligrafia araba. Senza dimenticare la traduzione di grandi classici della letteratura egiziana.