L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 agosto 2015

Renzi è finito, più rimane e più danni compie

E Bloomberg licenzia Renzi: "La sua luna di miele è finita"

L'agenzia americana Bloomberg stronca la politica economica del premier: "In Europa e in Italia nessuno gli crede più"


La luna di miele politica è finita da un pezzo per il primo ministro italiano Matteo Renzi, e sarà difficile far quadrare il suo ultimo piano «acchiappa voti» con l'economia italiana ancora tormentata dai debiti.


Il verdetto arriva dall'agenzia americana Bloomberg - che compare sui terminali di banche d'affari, fondi e delle sale operative di Borsa di tutto il mondo - con un lungo articolo apparso ieri a firma del corrispondente da Roma John Follain. Per bocciare la Renzinomics l'agenzia Usa punta il dito su una ancor troppo timida uscita dalla recessione record che ha lasciato molti italiani frustrati, con la disoccupazione giovanile al 44,2 per cento nel mese di giugno.
La popolarità del premier nei sondaggi è al minimo storico e Renzi, anche per ritrovare slancio, è stato costretto ad annunciare tre anni di tagli alle tasse per un valore di 35 miliardi di euro entro il 2018. Le previsioni di crescita rendono però tali promesse impegnative: la Banca d'Italia stima che l'economia si espanderà solo dello 0,7 per cento quest'anno, meno di un quarto rispetto al 3,1 per cento previsto dalla banca centrale spagnola per quel Paese. Follain ha anche intervistato alcuni analisti internazionali come Marc Ostwald, strategist di Adm Investor services international a Londra, che esprime le sue perplessità sul finanziamento dei tagli fiscali considerando che è basato sulla scommessa di una ripresa futura. Ovvero su qualcosa di cui si vedranno i frutti in dodici-diciotto mesi.
Arrivato a Palazzo Chigi nel febbraio del 2014, il presidente del Consiglio ha anche promesso di sgretolare il record di debito italiano da 2.200 miliardi di euro, «il più alto degli altri Paesi dell'euro al netto della Grecia», ed è protetto dalla Bce. «Almeno per ora», sottolinea Bloomberg . Il programma di quantitative easing lanciato da Mario Draghi ha contribuito a tenere bassi i costi dei prestiti e i rendimento di titoli di Stato a 10 anni sono stati al di sotto del 2 per cento dal mese scorso, un abisso rispetto al 7% del novembre 2011. Il mercato obbligazionario non si riflette però nelle reazioni di un elettorato italiano sempre più impaziente di fronte a un'economia che sta recuperando lentamente il terreno perso durante la crisi finanziaria.
Altre perplessità suscitano i target fiscali che dovrebbero abolire tutti i prelievi sulla prima casa a partire dal 2016. Il costo stimato, circa 15 miliardi di euro, rischia di costringere l'Italia a chiedere alla Commissione europea una maggiore flessibilità sul suo obiettivo di bilancio, fa notare a Bloomberg Loredana Federico, economista di Unicredit a Milano. Sottolineando come sia difficile far scendere il debito solo con l'austerità, «è necessaria anche la crescita. Il taglio delle tasse renderà l'Italia più competitiva, ma deve essere accompagnato da tagli strutturali alla spesa pubblica». La spending review renziana punta a 10 miliardi di euro di risparmi nel 2016, ma considerato quanto è andata giù l'economia italiana, sarà una «lunga e dura battaglia» per gli analisti intervistati da Follain. Anche perché le esportazioni italiane sono diminuite dello 0,6% nel mese di giugno rispetto a maggio, per colpa delle minori vendite nei Paesi extra Ue.
Il verdetto di Bloomberg conferma i dubbi che circolano fondi di investimento e broker sulla effettiva capacità - o rapidità - di Renzi nel riagganciare la ripresa. Quello che gli addetti ai lavori chiamano «sentiment» del mercato sta peggiorando nei confronti del premier anche perché - spiega un broker londinese al Giornale - fino a oggi si è sempre pensato che Renzi fosse un baluardo contro la deriva populista del Movimento Cinque Stelle. Ma ora che Grillo ha detto di voler lasciare la politica...

http://www.ilgiornale.it/news/politica/e-bloomberg-licenzia-renzi-sua-luna-miele-finita-1160201.html 

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