L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 agosto 2015

Scuola, 1200 euro al mese a mille chilometri da casa accetti perchè hai bisogno, puoi anche non chiamarla deportazione


Emiliano padrino dei precari: "La Buona scuola fa soffrire, per voi affitti e treni scontati"

Il governatore del Pd convoca gli insegnanti che protestano: "Palazzo Chigi deve dare una mano a chi emigra al Nord"




BARI. A maggio aveva detto: "So già che sulla Buona scuola litigherò con Renzi". Ed effettivamente quando si sono incontrati, alla direzione del Pd, il premier non è stato molto caloroso (raccontano le cronache che addirittura non gli abbia stretto la mano). Ora, dopo essere sceso in piazza con i professori in protesta, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha convocato oggi in Regione i sindacati della scuola.

Emiliano, si mette dalla parte di chi protesta contro il governo del suo partito?
"Non ho mai nascosto, nei mesi scorsi, la mia opinione contraria su alcuni punti della riforma "Buona scuola". Ma questa è storia vecchia. Ora la riforma è legge, è stata discussa nel partito, approvata da due rami del parlamento e le polemiche inutili, sterili, non servono a nulla. Non voglio fare il provocatore. Ma il presidente della Regione. Ho pensato quindi che fosse mio dovere ascoltare e provare a trovare delle soluzioni che aiutino il governo nazionale in questa riforma, comunque storica".

Perché ha convocato oggi i sindacati?
"Non certo per essere contro qualcuno. Ma per cercare un modello di welfare a questa riforma".

Che significa?
"Ci troviamo di fronte a una trasformazione epocale che stabilizza finalmente decine di migliaia di precari. Ma cambia loro anche la vita. Come sempre accade nei grandi cambiamenti, questa è una legge che rischia di provocare sofferenza. Ho ascoltato centinaia di nuclei familiari di insegnanti spaventati per quello che accadrà: madri che sono costrette ad andare mille chilometri lontano da casa per accettare un posto di lavoro. E' un trauma non indifferente".

Sta dicendo che è una deportazione?
"Bisogna stare attenti con le parole. E soprattutto non facciamone una questione lessicale. Questa storia riguarda la sostanza. Al Sud le conosciamo bene le storie di emigrazione. Io ho questa storia. Quando avevo due anni e mezzo mio padre, per lavoro, fu costretto a trasferirsi a Bologna. E ricordo il trauma, il dolore di mia madre, le difficoltà che ebbe in una città, dove non conosceva nessuno in una situazione economica difficile. E' un tipo di vita molto complicato. E la questione economica è centrale: chi accetta di firmare un contratto da mille e 200 euro al mese a mille chilometri da casa, soprattutto quando avviene nel giro di pochi mesi per un meccanismo che dopo tanti anni cambia un sistema a cui queste persone si erano abituate, lo fa perché ha bisogno. E allora il mio compito è quello di provare ad aiutare chi ha bisogno".

Come?
"Ne parlerò con i sindacati. L'idea è quello di negoziare con il Governo e con le altre regioni un sistema di aiuti per le famiglie dei docenti: penso ad affitti agevolati nei luoghi dove i professori andranno a lavorare, penso a convenzioni con treni e aerei per raggiungere casa. La Puglia è pronta a partecipare economicamente a un discorso di questo tipo e a creare un modello da esportare anche nelle altre regioni, un modello che possa aiutare il governo in questo processo di cambiamento. Esiste poi anche una questione politica dietro questo incontro".

Quale?
"Il rapporto con il sindacato. Bisogna avere rispetto del ruolo delle rappresentanze sociali, rappresentano un corpo tutelato dalla Costituzione. Se hanno da dire qualcosa bisogna ascoltarli. Devono essere
un interlocutore. A volte sbagliano, non le azzeccano certo tutte, penso all'assemblea a Pompei ad agosto, ma bisogna contribuire a costruire un sindacato moderno, snello, efficiente: la pubblica amministrazione non può pensare di ottenere sconti sui diritti sindacali".

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