L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 agosto 2015

Tutti svalutano, quando lo fa la Cina è sbagliato, questi sono i maghi imbecilli che comandano nel Capitalismo

Lorenzo Bini Smaghi: "Mossa sbagliata, farà scattare l'effetto domino"

L'ex componente del board della Banca centrale europea: "Un gioco micidiale che compromette la domanda mondiale, generando una deflazione planetaria"
 
di EUGENIO OCCORSIO
12 agosto 2015
 
 





"LA BANCA centrale cinese tenta di risolvere con una misura monetaria una questione economica che si sta facendo pesante, il marcato rallentamento del Paese, ma come in tutte le battaglie della guerra delle valute le incognite superano ampiamente i vantaggi. E infatti si è vista la reazione dei mercati di tutto il mondo". Lorenzo Bini Smaghi, attualmente presidente della Société Génerale oltre che della Snam, ha vissuto direttamente le schermaglie fra le banche centrali da una delle posizioni di primissima linea, il board della Bce di cui ha fatto parte per tutta la prima parte della crisi dell'euro, fino al novembre 2011. "La Cina è in difficoltà e cerca di risolvere con mezzi monetari le carenze dei "fondamentali". Recuperare competitività con la svalutazione è un rimedio antico, però non sempre funziona".

Ma in questo caso può funzionare?
"Non credo, perché l'economia mondiale è molto meno dinamica che in passato. L'Europa come sappiamo è quasi ferma, e la ripresa in America è più sostenuta ma rischia di indebolirsi se il dollaro si apprezzerà troppo, specie dopo il rialzo dei tassi della Fed previsto per l'autunno. Per di più, i cinesi se la devono vedere a questo punto con i concorrenti circostanti".

Insomma, è stato un errore...
"A giudicare dal risultato sì. Gettarsi nella guerra delle valute è sempre un rischio, se non altro perché si inducono le altre banche centrali a fare altrettanto, abbassando i valori delle rispettive monete. Un gioco micidiale che compromette la domanda mondiale generando una deflazione planetaria, perché come sempre a quel punto nell'accezione comune la tendenza al ribasso di prezzi e tassi continuerà e tutti continueranno a rinviare acquisti e investimenti".

Cos'è che non va nell'economia cinese e sta provocando questa brusca frenata nella crescita spingendola forse anche sotto il 7% quest'anno?
"In molte province c'è un eccesso di capacità produttiva, le banche soffrono per un eccesso di sofferenze in portafoglio e per la concorrenza aggressiva del sistema dello "shadow banking". Esiste poi un eccesso di debito a tutti i livelli. Il Paese non è ancora riuscito a trovare un modello di sviluppo più solido a partire dai consumi interni. Conseguenza di quest'ultimo punto è l'eccesso di risparmi e di liquidità diffusi, che non trovano strumenti finanziari adeguati per investimenti redditizi".

Fra questi strumenti ci sono anche le azioni?
"Certo, e infatti molti titoli erano palesemente sopravvalutati rispetto ai fondamentali dell'economia reale, finché inevitabilmente la bolla è esplosa con i crolli delle scorse settimane che partiti dalla Borsa di Shanghai si sono estesi
a Hong Kong e spaventano tutta l'area. Ora il Paese cerca di sostenere l'economia con strumenti puramente monetari che però non bastano a stabilizzare i prezzi. Sono necessarie, anche in Cina, riforme più strutturali. Verrebbe da dire che tutto il mondo è Paese".

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