L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 settembre 2015

2015 crisi economica, gli Stati Uniti rifiutano di ridiscutere i rapporti di forza del Capitalismo Ultrafinanziario

L'analisi

Per evitare i contagi da crisi indispensabili regole comuni

 di Carlo Valentini 


L'interdipendenza tra le economie trova conferma dalla vicenda cinese. Di fronte ai ripetuti interventi della Banca centrale cinese per arginare la crisi la Federal Reserve è rimasta (quasi) immobile, non approfittando della situazione e anzi aiutando le autorità cinesi. Il fatto è che la Cina detiene una parte del deficit pubblico americano e un terremoto in Cina avrebbe finito per scuotere anche gli Usa. Ma se l'economia mondiale oggi è un gioco a incastro non sarebbe utile riscrivere le regole di questo gioco poiché quelle vecchie, codificate quando gli Stati Uniti erano la sola reale potenza economica circondata da pochi satelliti non funzionano più?
Non è un caso che la Cina, tenuta ai margini della Banca mondiale, abbia creato l'Asian Investment Bank e la Banca per un nuovo sviluppo, che insieme raggiungono il 70% della dotazione della Banca Mondiale, di cui sono oggettivamente concorrenti. Si rischia il corto circuito di un mondo sempre più integrato ma senza strumenti unitari di governo dell'economia.
Che ci sia bisogno di ridare le carte lo ha sottolineato anche un'influente voce americana, quella del New York Times (a cui ha fatto eco, in Europa, Romano Prodi) che sta insistendo sul fatto che occorre una nuova Bretton Woods: in questa località si riunirono nel 1944 i funzionari di Stati Uniti, Inghilterra e altri Paesi per ristrutturare il sistema economico che usciva dalla guerra. Le regole e la composizione degli organismi sovranazionali sono rimasti gli stessi mentre sulla scena sono arrivati nuovi protagonisti (Cina, India, Russia, Asia del Sud-Est) che hanno incominciato a investire nella finanza internazionale senza però che gli fosse riconosciuta questa forza e questo ruolo. La vicenda europea è esemplare: la Bce è stata per molto tempo germanocentrica, finché la rivolta di economie forti seppur sofferenti (Italia, Spagna, Francia) ha provocato il ribaltone e la Bce policentrica di Mario Draghi ha imposto nuove regole e avviato una crescita condivisa (almeno per ora). Questo non è avvenuto a livello mondiale: ilFondo monetario (sede a Washington) ha rigettato recentemente l'ambizione cinese di fare entrare la propria moneta nel basket delle valute che contano nel mondo.L' americanocentrismo non tiene conto della realtà e nell'economia globalizzata non basta il gentlemen's agreement della Federal Reserve, occorrono comuni e condivise regole di governo per evitare che la crisi di uno sia la crisi di tutti.

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