L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 settembre 2015

2015 crisi economica, niente scuse la differenze tra le azioni e il loro valore effettivo è dovuto alle montagne di soldi dei Quantitative Easing di tutte le banche centrali, non avete speso una lira per nuove produzioni e per migliorare i redditi anzi li avete prosciugati

Goldman Sachs: i grafici dicono di prepararsi a una nuova recessione

Quando l'indice della volatilità dell'azionario tocca questi livelli, di solito gli Stati Uniti stanno per entrare in una fase di decrescita economica.
Quando l'indice della volatilità dell'azionario tocca tali livelli, di solito gli Usa stanno per entrare in una fase di recessione economica.
Quando l'indice della volatilità dell'azionario tocca tali livelli, di solito gli Usa stanno per entrare in una fase di recessione economica.
NEW YORK (WSI) - Goldman Sachs è convinta nel potere dei grafici di mercato di decodificare lo stato di salute dell'economia e anticiparne in qualche modo l'andamento. È per questo che hanno lanciato un allarme dopo aver esaminato il trend dell'indice di volatilità nell'ultimo periodo.

Quando l'indicatore del Vix — che misura la volatilità del paniere allargato della Borsa Usa, l'S&P 500 - sale sui livelli visti di recente, l'economia maggiore al mondo di solito è in una fase di recessione. In un periodo di recessione, l'economia si contrae per due trimestri di fila.

Un balzo della volatilità nell'azionario non è un segnale di rallentamento dell'attività economica di sé per sé. Ma indica certamente un nervosismo crescente della comunità dei trader, che sono pessimisti evidentemente sul futuro economico.

È il nervosismo che porta a scambiare con maggiore frequenza i titoli azionari ed è un chiaro sintomo di incertezza. È uno scenario che si verifica spesso prima che l'economia prenda una brutta piega.

Come sottolinea l'analista della banca Krag Gregory non capita spesso di vedere questi livelli. Un valore del Vix sopra i 20 punti fino anche a sfiorare i 30 per periodi prolungati è un segnale di recessione.

Malgrado il dato positivo sul Pil Usa del secondo trimestre che ha visto un solido rialzo del 3,7%, alla fine della settimana scorsa il Vix valeva 26 punti. Anche Eurozona e Regno Unito si stanno riprendendendo, anche se timidamente nel primo caso.

L'analista ha scritto in una nota che "i livelli del Vix non si vedevano da gennaio 1990. Da allora ci sono state tre fasi di recessione. In media i livelli delle prime due recessioni (1990-1991 e 2001) sono stati di 25 e 26, rispettivamente. Il peggio è capitato durante la crisi finanziaria del 2008-2009, quando il Vix ha toccato anche i 34 punti".

L'impennata del nervosismo sui mercati attuale è dovuta senza dubbio al panico generato dalla pioggia di vendite che ha interessato l'azionario cinese. La paura è di un 'hard landing' della seconda maggiore economia al mondo.

I titoli cinesi sono in calo per via dei timori relativi alla solidità dell'economia cinese e dei dubbi circa la veridicità e autenticità delle cifre macroeconomiche riportate dal governo. Se il motore cinese dovesse rallentare, tutto il mondo ne subirebbe le conseguenze nefaste. 

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