L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 settembre 2015

L'Euro è una moneta straniera e prima c'è ne liberiamo e meglio sarà

Economia e dintorni
25/09/2015

'Un Piano B tecnico per uscire dall'euro'

Verso il convegno del 3 ottobre a Roma

'Un Piano B tecnico per uscire dall'euro'
L'economista Nino Galloni: 'In una prima fase di doppia circolazione si potrebbe affiancare una moneta fiduciaria'

Nino Galloni, economista tra i più quotati non solo a livello italiano, già direttore generale del Ministero del Lavoro e docente universitario,  sarà tra i relatori del convegno del 3 ottobre a Roma sull’euro e un ‘Piano B per l’Italia’, organizzato da Scenari Economici.
Il Giornale d’Italia lo ha avvicinato per alcune anticipazioni di quello che sarà il nocciolo dell’incontro romano.
“Vorrei chiarire un equivoco – argomenta subito Galloni – e cioè che deve esistere un ‘Piano B’ tecnico, dalla stampa delle monete ai bancomat, e quindi bisogna essere attrezzati con i mezzi di pagamento. E’ una cosa che aveva previsto, ad esempio, l’ex ministro greco Varoufakis. Altro concetto di ‘Piano B’ è la fuoriuscita non traumatica dall’euro, e questa fase si può realizzare attraverso le cosiddette monete fiduciarie. Questa categoria non rientra nei vari trattati economici internazionali che abbiamo fin qui siglato e in cui ci siamo impegnati a non battere euro, ma senza  prendere impegni su altri aspetti”.
Ecco dunque che Galloni, per entrare ancor più concretamente nella dinamica del ragionamento, si rifà ad un esempio: “Mi rifaccio ancora alla Grecia e a quello che avveniva lì qualche anno fa: le amministrazioni locali che non avevano più euro battevano altra moneta e con questa pagavano i disoccupati che riparavano le strade;  poi chiediamo ai genitori dei bambini di un nuovo asilo di pagare la retta in questa nuova valuta. E così i Comuni ottenevano lo scopo di pagare i disoccupati, vedersi riparate le strade e portare comunque avanti il servizio degli asili. E la Grecia, in effetti, stava uscendo dall’euro, anche se poi le cose non sono andate più chiaramente avanti in questa direzione”.
A questo punto chiediamo al professor Galloni di spostare l’attenzione dalla Grecia all’Italia, sempre però mantenendo come prospettiva quella di un’uscita dalla moneta unica. “Credo sia necessario prestare il massimo dell’attenzione: al momento non sappiamo se c’è un Piano B tecnico, perché c’è troppa gente impreparata ai vertici delle nostre istituzioni. E in tal senso, per discutere attorno a soluzioni praticabili, si muove il convegno del prossimo 3 ottobre a Roma. L’uscita dall’euro converrebbe all’Italia solo se ciò significasse il ritorno ad una vera, autentica sovranità monetaria, almeno com’era prima del 1981. In caso contrario, ci ritroveremmo esposti maggiormente, e in maniera forse irreversibile, al rischio speculativo. Esiste quindi, ed è questo il secondo punto del mio ragionamento, la possibilità dell’uscita che potremmo definire “soft”:  in una prima fase di doppia circolazione monetaria si potrebbe affiancare all’euro una moneta fiduciaria, per abituarsi quindi all’uscita dalla moneta unica europea attraverso un percorso di passaggi graduali e concreti in quella direzione. L’emissione di una moneta senza riserva di valore servirebbe solo ad agevolare gli scambi e la produzione interna; con gli introiti derivanti dalle esportazioni si pagherebbero invece le importazioni necessarie. Ma c’è un terzo e ultimo punto - conclude il professor Galloni - che pure ritengo fondamentale: in questa fase, bisogna evitare ogni confusione di sorta, perché i potentati internazionali sono perfettamente consapevoli delle potenzialità di quanti spingono per uscire dall’euro, mentre la loro intenzione è quella di tenere ancora ancorati i popoli a monete che non diano respiro”.

Igor Traboni
 
 

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