L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 settembre 2015

Scuola, Renzi continua l'opera di distruzione. La scuola è il fondamento per la riproduzione delle comunità

La riforma della scuola: poche luci, molte ombre. Lettera


di redazione

La legge 13 luglio 2015, n. 107 - Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti – prevede l’ennesima riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione. C’è una cosa che accomuna tutti i ministri che si sono avvicendati in via Trastevere: l’esigenza di lasciare il segno. Non importa se si tratta di un occhio nero, della “Z” di Zorro o di segnali di fumo. L’importante è lasciare il segno. Le riforme si sono susseguite negli anni, dalla riforma Berlinguer alla riforma Moratti, e poi la famigerata riforma Gelmini. Gli operatori della scuola ormai sono abituati a questi continui interventi riformatori. E ogni volta che cambia il Ministro, iniziano a tremare.
Veniamo dunque alla riforma Giannini. Iniziamo dai tempi. Una riforma così invasiva necessitava di tempi adeguati. Gli operatori del settore devono informarsi e organizzarsi, prima di procedere all’attuazione. La sensazione è che si siano fatte le cose troppo velocemente. Provate ad entrare in una stanza di un ufficio scolastico regionale o provinciale, oppure in una segreteria scolastica. Caos, dubbi, rassegnazione regnano sovrani. Sarebbe bello intervistare, garantendo l’anonimato, gli “addetti ai lavori”. La riforma è entrata in vigore a luglio e deve essere attuata nell’anno scolastico 2015-2016. Probabilmente si è sottovalutata la portata della riforma e non si sono comprese le conseguenze. Ad esempio attualmente molti istituti sono senza dirigente scolastico, senza un suo vicario -vicepreside, senza personale ATA e senza molti docenti.
Dopo i tempi, veniamo ai modi. La riforma è stata imposta dall’alto; vi sono state sì delle occasioni di confronto con le varie organizzazioni rappresentative del mondo della scuola. Le istanze però avanzate da queste organizzazioni non sono state minimamente considerate. Raramente si è assistito ad una così evidente umiliazione pubblica dei sindacati. Ricordiamo poi che la riforma è passata in quanto il Governo ha posto la questione di fiducia sul disegno di legge. C’è stata qualche dichiarazione fasulla di dissenso da parte dei parlamentari della maggioranza, ma poi, come bravi burattini, tutti hanno votato, rispondendo pedissequamente agli ordini provenienti dall’alto.
Un’ultima annotazione sulla struttura della legge, tipicamente italiana.
Sì perché solo noi italiani, grazie alla nostra infinita creatività, a costo di sconfinare nel ridicolo, siamo in grado di avere certe idee, e avere soprattutto il coraggio di realizzarle. Per ridurre i tempi di approvazione, è stata ideata questa formula: una legge costituita da un solo articolo e 212 commi!

Entriamo dunque nel merito della riforma. La riforma prevede l’immissione in ruolo di più di centomila docenti precari. E questo è sicuramente l’aspetto più positivo. Finalmente, dopo anni, per molti anche decenni, di precariato, è arrivato il tanto agognato “ruolo”. Ottimo direte voi! Ottimo? Procediamo con calma. Ricordiamo innanzitutto che vi sono state numerose sentenze che hanno condannato il Ministero per la reiterazione di contratti a tempo determinato. Il Ministero, dovrà pagare risarcimenti milionari ai precari della scuola (anzi la legge prevede anche di rimpinguare il fondo destinato al contenzioso; sono soldi di noi contribuenti, non della Gelmini o della Giannini …). Sostanzialmente il Ministero, per anni, a volte anche per decenni, ha assunto docenti precari proponendo mediante contratti a tempo determinato. Il contenzioso è aumentato enormemente, e con questo anche le numerosissime sentenze favorevoli ai precari, che hanno ottenuto (e otterranno) nel complesso milioni di euro di risarcimento. A questo si è aggiunta la pronuncia di condanna da parte dell’Unione europea e la sentenza di condanna del Governo italiano da parte della Corte di giustizia dell’Ue. Quindi le immissioni in ruolo erano quasi obbligatorie.
Altro aspetto da valutare. La riforma introduce lo strumento della “mobilità nazionale”. Vorrei sapere quale mente perversa abbia per prima elaborato tale soluzione. Brevemente la mobilità nazionale prevede il trasferimento del docente che non trovi una cattedra nella propria provincia o nella propria Regione, su tutto il territorio nazionale! Ma come fa un siciliano abituato al caldo, al mare, al sole a spostarsi al confine con la Svizzera?
E come fa un piemontese abituato alla neve, agli sci, ai venti freddi del nord Europa a trasferirsi a Reggio, in mezzo al caldo africano della Calabria?
Scherzi a parte. Parliamo di docenti che per anni hanno lavorato nella scuola, ma che spesso si sono formati già una famiglia. Molte famiglie verranno inesorabilmente smembrate. Anche perché un docente che si trasferisce deve trovare un alloggio e pagare un affitto, e non avrà l’opportunità di vedere spesso i propri familiari. Parliamo di docenti di 40, 50 a volte 60 anni di età. Molti di loro, per raggiungere il ruolo, sono disposti a tutto, anche alla mobilità nazionale. Ma è possibile che non ci fosse un’altra soluzione? Se questi docenti per decenni hanno lavorato nella propria provincia, perché ora devono trasferirsi addirittura in un’altra Regione? Non solo. Molti di questi docenti sperano invano di trasferirsi solo per quest’anno e poi rientrare l’anno prossimo nella propria Regione. Mi dispiace dirlo, ma molti di loro rimarranno delusi. Comunque il confine con la Svizzera ha il suo fascino.
Invece di nuotare, si può sciare. Non ci sono babà, amaretti e cannoli, ma il cioccolato è ottimo.

Molti dei docenti neossunti costituiranno il cosiddetto organico funzionale. Sostanzialmente saranno a disposizione della scuola per le supplenze e per le attività integrative e dell’autonomia, in base alle indicazioni del POF e, soprattutto, in base alle direttive, umori e altro del dirigente scolastico. Molti di questi docenti saranno assegnati alle scuole addirittura a novembre! Potrebbero finire in questo cerchio di “dannati” anche docenti che sono entrati in ruolo da anni, nel caso in cui diventino soprannumerari nella propria scuola e che non trovino una cattedra disponibile. I docenti di ruolo, ormai stabilizzati, potrebbero tornare a “precarizzarsi”, e a non avere una sede definitiva di servizio. Le indicazioni che la legge fornisce in merito alle attività da assegnare a tali docenti sono talmente ampie e vaghe, che il confine tra discrezionalità amministrativa e libero arbitrio da parte del dirigente scolastico diventerà molto sottile.
Riporto fedelmente il testo di legge che indica i criteri che il dirigente scolastico deve seguire per la “chiamata diretta”: “Sono valorizzati il curriculum, le esperienze e le competenze professionali e possono essere  svolti colloqui”. Non si parla di titoli, punteggi, anni di servizio! Non si parla di criteri oggettivi! Il primo comma dell’art. 33 della Costituzione così recita: “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento”.
Riporto anche l’art. 97 Cost. “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e la imparzialità dell'amministrazione. Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Vorrei invitarvi a riflettere sulle parole “libero insegnamento”, “imparzialità”, “concorso”.
Ognuno può trarre le conclusioni che ritiene più logiche. “Ai posteri l’ardua sentenza!”. Anzi alla Corte costituzionale. E non sono così sicuro che la sentenza sia così “ardua” …

E’ facile prevedere che tutto questo, invece di ridurre, non farà che alimentare il contenzioso. E’ facile prevedere una valanga di ricorsi. E un’altra valanga di risarcimenti. Per non parlare poi del fatto che già si parla di presentare richieste di referendum abrogativo per l’abrogazione parziale o totale della legge. Per non parlare infine di eventuali pronunce di illegittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale. Il caos …
Non solo. E’ facile prevedere un aumento dell’assenteismo. Molti docenti saranno demotivati e delusi. Altri saranno in balia dei dirigenti scolastici, in una situazione di sudditanza psicologica difficile da gestire e da sopportare. Inoltre ogni anno ci sarà una rotazione delle cattedre, e la continuità didattica diventerà un miraggio. Tutto questo alimenterà un circolo vizioso, i cui effetti perversi si potranno valutare solo tra alcuni anni.
La famigerata “chiamata diretta”, ideata dal binomio Gelmini-Aprea, ma da loro accantonata dopo le proteste del mondo della scuola, ormai è legge, a colpi di fiducia e con il beneplacito di tanti finti e falsi oppositori.
Inizialmente molti sostenitori della legge avevano preannunciato, un po’ troppo frettolosamente, la soppressione delle graduatorie ad esaurimento, in cui sono iscritti migliaia di precari. Secondo voi cosa succederà? In molte classi di concorso rimarranno ancora per anni lunghe e cospicue graduatorie ad esaurimento. Incompetenza? Imprudenza? Mala fede? Migliaia di illusioni che si trasformano in altrettante delusioni …
Il comma 81 è troppo “bello” e lo riporto integralmente: “Nel conferire gli incarichi ai docenti, il dirigente scolastico è tenuto a dichiarare l'assenza di cause di incompatibilità derivanti da rapporti di coniugio, parentela o affinità, entro il secondo grado, con i docenti stessi”. Dopo la lettura del comma, le reazioni possono essere le più varie. I più ingenui diranno: “E’ giusto. Così si evitano i favoritismi!”.
Qualcuno avrà pensato “Ci mancherebbe …”. Infine molti altri hanno avuto la sensazione di una presa in giro. Ma chi può mai pensare che in Italia, il Paese del clientelismo e di parentopoli, il Paese della corruzione e della concussione, quel comma serva effettivamente a qualche cosa? Totò direbbe: “Ma mi faccia il piacere!”. E anche qui altri ricorsi … Avete sentito il boato di esultanza degli avvocati, che iniziano a sfregarsi le mani?

Continuiamo con l’analisi della legge. Sicuramente un punto positivo è l’ampliamento dell’alternanza scuola-lavoro, che coinvolgerà anche i licei e l’intero triennio. Ottimo direte voi! Ottimo? Calma …. Ora avete sentito il boato di esultanza da parte degli imprenditori? Già si stanno precipitando ad organizzare stage per gli studenti (a cui al massimo sarà riconosciuto un rimborso spese)! E’ facile prevedere (anzi è già una triste realtà) che molte
imprese utilizzeranno gli studenti che partecipano all’alternanza per sostituire lavoratori nelle posizioni medio-basse. L’alternanza che nelle intenzioni è un’ottima iniziativa, potrebbe trasformarsi nell’ennesima attività lavorativa non retribuita (tipo i lavoratori-volontari dell’Expo di Sala, anche se quella è un’altra storia). Una battuta recente di Squinzi è emblematica. Ha detto che se il Governo continua così, si iscriverà al PD … e magari Renzi alla Confindustria.

Un punto sicuramente positivo è l’incremento delle risorse destinate al sistema di istruzione e formazione. La frase più volte ripetuta nel testo della legge, però, è curiosamente la seguente: “nell'ambito delle risorse disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
Anche il comma 87 è esilarante e non riesco a non riportarlo integralmente. “Al fine di prevenire le ripercussioni sul sistema scolastico dei possibili esiti del contenzioso pendente relativo ai concorsi per dirigente scolastico di cui al comma 88, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da  emanare entro trenta giorni, sono definite le modalità di svolgimento di un corso intensivo di formazione e della relativa prova scritta finale, volto all'immissione dei soggetti di cui al comma 88 nei ruoli dei dirigenti scolastici”.
Si parla del concorso per i dirigenti scolastici, concorso oggetto (tanto per cambiare) di ripetuti ricorsi. Le prime parole suscitano veramente tante perplessità. Ci si preoccupa del contenzioso del concorso per dirigenti scolastici? Ma vi rendete conto che in questo momento sono pendenti migliaia di ricorsi promossi dai docenti? E il numero è destinato ad aumentare ulteriormente! Sostanzialmente il comma prevede una sorta di sanatoria per i candidati che hanno partecipato al concorso, che dovranno frequentare un corso di formazione e sostenere una prova finale, sicuramente molto selettiva. E poi si parla di meritocrazia …

Ma come cambierà il reclutamento dei futuri docenti? Dopo il conseguimento della laurea, l’aspirante docente dovrà conseguire l’abilitazione attraverso un tirocinio presso le università (naturalmente a numero chiuso e a pagamento, e che pagamento! Non per niente gli ultimi ministri dell’istruzione erano e sono professori universitari …). Dopo il conseguimento dell’abilitazione l’aspirante docente potrà sperare nelle supplenze (per molti classi di concorso sarà un’altra illusione che si trasformerà nell’ennesima delusione). Per diventare insegnanti, però, sarà necessario partecipare ad un concorso e risultare vincitore (non è quindi sufficiente superare il concorso).
Non è finita qui. Le graduatorie del concorso hanno validità triennale! Dopo tre anni verranno sostituite dalle graduatorie che scaturiscono da un nuovo concorso. Secondo voi cosa ne pensano quelle migliaia di docenti che insegnano da anni e che hanno frequentato (e pagato) il tirocinio? Ormai questi docenti sono inseriti nel mondo della scuola, hanno programmato tutta la loro esistenza sulla scuola!

Non sarebbe più logico fare prima il concorso, aperto a tutti i laureati (magari con una certa votazione), e poi, solo per i vincitori, prevedere un tirocinio (non più organizzato dalle università, ma dalle scuole!)?
La legge stabilisce che, entro il 1º dicembre 2015, il MIUR bandisca un concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di personale docente. Spero si abbia l’accortezza di organizzare il concorso solo, sottolineo solo, per quelle classi di concorso in cui le graduatorie siano esaurite e ci sia un’effettiva carenza di docenti!
Annotazione che potrebbe apparire scontata, ma che poi non lo è … Ne sanno qualcosa gli iscritti alle graduatorie e i docenti che hanno partecipato al concorso del 2012.

Sicuramente positiva è la novità della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo. La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui, potrà essere utilizzata dal docente per l'acquisto di libri e di riviste, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli ecc. A smorzare immediatamente facili entusiasmi, però, il comma 124 aggiunge che “la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale”. Prima la carota e poi il bastone … e le bastonate …
Altra “perla” della legge è la riforma del comitato di valutazione. Il comitato di valutazione interviene nel giudizio sull’anno di prova dei docenti neoassunti. Infatti il comma 117 così recita: “Il personale docente ed educativo in periodo di formazione e di prova è sottoposto a valutazione da parte del dirigente scolastico, sentito il comitato per la valutazione”. Vorrei soffermare la vostra attenzione su quel “sentito”. Non si dice “previo parere” oppure “insieme”, ma semplicemente “sentito”. Insomma decide unilateralmente il dirigente scolastico, dopo che ha “sentito” il parere, obbligatorio, ma non vincolante, sottolineo non vincolante, del comitato di valutazione.
Insomma la carriera, e la vita di un docente dipendono dal Dirigente scolastico. Si parlava prima di clientelismo, sudditanza psicologica, libero arbitrio, imparzialità. Attenzione dunque cari docenti neoassunti a non mettere troppe insufficienze, a sbadigliare durante i collegi docenti, a lasciare il posto nel parcheggio al Dirigente! Potete immaginare voi le ricadute di questo meccanismo sulla didattica, sulla qualità dell’insegnamento, sull’obiettività della valutazione.

E’ vero che in caso di ricorso, in sede giurisdizionale il parere del comitato viene valutato, ancor di più in caso di decisione difforme da parte del dirigente scolastico. E’ vero … però in caso di ricorso. E i ricorsi aumentano … e gli avvocati si rotolano per terra dalla goduria.
Il comitato di valutazione interviene, inoltre, anche in un secondo ambito, quello del “merito”. Infatti il comma 127 così recita: “Il dirigente scolastico, sulla base dei criteri individuati dal comitato per la  valutazione dei docenti (…), assegna annualmente al personale docente una somma del fondo di cui al comma 126 sulla base di motivata valutazione”. Si tratta di una somma, chiamata “bonus”, destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo. Qui il ruolo del comitato appare ancora più marginale, dal momento che deve limitarsi a predisporre i criteri generali, e poi decide, ancora una volta, unilateralmente il dirigente scolastico. Si parlava di clientelismo, favoritismi …
Altre perplessità possono nascere dalla lettura dei commi relativi alla composizione del comitato di valutazione. La legge prevede una composizione diversa in base all’ambito di cui deve occuparsi il comitato, il “merito” dei docenti di ruolo oppure il parere sul periodo di formazione e prova del personale docente neoimmesso in ruolo.

Nel caso del “merito”, il comitato è così composto:
tre docenti della scuola (di cui due scelti dal collegio dei docenti e uno dal consiglio di istituto);due rappresentanti dei genitori, per la scuola dell'infanzia e per il primo ciclo di istruzione; un rappresentante degli studenti e un rappresentante dei genitori, per il secondo ciclo di istruzione, scelti dal consiglio di istituto;un componente esterno individuato dall'ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici. Nell’esercizio della seconda funzione, il comitato è così composto:il dirigente scolastico;tre docenti (di cui due scelti dal collegio
dei docenti e uno dal consiglio di istituto);il docente a cui sono affidate le funzioni di tutor. Che dire? Sicuramente il punto più delicato riguarda il ruolo eccessivamente ampio attribuito al dirigente scolastico e quindi il ruolo marginale, praticamente solo consultivo, del comitato di valutazione.
Qualche obiezione potrebbe essere sollevata anche dalla partecipazione della componente studentesca e della componente dei genitori al comitato. Non tanto per il ruolo che ripetiamo sembra assumere il comitato, quasi marginale, quanto per le ricadute che la partecipazione degli studenti e dei genitori può avere sull’immaginario collettivo. E’ una questione di principio! Il messaggio che passa è che gli studenti e i genitori valutano i docenti. La carriera di un docente neoimmesso in ruolo, magari con anni di esperienza e magari con una collezione di titoli di studio e di concorsi, dipende da uno studente e da un genitore? La figura del docente è già stata umiliata e sminuita abbastanza dagli innumerevoli interventi normativi precedenti. Ora addirittura è sottoposta al giudizio degli studenti e dei genitori! E sorvoliamo su altri aspetti pratici. E se lo studente del comitato di valutazione fosse in una classe del docente neoimmesso in ruolo?
Sicuramente avrebbe la sufficienza assicurata! Il contenuto del comma 131 dimostra con evidenza che il MIUR ha tenuto conto delle innumerevoli sentenze, anche in sede europea, favorevoli ai precari. Dal 1º settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario non potranno superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi. Questo significa che un docente supplente, che ha già conseguito l’abilitazione, ma non ha ancora superato il concorso, potrà al massimo lavorare tre anni. E poi? O supera il concorso o dovrà cambiare lavoro. 
Tutti quei docenti contrari alla valutazione degli istituti scolastici e dei docenti e ai test INVALSI dovranno rassegnarsi. Infatti il comma 144 prevede il potenziamento delle attività dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), con conseguente incremento delle risorse destinate all’Istituto (8 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019! Ma quanto costa l’INVALSI?). Non sentite “puzza” di sprechi?Sicuramente positivi sono gli sforzi dedicati all’edilizia scolastica, anche se probabilmente le risorse destinate non saranno sufficienti.Pericoloso è invece il comma 180, che autorizza il Governo ad adottare,
entro diciotto mesi, “decreti legislativi al fine di provvedere al riordino,alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione”. I criteri direttivi per il Governo sono piuttosto generici, molto ampie sono invece le materie in cui il Governo è autorizzato ad intervenire (quasi una “delega in bianco”). Il Governo potrà approvare una serie di decreti legislativi, senza che altri organi possano limitare le sue decisioni (il Parlamento ormai ha approvato la delega; il Presidente della Repubblica emanerà i decreti, visti i criteri così generici; solo la Consulta, a posteriori, potrebbe essere chiamata avalutare un eventuale eccesso di delega)! Quali sono gli ambiti in cui il Governo interverrà nei prossimi mesi?
Provo a sintetizzare il lunghissimo elenco: riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione; riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria (in questo ambito si prevede l’avvio di un sistema regolare di concorsi nazionali aperto ai laureati per l'assunzione, con contratto retribuito a tempo determinato di durata triennale di tirocinio; i vincitori sono assegnati a un'istituzione scolastica: nel corso del primo anno di contratto, dovranno conseguire un diploma di specializzazione per l'insegnamento al termine di un corso annuale istituito, anche in convenzione con  istituzioni scolastiche o loro reti, o dalle università; nei due anni successivi, si procederà con un tirocinio formativo e la graduale assunzione della funzione docente, anche in sostituzione di docenti assenti, presso l'istituzione scolastica; è prevista la possibilità, per coloro che non hanno partecipato o non sono risultati vincitori nei concorsi, di iscriversi a proprie spese ai  percorsi di specializzazione per l'insegnamento secondario);
promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità; la ridefinizione del ruolo del personale docente di sostegno al fine di favorire l'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, anche attraverso l'istituzione di appositi percorsi di formazione universitaria; la revisione dei percorsi dell'istruzione professionale, nel rispetto dell'articolo 117 della Costituzione; l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia; la garanzia dell'effettività del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale; la promozione e diffusione della cultura umanistica, e la valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali, musicali, teatrali, coreutici e cinematografici; l’adeguamento  della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato.Insomma, non è finita qui … La legge 107 è solo l’inizio. E speriamo che il peggio non debba ancora venire. Anche se il contenuto del comma 192 non è rassicurante “Per l'adozione dei regolamenti, dei decreti e degli atti attuativi della presente legge non è richiesto il parere dell'organo collegiale consultivo nazionale della scuola”.
Il comma 196 prevede un’ultima umiliazione dei lavoratori della scuola e dei sindacati: “Sono inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge”.

a cura di Marco B. - docente di scuola secondaria superiore

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