L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 settembre 2015

ulteriore conferma che l'Arabia Saudita foraggia l'Isis/al Qaeda con l'avallo della Consorteria Guerrafondaia Statunitense

Finestra sul mondo: L'Arabia Saudita, non l'Iran, è il principale sponsor dell'Islam radicale
New York, 03 set 11:03 - (Agenzia Nova) - 

L'opinionista del “New York Times” Thomas L. Friedman, rivolge una dura critica alla lettera aperta con cui 200 ex ufficiali delle forze armate Usa hanno chiesto al Congresso di bocciare l'accordo sul nucleare dell'Iran raggiunto a Vienna lo scorso 14 luglio. “Esistono argomenti validi e legittimi a favore e contro questo accordo – esordisce Friedman – “ma ce n'è uno che rappresenta un pericoloso fraintendimento circa la reale natura delle minacce all'America in Medio Oriente”: si tratta della teoria secondo cui l'Iran sarebbe il principale sponsor mondiale del terrorismo e dell'integralismo islamico. Tale affermazione, espressa anche nella missiva degli ex generali Usa al Congresso, è fondamentalmente errata, afferma Friedman: “Mi spiace per i signori generali, ma il titolo maggiori sostenitori dell'islam radicale non spetta agli Iraniani (…) quanto al nostro alleato putativo, l'Arabia Saudita”. L'opinionista previene le critiche di chi potrebbe accusarlo di apologia del regime iraniano, ricordando come proprio lui abbia seguito da inviato l'attentato all'ambasciata Usa di Beirut del 1983, attribuito al braccio dell'Iran in quel paese, Hezbollah. Eppure, “chi ritiene che l'Iran rappresenti l'ultimo fattore destabilizzante del Medio Oriente deve essersi perso gli attentati dell'11 settembre compiuti da 19 dirottatori, di cui 15 di nazionalità saudita”. “Nulla prosegue Friedman – “è stato più dannoso per la stabilità e la modernizzazione del mondo arabo, e del mondo islamico in generale, dei miliardi di miliardi di dollari investiti dai sauditi sin dagli anni Settanta per cancellare la pluralità all'interno dell'Islam (…) e imporre una dottrina wahabita-salafita puritana, anti-moderna, anti-donne e anti-Occidente”. Non è un caso, secondo l'opinionista, che diverse migliaia di sauditi siano andati a irrobustire i ranghi dello Stato islamico, o che l'Isis abbia ricevuto consistenti finanziamenti dalle associazioni caritatevoli del Golfo Persico. L'Isis, al Qaeda, il Fronte al Nusra, sono “tutti parti dello stesso wahabismo iniettato dall'Arabia Saudita nelle moschee e nelle madrase dal Maracco a Pakistan all'Indonesia, e gli Stati Uniti – conclude l'opinionista – sono responsabili di non aver mai messo il loro principale alleato mediorientale di fronte alle sue gravissime responsabilità “perché l'America è dipendente dal petrolio, e un soggetto affetto da dipendenza non dice mai la verità al proprio spacciatore”.

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