L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 ottobre 2015

2015 crisi economica, finché gli imbecilli continuano a dare i soldi alla finanza e non li usano per la Piena Occupazione ci avviteremo su noi stessi e quando atterreremo sarà guerra

In Cina frena l'import e la fiducia tedesca crolla. L’inverno dell’economia globale è in arrivo e l’Italia è senza coperta

di  @martapanicucci 13.10.2015 15:09 CEST

Maltempo, arriva di nuovo il freddo
Da domani temperature in calo al nord Reuters




Arrivano venti freddi che potrebbero anticipare un inverno davvero glaciale per l’economia mondiale. Il rallentamento degli emergenti, il crollo dei prezzi delle materie prime, petrolio in primis e la crisi del Dragone cinese sono i fattori che pesano maggiormente sulla crescita globale. Fino a qualche tempo fa si trattava soltanto di avvisaglie, mentre adesso i rischi si stanno via via materializzando in dati fortemente negativi e performance sotto le attese.
Tra i più attesi, i dati cinesi utili per capire se il Dragone sia ancora la locomotiva del mondo oppure sia diventato il suo freno. Secondo i dati provenienti da Pechino le importazioni sono crollate su base annua del 17,7%, in accelerazione dal -14,3% di agosto e segnando l'11esimo calo consecutivo. Le esportazioni sono diminuite, sempre su base annua, dell'1,1% in yuan, meno delle attese, portando il surplus della bilancia commerciale a 376,2 miliardi di yuan o 59,4 miliardi di dollari, vicino al record. Martedì l’amministrazione doganale ha detto che le esportazioni sono diminuite dell’1,1% nel mese di settembre in termini di yuan a fronte di un 6,1% nel mese di agosto.
“Prevediamo ulteriori venti contrari nei prossimi mesi”, ha detto Tao Dong, economista di Credit Suisse Group AG di Hong Kong. “Il nostro modello suggerisce che la produzione industriale globale perderà ulteriore slancio. Non solo la Cina ma anche i Paesi emergenti sono alle prese con la domanda interna”.
Questo il quadro attuale cinese calcolato in dollari:
  • le importazioni sono scese del 20,4 per cento rispetto all'anno precedente contro le stime degli economisti che in un sondaggio di Bloomberg indicano un calo del 16%
  • le esportazioni sono calate del 3,7%, contro una stima positiva del 6%
  • il surplus commerciale è a 60,34 miliardi, in prossimità del livello record
Nei primi due semestri del 2015 la Cina ha registrato una crescita del PIL in linea con il suo obiettivo al 7%. Ma secondo la media dei risultati di un’indagine di Bloombergsugli operatori del mercato, la prossima settimana il dato sul terzo trimestre si attesterà sul 6,8%. Mentre professano ottimismo, i politici cinesi hanno, però, aumentato gli investimenti in infrastrutture e allentato l’impostazione monetaria nel tentativo di attutire il rallentamento dell’economia nazionale.
I dati sull’import cinese arrivano nello stesso giorni di quelli relativi alla fiducia delle imprese tedesche quasi ad indicare la stretta correlazione tra l’economia del Dragone e quella europea.
L’indice Zew della Germania ha deluso profondamente le attese. Nel mese di ottobre l'indicatore che misura la fiducia delle imprese in terra tedesca si è attestato a 1,9 punti, in netto calo rispetto ai 12,1 punti di settembre, mentre le stime erano per una flessione ben più contenuta a 6-7 punti. Secondo gli economisti dell'istituto, a pesare sulle prospettive di crescita della Germania sono lo scandalo Volkswagen, che avrà inevitabili ripercussioni sulla reputazione del Made in Germany, e la frenata delle economie emergenti, Cina in prima fila.
Dai Paesi abituati a trainare l’economia del globo arrivano soltanto notizie preoccupanti. Lo sanno bene gli Stati Uniti che stanno continuamente rimandando il rialzo del tassi di interesse per evitare il crollo dei mercati emergenti. Se la FED guardasse soltanto all’andamento positivo dell’economia americana la stretta sulla politica monetaria forse sarebbe già arrivata da tempo e non si sa quanto ancora la Yellen sia disposta ad attendere.
Insomma, quello alle porte si preannuncia un inverno davvero glaciale per l’economia globale ormai stimata in forte frenata da tutte le istituzioni economiche internazionali. A pagarne le spese maggiori saranno i Paesi che per la propria crescita puntano soprattutto sui fattori esogeni perchè incapaci di camminare sulle proprie gambe. L’Italia, come abbiamo spiegato più volte, cammina poggiandosi sulla stampella della ripresa ciclica e sull’andamento dell’economia mondiale fin’ora favorevole. Ma senza una ripresa strutturale della crescita e dell’occupazione, l’Italia è in balìa dei venti che provengono da oltre Oceano e delle turbolenze dei mercati internazionali. Se, come sembra, l’andamento globale girasse le spalle all’Italia verrebbe meno per il governo Renzi un sostegno alla tenuta dei conti pubblici e alla crescita del Paese. La crescita del PIL italiano, in base alla quale il governo chiede la flessibilità europea sui conti pubblici, potrebbe frenare sotto la spinta negativa dell'economia mondiale e l'Italia si troverebbe così con grossi problemi legati alle coperture economiche per le riforme. 
In questo contesto così mutabile, fare una stima precisa delle ripercussioni sull’economia mondiale, europea e in particolare italiana è opera molto complessa. Ma - come dice un detto popolare – “se piove di quel che tuona” l’inverno sarà davvero freddo e l’Italia ha una coperta molto corta.

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