L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 16 ottobre 2015

la Consorteria Guerrafondaia Statunitense pagliaccia

SIRIA, L'ISIS GUADAGNA 1,5 MILIONI DI DOLLARI AL GIORNO DAL PETROLIO, MA GLI USA NON HANNO MAI COLPITO GLI IMPIANTI. PERCHÉ?

(di Franco Iacch)
15/10/15 
Nonostante stia combattendo contro Siria, Russia, Iran, Hezbollah e Cuba (proprio nelle ultime ore), lo Stato islamico riesce a produrre tra i 34 ed i 40 mila barili di greggio al giorno. Tradotto in ricavi: 1,5 milioni di dollari al giorno. E nonostante per alcuni siano nemici, è praticamente impossibile non fare affari con lo Stato islamico nella Regione.
Scioccanti rivelazioni quelle raccolte dalFinancial Times, sui rapporti commerciali in vigore in Siria. Se da un lato si combatte per liberare Aleppo dallo Stato islamico, dall’altro si svolgono dei veri e propri scambi commerciali tra le fazioni in guerra nelle periferie della città. Ed i ribelli, che acquistano il carburante a prezzi più che triplicati, non hanno scelta perché in Siria non saprebbero da chi ottenerlo.
Lo Stato islamico controlla i giacimenti petroliferi di al-Jabsah ed al-Omar in Siria orientale così come tutti i pozzi dell’Iraq settentrionale ottenuti con la conquista di Mosul. In soli dieci mesi lo Stato islamico ha estratto petrolio dai campi iracheni per un valore di 450 milioni di dollari. E quanti vivono sotto la nera bandiera del califfato non hanno altro scelta che acquistare il combustibile, senza cui resterebbero senza luce e acqua. Senza il carburante si fermerebbe ogni cosa.
“Il semplice rifornimento dei mezzi può richiedere anche un mese. Lo Stato islamico calendarizza la distribuzione del carburante, ma le file di quanti sono in attesa possono raggiungere anche le quattro miglia”.
Lo Stato islamico è ben conscio dell’importanza del petrolio e ha avviato anche una sorta di recruiting.
“Ingegneri e tecnici con esperienza sono avvicinati dallo Stato islamico per lavorare all’interno dei campi petroliferi. Offrono loro un ottimo stipendio, assistenza sanitaria e svariati bonus, impensabili per le persone comuni”.
Eppure i conti non tornano. Nonostante l’Occidente sia ben consapevole dell’utilizzo delle riserve di petrolio, poco o nulla è stato fatto per minare l'infrastruttura necessaria per la produzione. Sarebbe opportuno rilevare un dato: dei 10.600 attacchi aerei della coalizione dall’agosto del 2014, meno di 200 sono stati indirizzati contro gli impianti petroliferi dello Stato islamico. Perché?

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