L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 24 ottobre 2015

Renzi,“Quando è merda è merda/e non ha importanza la specificazione”

Legge di stabilità e non solo: perché non è possibile essere renziani

di Andrea Scanzi | 23 ottobre 2015


Molti folgorati sulla via di Renzi si chiedono com’è che il Sire di Rignano non piaccia a tutti: lo reputano inconcepibile. Provo a rispondergli io.
Perché tra i sogni di molti non c’era, e non c’è, riscrivere la Costituzione con Verdini.
Perché gli Scilipoti sono moralmente improponibili anche quando vanno da destra a Renzi, che è poi – a ben pensarci – un percorso neanche troppo incoerente.
Perché tra Razzi e Migliore, o tra De Gregorio e Andrea Romano, non è detto che uno scelga i secondi. (Magari, per dire, non sceglie proprio. Non scorgendone le differenze).
Perché se prima di farti eleggere prometti la spending review, e quando sei stato eletto (da chi?) per prima cosa ti regali un aereo carissimo – pure usato e neanche troppo ben messo – per poter twittare da sopra le nuvole, a quel punto un po’ di credibilità la perdi.
Perché prima di farsi eleggere voleva il tetto contante a 500 euroe ora a 3mila. Ops.
Perché c’è un limite nell’essere bugiardi, ma lui lo supera. Con agio.
Perché Berlusconi aveva una classe dirigente fatta di Gelmini e Biancofiore, e perché i grillini hanno tra le truppe chi usa i congiuntivi come parmigiano sul pesce e crede ai complotti anche solo se il bagno del ristorante è occupato, ma non è che Renzi sia circondato da piccoli Churchill. Anzi.
Perché, tra la Boschi e la Carfagna, è tutto da dimostrare che la seconda sia peggiore.
Perché la Picierno. E basta.
Perché se essere di sinistra significava per molti non il credere a ideali diversi, ma il vincere costi quel che costi, allora non è più politica ma calcio: allora è tifare. Allora, per troppi “intellettualoni”, votare Pds e derivati significava solo tifare Inter (o Milan, o Juventus, o quel che volete voi) e sperare anche loro – prima o poi – in qualche arbitro compiacente. E se è così, non stupitevi se nel frattempo in tanti sono scesi dal treno.
Perché Renzi, pur di vincere, ha spostato l’asse del Pd non tanto verso il centrodestra, ma ha piuttosto creato una Democrazia Cristiana 2.0 popolata da paninari invecchiati, droidi impalpabili e gattopardi mai fuori moda.
Perché Cicchitto se ne intende.
Perché Riotta non se ne intende.
Perché ha abbattuto lo Statuto dei Lavoratori.
Perché ha trasformato l’assunzione a tempo indeterminato in tempo perennemente determinato (però non te lo dicono).
Perché la riforma della buona scuola è una “buona sòla”, e per una volta la statista Anna Ascani ci ha visto giusto su Twitter.
Perché attacca i giornalisti e ha un’idea di Rai come quell’altro.
Perché non racconta come ha speso quei soldi in Provincia e Comune a Firenze.
Perché Marino è un comico inconsapevole, ma De Luca è molto peggio.
Perché è caricaturale in ogni cosa che fa, sembra Jerry Calà venuto malino e se lo avessimo avuto in classe (e ce lo abbiamo avuto) lo avremmo riempito di capaccioni.
Perché a scuola copiava dal compagno di banco bravo, e oggi dalla Confindustria meno brava.
Perché già allora era il più antipatico e bruttino, e ciò nonostante giurava di aver baciato la più carina del Liceo. E qualcuno, chissà perché, gli credeva.
Perché i suoi abracadabra sono vecchi di vent’anni, e se ai Lerner basta oggi “No Imu per tutti” per votarlo, io mi ricordo ancora quando a dirlo era un altro. E però, al tempo, ai Lerner non bastava per volerlo. Anzi, non gli piaceva per niente.
Perché le Province ci sono ancora.
Perché il Senato ci sarà ancora (però sarà inutile).
Perché l’Italicum è persino più brutto del Porcellum.
Perché ognuno ha le perversioni che si merita.
Perché, quando era boyscout, nelle cuffie del walkman ascoltavaWild Boys. E gli bastava per sentirsi ribelle.
Perché “Quando è merda è merda/e non ha importanza la specificazione” (questa è volgare, ma più che altro è di Gaber e Luporini. E dunque non è volgare).
Per tutti questi motivi, e la lista è assai incompleta nonché in continuo aggiornamento, milioni di italiani continueranno a ritenere impossibile diventare renziani. Fatevene una ragione.

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