L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 novembre 2015

Arexpo-Expo, ma come possiamo tenere al capo del governo questo buffone?

I terreni di Rho-Pero

Maroni: "Bluff di Renzi sui soldi per le aree Expo>

 

Maroni: "Bluff di Renzi sui soldi per le aree Expo>
Il tempo sta per scadere e i fondi - accusa il Pirellone - sono soltanto un bluff. A cinque giorni dall’assemblea dei soci di Arexpo, società proprietaria dei terreni dove Comune e Regione sono i principali azionisti, il Pirellone lancia l’ultimatum a Palazzo Chigi: «Il governo non ha ancora risposto alla nostra richiesta di entrare in Arexpo. Se entro martedì non batte un colpo, resterà fuori». Dieci giorni dopo la passerella show di Renzi e il contestato annuncio del centro di ricerca affidato all’Iit di Genova, manca ancora il primo passo determinante per avviare il progetto del dopo Expo.
Ovvero la disponibilità - messa nero su bianco - di entrare insieme a Comune e Regione nella governance del post Expo. Quanto al nodo delle risorse, secondo Palazzo Lombardia agli annunci seguirà uno stanziamento molto più ridotto: «Abbiamo letto il decreto», ha tuonato Maroni, «e non ci sono 150 milioni per il dopo Expo come aveva annunciato Renzi. Ci sono 50 milioni, mentre 100 vanno all’istituto di Genova». Il decreto, in via di definizione al Ministero delle Finanze, non è ancora stato approvato (il via libera potrebbe arrivare venerdì). Maroni è durissimo: «Cinquanta milioni su un fabbisogno di circa un miliardo sono una cosa ridicola». E ieri, a dare man forte alla Regione, è sceso in campo anche il presidente di Arexpo Luciano Pilotti: «Comprendo le perplessità emerse da autorevoli esponenti delle istituzioni. Il 24 novembre è uno snodo fondamentale, bisogna cambiare assetto societario e contemporaneamente configurare una nuova governance». Da società immmobiliare, in sostanza, Arexpo deve diventare una società di sviluppo del progetto. «Deve avere le gambe per camminare» sottolinea Pilotti. Servono risorse per chiudere il bilancio e mantenere gli impegni con le banche - 9 milioni entro fine anno - ma anche una nuova organizzazione (a partire dalla scelta del nuovo commissario). «Questo balletto del governo deve finire», rincara la dose l’assessore regionale al post Expo Francesca Brianza, «se il governo perde altro tempo faremo da soli». Maroni, in mattinata, si era detto pronto a chiudere Renzi fuori dalla porta dopo il 24 novembre: «C’è un limite a tutto».
Nonostante le mediazioni del ministro Pd Martina con il mondo scientifico milanese, la tensione resta alta. Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, ha lanciato un nuovo allarme sui tempi: «Sono convinto che si troverà una soluzione, ma sono molto preoccupato della lentezza con cui avanziamo. Arexpo deve diventare molto rapidamente una società efficiente, sofisticata e in grado di sviluppare quel polo. Tutto sta avanzando con una lentezza esasperante».
Le certezze, per il momento, riguardano l’utilizzo a verde di metà dell’area (500mila mq) e la volontà di trasferire il Campus della Statale nell’area di Rho-Pero. Ma il piano dell’Università degli Studi, su cui concordano tutte le istituzioni milanesi, è al momento solo una dichiarazione di intenti.
Nebbia fitta anche sulle quote di Fondazione Fiera, interessata a cedere interamente le sue azioni di Arexpo: il corrispettivo, però, dovrebbe essere intorno a 60-70 milioni di euro (cifra che il governo pare non disponibile a stanziare al momento). Da tempo Comune e Regione chiedono al governo di entrare in Arexpo e partecipare, anche economicamente, al progetto del post Expo. Ma in assenza di un atto formale che confermi la disponibilità dell’esecutivo, la partita è ancora in bilico. Il ministro dell’Agricoltura con delega all’Expo Maurizio Martina respinge le accuse di Maroni: «Non servono inutili polemiche nè ultimatum». L’annuncio di Renzi aveva causato attriti con il mondo accademico milanese: la scelta di affidare i laboratori di ricerca sull’area Expo all’istituto genovese era stata tacciata di scarsa trasparenza. Di spazio ce n’è per tutti, visto che i laboratori scientifici occuperanno al massimo 70mila metri quadri (su un totale di 1 milione di metri quadrati). Ma senza soldi e senza il nuovo assetto della società Arexpo, è impossibile anche cominciare a riflettere sul masterplan.

di Massimo Costa

http://www.liberoquotidiano.it/news/milano/11850973/Maroni---Bluff-di-Renzi.html 

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