L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 29 novembre 2015

Comunione e Liberazione, pur di salvare la loro Consorteria di male affare e corruzione sono disposti a isolare chi non comprende che il vento è cambiato e devono, per il momento, chinare la testa

Basta un articolo del Fatto quotidiano, per dare il benservito morale a uno dei fondatori

Cl rottama così i suoi vescovi

Monsignor Negri, in treno, aveva parlato male del Papa
 di Bonifacio Borruso 

Dal vangelo secondo Marco. Travaglio. Il movimento cattolico di Comunione e liberazione mostra di credere alle cose che scrive Il Fatto quotidiano come se fossero sacre. Nemmeno il tempo di leggere l'articolo di un collaboratore di quel giornale che riportava l'altro ieri un colloquio orecchiato su un treno verso Roma, che don Julian Carron, guida spiritutale del movimento fondato da don Luigi Giussani nel 1954, ha sùbito dettato alle agenzie, via ufficio stampa, una dura nota.
Non di protesta contro il giornale ma di presa di distanza dall'orecchiato, ossia l'arcivescovo di Ferrara, Luigi Negri, uno dei fondatori di Gioventù studentesca prima e di Cl poi.
Che cosa conteneva quel colloquio tanto da meritare un commento lampo?
Secondo Loris Mazzetti, l'autore dell'articolo, che riferisce un resoconto di «testimoni oculari» a bordo del treno, il 28 ottobre scorso, monsignor vescovo avrebbe lungamente criticato papa Francesco, citando le nomine recenti dei presuli di Bologna e Palermo, ma soprattutto avrebbe detto, testualmente, «speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l'altro». Non è chiaro se delle esternazioni, esisterebbe anche una registrazione.
Secondo Mazzetti e il Fatto, Negri si riferiva a Giovanni Paolo I e auspicava quindi il passaggio a miglior vita anche di Francesco.
Della attendibilità del racconto parrebbe essere persuasa appunto Cl che, come riportato ieri da La Nuova Ferrara, diramato una nota in cui si stigmatizza duramente il prelato. «Riteniamo indispensabile precisare», scrive l'ufficio stampa ciellino, «a nome del movimento di Comunione e Liberazione, che tali affermazioni - così grossolane nella forma e inaccettabili nel contenuto che sembra impossibile provengano da un Arcivescovo - sono totalmente contrarie ai sentimenti di Cl nei confronti di Papa Francesco e degli Arcivescovi di Bologna e di Palermo».
E poi, riproponendo la filiale devozione del movimento verso il Papa, si ricorda che, «dal giorno della elezione del cardinale Jorge Mario Bergoglio, don Carrón non si stanca di indicare la testimonianza e il magistero di Papa Francesco come fondamentali per l'esperienza e il cammino di Cl che desidera costantemente seguirlo affettivamente ed effettivamente in ogni suo gesto e parola. Don Giussani ci ha sempre insegnato che l'amore e l'obbedienza al Papa sono condizioni decisive per un battezzato, se non vuole finire prigioniero delle proprie interpretazioni e dei propri pensieri».
Un sussulto di garantismo solo nella chiusa: «Qualora l'Arcivescovo di Ferrara avesse pronunziato tali affermazioni, esse sarebbero unicamente espressione della sua personale opinione e non certo di Cl, nella quale monsignor Negri non riveste alcun ruolo di responsabilità dal 2005».
C'erano tempi in cui Cl, messa ai margini dalla Conferenza episcopale italiana per quanto amata da Giovanni Paolo II, anelava poter avere un vescovo quale che fosse, anche di provincia, e festeggiò a lungo la nomina di Angelo Scola, nel 1991, nella microscopica diocesi di Grosseto.
Oggi Cl rottama così i suoi vescovi, basta un fatto, o meglio un articolo del Fatto, per dare il benservito morale a uno dei fondatori.
Eppure i ciellini, nella loro ultra sessantennale storia, hanno sempre lamentato di essere stati spesso maltrattati dalla stampa. Anzi, in qualsiasi storia del movimento che si sfogli, si troverà sempre la citazione di un articolo de La Stampa che, a metà degli anni '70, definì Cl come finanziata dalla Cia, e che dette la stura a giorni una serie di attentati alle sedi del movimento e una vera caccia al ciellino nelle università. Notizia che si rivelò era ovviamente infondata.
E gli stessi vertici di Cl, se non don Carron che allora non ne faceva parte, dovrebbero ricordare che Papa Albino Luciani, seppure per il suo brevissimo pontificato, fu amatissimo dai ciellini. Perché monsignor Negri avrebbe dovuto considerarne la morte come, addirittura, un miracolo mariano?
La straordinaria durezza del responsabile di Cl verso un pezzo di storia ciellina viene letta come un messaggio netto di Carron a quanti, nel movimento, ne mettono in discussione la leadership e ai quali il sacerdote si è a lungo rivolto, nell'aprile scorso, quando ha predicato gli annuali esercizi spirituali di Rimini.
E un messaggio, Carron l'ha mandato probabilmente anche agli altri vescovi «ciellini», dallo stesso Scola, a Milano, a Massimo Camisasca a Reggio Emilia, a Giancarlo Vecerrica a Fabriano, a Filippo Santoro a Taranto, fino al neonominato Corrado Sanguineti a Pavia: nessuna interferenza con chi guida Cl.

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2039698&codiciTestate=1&sez=giornali 

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