L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 novembre 2015

Corte Costituzionale, Barbera è troppo collaterale al corrotto Pd non può fare il giudice della Consulta


Modugno, Barbera, Sisto: ecco i candidati per la Corte Costituzionale


 
Consulta, mercoledì il Parlamento proverà a eleggere i giudici mancanti
 
Evangelisti Maggiorino | 29 Novembre, 2015

Di fronte al niet dei pentastellati sul costituzionalista Barbera, dai vertici renziani sono tornati a guardare verso il partito azzurro per chiudere la partita dei tre giudici costituzionali da eleggere in Parlamento e mandare a coprire i posti ancora vuoti della Corte Costituzionale.

Consulta, nuova fumata nera in Parlamento per l'elezione dei tre...

Lunedì si era respirato un cauto ottimismo su una intesa su tre nomi proposti da Pd, M5s e Fi, vale a dire Augusto Barbera, Franco Modugno e Francesco Paolo Sisto. Il quorum di 570 preferenze non è stato raggiunto da nessuno dei tre candidati su cui la maggioranza ed Fi aveva stretto una intesa: Augusto Barbera, Francesco Paolo Sisto e Giovanni Pitruzzella. Non è escluso però un nuovo cambiamento stamattina le trattative tra democratici e parlamentari del movimento sono andate avanti per tutta la notte. "Non si direbbe proprio una personalità fuori dai partiti", hanno attaccato. Segno che qualcosa non ha funzionato. Barbera è il candidato del Partito democratico, Sisto quello di Forza Italia, Pitruzzella, attuale presidente dell'Antitrust, è stato proposto da Scelta civica. Fine che rischia di fare anche Sisto, tanto che alcuni "azzurri" già in serata parlavano della candidatura di Giovanni Guzzetta, Con buone ragione il pentastellato Danilo Toninelli ha potuto commentare: "Penso che oggi noi siamo più che mai necessari". Lo afferma il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato interpellato dai cronisti a Montecitorio.

"E' grave la mancata elezione dei giudici", hanno scritto a loro volta in una nota "d'ufficio" i presidenti di Senato e Camera, Grasso e Boldrini. Il Parlamento in seduta comune si riunirà nuovamente martedì 1 dicembre per la votazione.

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