L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 novembre 2015

#derivati agli italiani è proibito sapere gli impicci e gli imbrogli che le istituzioni fanno con i nostri 159 miliardi di nostri soldi

Derivati sul debito? Muto devi stare

27 Novembre 2015 - 09:56

Con 159 miliardi di euro di contratti sottoscritti per stabilizzare il suo debito l'Italia è il Paese europeo più esposto nel settore dei derivati. Eppure non è dato sapere quali siano stati i contratti fin qui stipulati, nonostante l'esercizio dell'accesso civico da parte degli organi di informazione.

Insomma, se vuoi sapere qualcosa sul tema ne esci cornuto e pure mazziato. È il caso di Guido Romeo di Wired Italia che scrive, “chiedere informazioni allo Stato italiano è proibito, e pure sanzionato a suon di multe. È questo il senso della sentenza della Terza sezione del Tar del Lazio che mi ha condannato a pagare 1000 euro per spese legali al Ministero dell’Economia e delle Finanze al quale, lo scorso marzo, avevo chiesto copia di contratti e relativi “termsheet”, le condizioni che regolano i contratti che ha stipulato sul pachidermico debito italiano”.

Con 159 miliardi di euro di contratti sottoscritti per stabilizzare il suo debito l'Italia è il Paese europeo più esposto nel settore dei derivati

Ebbene, ma cosa ha fatto mister Romeo per meritarsi un trattamento del genere? Nel nostro Paese esiste uno strumento, l’accesso civico, che serve per sollecitare la Pubblica Amministrazione al rilascio di dati di interesse pubblico e che sono ancora invece chiusi nei cassetti. Viste le cifre la rilevanza pubblica della questione, dato che si parla dei soldi dei contribuenti, è fuori discussione. Non sembrano essere dello stesso avviso però il Ministero dell’Economia e il TAR.

Via Posta Certificata (la famosa PEC) Romeo chiede di avere accesso a quei documenti. Nessuno dal Mef si degna di rispondere e il nostro, da buon cronista e con l’assistenza dell’avvocato Ernesto Belisario, ricorre al Tar contro lo stesso Ministero.

La difesa del Mef, citata in sentenza è la seguente: “la divulgazione di tali contratti (a prescindere dalla riconducibilità di essi ad una specifica fattispecie coperta da riservatezza) avrebbe riflessi pregiudizievoli sulle attività in derivati poiché determinerebbe un svantaggio competitivo dello Stato nei riguardi del mercato e porrebbe in svantaggio competitivo gli stessi istituti di credito”. Insomma, conoscere questi contratti potrebbe essere uno svantaggio per lo Stato.

“La divulgazione di tali contratti (a prescindere dalla riconducibilità di essi ad una specifica fattispecie coperta da riservatezza) avrebbe riflessi pregiudizievoli sulle attività in derivati poiché determinerebbe un svantaggio competitivo dello Stato nei riguardi del mercato e porrebbe in svantaggio competitivo gli stessi istituti di credito” Sentenza della Terza sezione del Tar del Lazio

Scrive Romeo, e a ragione, che in queste ultime dieci righe di sentenza “ i giudici si lasciano andare a considerazioni di opportunità che hanno certamente più a che fare con la politica di palazzo che con l’indipendenza del potere giudiziario da quello esecutivo”.

Così arriva il due di picche per la conoscenza di tali contratti e in più Romeo deve 1000 euro al Ministero dell’Economia e delle Finanze per la copertura delle spese legali. Cornuti e mazziati pure noi nella speranza, scrive Guido su Wired, “nella speranza che il Freedom of Information Act promesso dal Ministro Madia lo scorso sabato all’Italian Digital Day arrivi entro Natale e sia all’altezza delle aspettative, cioè in linea con i dieci punti irrinunciabili individuati da Foia4Italy, l’iniziativa della società civile che lo scorso febbraio aveva proposto il primo testo”. 

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