L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 novembre 2015

Giorgio Napolitano si dimostra un vero euroimbecille doc e di Spinelli non ha capito niente

Europa in crisi: le responsabilità della politica

di Giorgio Napolitano 28 novembre 2015

Giorgio Napolitano (Ansa)

Quello che segue è il testo della lezione che Giorgio Napolitano ha tenuto il 27 novembre all'Università di Pavia in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa in storia.

Quel che Pavia, con il suo Ateneo e i suoi Collegi, ha rappresentato di eccellente e di peculiare nella lunga storia delle Università e dell'educazione in Italia, prima e dopo la nascita dello Stato unitario, e quel che essa tuttora rappresenta per il progresso culturale e civile del paese, mi fa sentire particolarmente onorato nell'accogliere oggi la Laurea honoris causa da voi generosamente deliberata. E ancor più onorato nel veder affiancarsi il mio nome a quelli delle eminenti personalità italiane e straniere che hanno, nel tempo, ricevuto prima di me questa alta distinzione. Tra essi mi piace ricordare innanzitutto Luigi Einaudi, il più lontano mio predecessore nel mandato settennale di Presidente della Repubblica, ma da me avvertito come particolarmente vicino, col suo esempio, nell'esercizio del mio impegno in Quirinale. E insieme voglio richiamare i nomi di Altiero Spinelli e Amartya Sen sui quali mi si consentirà di soffermarmi brevemente per un richiamo e omaggio personale. 
Ad Altiero Spinelli mi sono intimamente legato da quando cominciai a operare, insieme ad altri, come “testa di ponte” - la definizione è nei suoi Diari - per la penetrazione delle idee europeiste e federaliste nel partito comunista italiano, già nella seconda metà degli anni '60. Dal suo carattere e dalla sua battaglia ho imparato moltissimo, pur avendo egli rappresentato qualcosa di assolutamente unico. Nel corso della sua lunga e travagliata esperienza in carcere e al confino sotto al fascismo - culminata nella grande ideazione del Manifesto di Ventotene - aveva rotto col suo partito e non si era legato ad alcun altra forza politica. Quando tornò libero, Altiero assunse un profilo diverso da quello di chiunque altro : fu combattente di una sola causa - l'Europa unita - e il suo divenne integralmente un pensare europeo, un agire europeo.

Una storia e un profilo irripetibili, quelli di Altiero Spinelli, una lezione e uno stimolo che non hanno perduto nulla della loro forza.

Di Amartya Sen, che voi avete giustamente salutato qui come Maestro, dirò solo del suo interesse e della sua simpatia per l'Italia e per l'Europa, quali mi sono apparsi attraverso gli incontri e le conversazioni che me lo hanno fatto via via conoscere. Lo stretto legame che egli stabilì con la famiglia Spinelli si tradusse in autentico legame ideale con la battaglia di Altiero. E un formidabile tramite con l'Italia era già stato per lui rappresentato dal rapporto, da studente prima e da collega poi, al Trinity College di Cambridge, con un italiano d'eccezione, Piero Sraffa.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-11-29/europa-crisi-responsabilita-politica-093150.shtml?uuid=ACN4igjB

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