L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 novembre 2015

Il salvataggio delle 4 banche non è raccontata in maniera pulita e corretta, c'è un'ambiguità di fondo che non viene cancellata

Banca Etruria, Marche & Co. Chi paga davvero il salvataggio

Banca Etruria, Marche & Co. Chi paga davvero il salvataggio
Azionisti, obbligazionisti subordinati, grandi banche che finanziano il fondo di risoluzione, la Cdp che attiva una garanzia, lo Stato che garantisce sgravi fiscali. Ecco chi e come partecipa direttamente o indirettamente al salvataggio delle 4 banche spacchettate con il decreto del governo.
IL COLPO PER GLI AZIONISTI
Ecco cosa ha significato per gli azionisti la messa in sicurezza di Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti voluta dal governo sulla scia della nuova legislazione europea sui salvataggi bancari: “Sono oltre 60 mila gli (ormai ex) soci della coop Banca Etruria e 44 mila quelli di Banca Marche, 22 mila quelli di CariFerrara. Ma anche i grandi investitori (Intesa Sanpaolo era azionista in B. Marche e Cr Chieti) hanno perso tutto, a cominciare della Fondazioni, che hanno visto andare in fumo circa 400 milioni pregiudicando in taluni casi gran parte del proprio patrimonio. In Banca Marche la Fondazione Cr Macerata ha bruciato 80,2 milioni, la CariPesaro 94,7 milioni, la Cr Jesi 48 milioni (più 15 milioni di bond), CariFano 21 milioni. In CariFerrara la fondazione omonima ha perso 72,4 milioni, e in CariChieti l’ente locale ha perso 77 milioni”, ha spiegato Fabrizio Massaro sul Corriere della Sera.
COME PIANGONO GLI OBBLIGAZIONISTI
A pagare il conto, in linea con le nuove norme Ue, sono anche una parte degli obbligazionisti: “È di 728 milioni di euro il controvalore dei bond subordinati emessi dalle quattro banche italiane “salvate”. Un controvalore ora azzerato”, ha scritto Vitaliano D’Angerio sul Sole 24 Ore. Ad essere coinvolte sono circa 5mila persone. Un esempio su tutte: “Banca Etruria l’abbiamo salvata io e mia madre che in una notte abbiamo visto evaporare 100mila euro. Soldi nostri, risparmi di una vita. Che ora sono diventati carta straccia”. È questa la testimonianza riportata da Il Giornale di due dei risparmiatori che hanno sottoscritto in passato un bond subordinato con la banca aretina. “Nella loro situazione – ha spiegato Camilla Conti sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti – secondo le stime dell’Associazione Amici di Banca Etruria guidata da Vincenzo Lacroce, sono circa 5 mila obbligazionisti subordinati, un terzo dei 15 mila bondisti delle 4 banche da salvare”, aggiungendo che “alle nove obbligazioni subordinate emesse dall’Etruria per un totale di 375 milioni si aggiungono infatti le quattro di Banca Marche (205 milioni) e le tre di Carife (148 milioni) per un controvalore complessivo di quasi 730 milioni di euro”.
IL RUOLO DEGLI SGRAVI FISCALI
Secondo la ricostruzione di Libero Quotidiano a perderci sarebbe anche lo Stato: “Il piano di salvataggio ha un impatto negativo sui conti pubblici (nonostante il «verbo» di palazzo Chigi): gli istituti recuperano sotto forma di sgravi Ires una parte dei 3,6 miliardi di aiuti girati via Nazionale. L’aliquota per la defiscalizzazione è pari al 27,5%. Ne consegue che quest’ anno lo Stato incasserà meno Ires per 990 milioni”. Per tirare le somme su questo aspetto bisognerà attendere la fine dell’anno, ha osservato Francesco De Dominicis su Libero, indicando tra gli aspetti di rilievo del salvataggio gli aiuti di Stato, spuntatati sotto forma di garanzia pubblica: “Lo dice ufficialmente una nota della Commissione Ue che ha comunque avallato il sussidio: ‘Il beneficio connesso a tale garanzia è di 400 milioni di ulteriore supporto del fondo di risoluzione. Tali interventi del Fondo di risoluzione costituiscono aiuti di Stato ai sensi delle norme europee sugli aiuti di stato’”.
I FINANZIAMENTI DELLE GRANDI BANCHE
Al salvataggio dei quattro istituti italiani concorreranno Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi e Mps, ciascuna in misura differente specificata da Andrea Di Biase su MF/Milano Finanza: “Intesa Sanpaolo ha fatto sapere che la quota di sua competenza sarà di 380 milioni di euro ante imposte. Per Unicredit il contributo straordinario, anche in questo caso da registrare nel quarto trimestre 2015, sarà pari a 210 milioni di euro, che si andranno ad aggiungere ai 90 milioni di contributo ordinario già spesati nel primo semestre. Ubi Banca dovrà accantonare entro fine anno circa 70 milioni (oltre ai 22,8 già messi a bilancio) come contributo da versare Fondo. In tutto, secondo quanto si apprende, il contributo di Ubi sarà pari a 91 milioni pre tasse. Mps dovrebbe versare invece 160 milioni in quattro anni, ma anticipati”.

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