L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 29 novembre 2015

La Fratellanza Musulmana, che vuole la sharia, utilizza l'Islam per i propri scopi, le istituzioni italiane TUTTE l'assecondano

28/11/2015

TERRORE ISLAMICO

Così l’Islam più radicale s’è preso l’Italia

Il Dossier: "Il pericolo si nasconde tra moschee e scuole coraniche"


moschee
Uno studio del Centro internazionale antiterrorismo israeliano, ultimato con la collaborazione di Michele Groppi, lancia l’allarme sul terrorismo islamico in Italia. Nel dossier, l’estremista «homegrown» è definito «una persona che mostra l’intento di fornire il supporto per commettere direttamente o indirettamente attacchi terroristici all’interno della nazione in cui vive». Per i servizi segreti, il nostro Paese è un bersaglio «appetibile e legittimo». E proprio ieri il ministro dell’Interno, Alfano, ha annunciato che chiuderà i luoghi di culto islamici abusivi.
 
 
Nel corso dell’ultimo decennio, l’estremismo islamico è senz’ombra di dubbio divenuto una vera e propria minaccia per la sicurezza internazionale. Storicamente, l’Italia ha ricoperto un ruolo relativamente marginale, in quanto era maggiormente utilizzata come base logistica temporanea da parte di estremisti diretti verso le zone di combattimento che necessitavano di assistenza operativa e finanziaria. Tuttavia, stando a un rapporto dei servizi segreti italiani (...) l’Italia è divenuta un bersaglio appetibile e legittimo. Visioni radicali dell'Islam continuano a diffondersi nelle moschee italiane, incrementando sostegno alla causa terroristica islamica. Violente retoriche, ma anche attività di reclutamento e aiuti economici alimentano la crescente minaccia del terrorismo islamico, come dimostrano i numerosi arresti e i molteplici tentativi di attacco contro l’Italia. Di conseguenza, prospetti di attacchi futuri sul suolo italiano, l’avvento del fenomeno di jihadisti italiani e potenziali scontri di natura culturale e religiosa sono questioni da non sottostimare.
 
MOSCHEE RADICALI
Secondo un rapporto ufficiale del governo italiano (...) un certo numero di moschee sono state considerate potenzialmente radicali. Il Centro Culturale Islamico d'Italia, situato all’interno della Grande Moschea di Roma, nonché sede della Lega Musulmana Mondiale, è sospettato di intrattenere legami con estremisti mediorientali. La moschea di Villabate, vicino a Palermo, in Sicilia, è stata già associata alla Jamaat Eddawa, un movimento propagandistico dedicato alla diffusione dell'Islam radicale. Ad Albiano Magra, in Toscana, i funzionari italiani hanno avviato inchieste sui membri della moschea locale istigazione e inneggiamento alla Jihad e all’odio razziale verso il popolo ebraico e americano. A Milano, la moschea di via Quaranta è stata al centro di controversie legate alla sua corrente di pensiero. A Genova, i membri della moschea di Via Venezia hanno espresso sentimenti anti-occidentali, sostenendo la causa di Hamas. Inoltre, è risaputo che membri dei Fratelli Musulmani abbiano preso parte a prediche e sermoni nella moschea Via Pallavicini a Bologna. A Napoli, invece, due membri della moschea di Corso Lucci hanno inveito contro i politici italiani, definiti bugiardi, sciocchi miscredenti, lodando la Jihad come unico vero mezzo per combattere i nemici dell'Islam, in aggiunta agli odiati americani ed ebrei. Secondo un dossier (...) dei servizi d’intelligence anti-terrorismo, le moschee radicali, ovvero quelle in cui odio e violenza sono predicati durante i sermoni, ammontano a 108. Le moschee più radicali si trovano nelle regioni settentrionali, come Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana, il cui numero è pari a, rispettivamente, 12, 11, 10, 10 e 6 centri radicali. In Campania, Lazio, Umbria, Marche, i luoghi di culto ritenuti radicali ammontano, rispettivamente, a 8, 13, 3 e 12 . Nel Meridione, Puglia, Sicilia e Calabria contano, rispettivamente, 8, 14 e 11 centri radicali. Particolarmente radicali sono le mmoschee di Torino, Cremona e Varese, ma anche quelle di Vicenza, Udine, Venezia e Latina.
 
SCUOLE CORANICHE
In Italia, le scuole coraniche attualmente sparse per tutta la penisola sono pari a 88. La maggior parte sono paragonabili alle scuole domenicali cattoliche e, per tanto, hanno una funzione aggiunta rispetto al programma di studio della scuola pubblica italiana, frequentata dalla maggioranza dei giovani musulmani. Tuttavia, alcuni istituti coranici presentano due questioni principali. La prima è che, in certi casi, l'istruzione ricevuta in tali scuole soppianta quella della scuola pubblica italiana. Ad esempio, la scuola coranica di Viale Jenner a Milano è stata concepita e creata per famiglie residenti in Italia temporaneamente, allo scopo di far ritorno nel paese d'origine. La scuola conferisce diplomi e titoli ufficiali non riconosciuti dal sistema Italia, ma bensì da quello dei paesi d’origine. Marginalizzando e sostituendo, di fatto, l’istruzione pubblica italiana con quella coranica, il rischio maggiore è di incrementare il gap culturale tra le giovani generazioni d’italiani e quelle musulmane, rendendo i meccanismi d’integrazione e coesistenza ancora più ardui. La seconda questione è posta dall’incompatibilità di alcuni insegnamenti con la società italiana e occidentale, come dimostra il caso della scuola saudita King Abdulaziz a Roma. Frequentata quasi esclusivamente da bambini e insegnanti arabi, gli studenti seguono un corso di studio di 12 anni basato su libri di testo rigorosamente scritti e pubblicati dal Ministero dell’Istruzione dell'Arabia Saudita. Dalla prima elementare, ai bambini viene insegnato che non c'è altra religione all’infuori dell'Islam e chiunque non sia musulmano è destinato all'inferno. Intrattenere rapporti d’amicizia con chi non è musulmano, è inconcepibile e fallace, in quanto tutti coloro i quali non credono in Allah sono nemici dell'Islam. In particolare, un libro intitolato «Unicità e Parola. Teologia e Arte del Canto» pone la ragionevole domanda se sia possibile amare ebrei e cristiani, alla quale, però, viene immediatamente accostato un commento contrario a tale scenario da parte di un noto sceicco estremista di nome Mohammad Bensadi El Kathani. In aggiunta, ai bambini viene insegnato che il risarcimento per l’uccisione di un musulmano è pari a 100 cammelli, mentre il risarcimento ammonta a soli 50 cammelli se l'individuo non è musulmano, 50 se l’individuo è una donna musulmana e 25 se a subire il danno è una donna non musulmana. Infine, gli studenti imparano che, secondo la Sharia, ovvero la legge islamica, è giusto tagliare la mano destra di un ladro e, in caso di ulteriori crimini commessi dallo stesso uomo, allora è legittimo tagliargli anche il piede sinistro. Oltre alla scuola coranica romana in questione, vi sono anche altri istituti che rafforzano ideali radicali in netta contrapposizione con quelli democratici. Certe scuole insegnano che l’unica vera religione è l’Islam, mentre ogni altra religione è inerentemente falsa. Difatti, l'intero universo è popolato da diavoli a cui, se intendono essere salvati e sfuggire all’inferno, non rimane altro che convertirsi all’Islam o saranno per sempre dannati, come gli ebrei e i cristiani. Infine, un vero musulmano non è tenuto a mostrare fedeltà o lealtà a coloro che non rispettano le leggi dell'Islam e il Profeta Maometto.
 
ORGANIZZAZIONI FILO-TERRORISTE
L'Istituto Culturale Islamico è l’organizzazione che in passato è stata maggiormente sospettata per il coinvolgimento in attività terroristiche. Situato a Milano in Viale Jenner, il Centro è stato sotto inchiesta dal 1995. Secondo l'FBI, l'istituto sosteneva in modo attivo militanti del gruppo terroristico Jama't al Islamiyya, responsabili dell'uccisione dell'ex presidente egiziano Sadat. Ramzi Youssef, uno dei membri del primo attentato alle Torri Gemelle nel 1993, fu precedentemente avvistato all’interno dell’istituto. Inoltre, in seguito allo scoppio della guerra in Bosnia, il centro milanese cominciò a reclutare combattenti e kamikaze da inviare nei Balcani. Il suo Imam d’allora, Anwar Shaban, elusa con successo la cattura in Italia, morì in combattimento proprio in Bosnia. Alla fine degli anni ‘90, l'istituto islamico divenne uno dei centri nevralgici per le attività jihadiste in Europa, spingendo le autorità statunitensi a considerare il centro milanese come uno dei principali avamposti di Al Qaeda in Europa. L’incontro col mondo malavitoso legato all’immigrazione clandestina rese, inoltre, il centro milanese particolarmente importante, come testimoniano le centinaia di documenti falsificati da un gruppo di fedeli marocchini, utilizzati da militanti di Al Qaeda in tutto il mondo. Il denaro proveniente dall’assemblea di Milano, frutto del traffico di droga, furti e altre attività criminali di minor grado, era regolarmente inviato, sotto forma di fondi «zakat», ovvero donazioni di fedeli, ai vari teatri di Jihad in Nord Africa e Afghanistan. In aggiunta, siccome alla fine degli anni ‘90 volontari provenienti da vari paesi europei furono inviati a combattere in Afghanistan, tra il 2000 e il 2002 l'istituto milanese fornì supporto logistico al reclutamento globale di Al Qaeda. Per di più, nel 2001 le autorità americane avevano ragionevoli sospetti sul fatto che l'istituto avesse legami con Al Qaeda per mezzo di una società fantoccio legata allo stesso Bin Laden, la quale, ufficialmente, era dedita all’esportazione di miele. Tale collegamento fu, in seguito, dimostrato da alcune intercettazioni e dalle dichiarazioni di un testimone pentito. Quando scoppiò la guerra in Iraq nel 2003, il ruolo di Milano divenne sempre più strumentale, quando esso era sotto la guida dell'Imam Abu Imad. Persino mesi prima che la guerra irachena avesse inizio, reclutatori del centro cominciarono a inviare volontari in Iraq, i quali, a loro volta, si unirono al gruppo islamico curdo Ansar al Islam. Funzionari italiani stimarono che non meno di 200 militanti furono reclutati in tutta Europa, 70 dei quali provenienti dall’Italia, come mostrato da vari documenti italiani contraffatti, marchio d’eccellenza dell'istituto islamico di Milano, rinvenuti indosso a combattenti stranieri in Iraq. In seguito a rigorose misure di sorveglianza e controllo, l'istituto islamico fu costretto a diminuire le sue attività radicali a Milano, ma assistette a un aumento esponenziale della sua influenza su altri luoghi di culto in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Negli ultimi anni, invece, l’istituto si è ritrovato nuovamente al centro di polemiche in seguito all’aggressione di una leader politica a Milano da parte di alcuni suoi membri, i disagi causati dalla preghiera sul marciapiede di più di 400 dei suoi fedeli e il collegamento con il signor Mohamed Game, il primo terrorista islamico kamikaze in Italia, membro sporadico del centro.
 
ISTITUTI & CULTURA
Sotto la guida del suo ex imam Abu Omar, la moschea di via Quaranta a Milano è stata una delle più importanti coinvolte nel terrorismo internazionale. Nel corso degli anni '90, Abu Omar raccolse fondi e reclutò combattenti da inviare nei Balcani, mentre, a partire dal 2002, fornì assistenza finanziaria e martiri a un campo di addestramento in mano al gruppo di Ansar al Islam in Iraq. Anche la moschea di Cremona è stata profondamente legata al terrorismo islamico, specialmente sotto la guida del signor Ahmed El Bouhali, fiero sostenitore e promotore della Jihad e del terrorismo. Impegnato come mujahidin contro i sovietici in Afghanistan alla fine degli '80, El Bouhali predicava ideologie salafite e aveva forti legami con altre cellule salafite in Belgio, Francia e Gran Bretagna. El Bouhali fu, inoltre, uno dei principali fondatori di Jama'a, un gruppo islamico marocchino dedito alla lotta contro il re Hassan II. Nel corso di una serie d’indagini, funzionari italiani trovarono nella sua abitazione diversi opuscoli di guerra di Al Qaeda e altro materiale inneggiante alla Jihad. Nel 1998, le autorità belghe e italiane riuscirono persino ad arrestare (per poi dover rilasciare) lo stesso El Bouhali e il suo allievo Mourad Trablesi, accusati di finanziamento del terrorismo islamico. In seguito all'inchiesta, El Bouhali scomparve e, presumibilmente, cadde in combattimento in Afghanistan nel 2011. Anche il suo successore in Italia, Trabelsi, fu accusato di promuovere l'Islam radicale. Nel 2002, alcuni membri della moschea di Cremona furono accusati di pianificare attacchi terroristici contro il Duomo di Cremona e la metropolitana di Milano. Inoltre, insieme a Trabelsi, il signor Mohamed Rafik fu accusato di essere uno dei principali ideologi dietro gli attacchi terroristici avvenuti a Casablanca nel 2003. Prima del 2003, Rafik aveva raccolto fondi per la Cecenia e i Balcani, distribuito materiale propagandistico e instaurato forti legami con gruppi musulmani tedeschi al fine di raccolta fondi per l’organizzazione Ansar Al Islam. Oltre ad essere stato membro dell’assemblea di Cremona, Rafik è stato anche l’Imam della moschea di Firenze, proiettandola nel panorama del terrorismo internazionale. Consapevole della predicazione di visioni fondamentaliste dell'Islam, la polizia fiorentina mise sotto intercettazione lo stesso Imam, il quale, in una delle sue conversazioni telefoniche, aveva esercitato pressioni su un credente tunisino per che diventasse un martire in Iraq. Similmente, il successore di Rafik, il signor Rachid Maamri, fu trovato in procinto di partire come martire per Baghdad nel 2004. Altamente ispirato da jihadisti egiziani responsabili per i primi attacchi di tale natura nel loro paese d'origine, per anni Maamri aveva indottrinato i membri della moschea con fini terroristici. Casistica lievemente diversa, ma pur sempre rilevante per quel che concerne le moschee di Brescia e di Bergamo sotto la guida del signor Najib Rouass. Seppur mai coinvolto attivamente in situazioni di combattimento, Rouass sosteneva inesorabilmente la Jihad, invitando i credenti a unirsi alla lotta armata e pregando Allah che i missili possano cadere sulle teste dei bambini cristiani. Un'altra moschea sospettata in passato di coinvolgimento in attività terroristiche è quella di Varese. In veste di ex combattente contro i sovietici e i serbi ortodossi, il signor Majid Zergout condusse la moschea di Varese fino al 2005. Legato a El Bouhali e Abu Omar, Zergout fu accusato di promuovere e incitare la Jihad, nonché di essere uno dei principali organizzatori degli attentati di Casablanca del 2003. Un dato significativo proviene dalle indagini dei funzionari italiani, le quali mostrano un chiaro e forte legame tra tutte le moschee e gli Imam sopra elencati, tutti in contatto gli uni con gli altri.
 
SOLITI SOSPETTI
Oltre a tali casi, vi sono state altre moschee sospettate di coinvolgimento in attività terroristiche. Per esempio, il Centro Islamico di San Marcellino, la più grande moschea in Campania, nei pressi di Napoli, è stato sotto inchiesta quattro volte dal 2005165. Nel 2009, il Centro attirò l’attenzione della polizia di Napoli, in seguito allo smantellamento di una rete che forniva agli immigrati clandestini supporto logistico. Si scoprì che, oltre all'assistenza economica, la moschea distribuiva passaporti e documenti falsi, ipotizzando un suo ruolo come base per estremisti islamici. A Vicenza, invece, la moschea è stata oggetto di indagine sotto la guida del suo Imam yemenita, sospettato di avere legami con estremisti, che sarebbero, a loro volta, collegati a un’altra moschea sospetta, quella di Via dei Mille a Venezia. In aggiunta, gestita da un Imam ispirato dall’ideologia della Fratellanza Musulmana, il signor Samir Khaldi, anche la moschea di Centocelle a Roma è stata sotto inchiesta dopo gli attentati di Londra del 2005 per aver ospitato uno degli attentatori durante un servizio di preghiera. Infine, l’Imam di Gallarate, il signor Mohamed el Mahfoudi, fu processato con l'accusa di avere legami con individui strettamente legati a Bin Laden, per poi, però, essere scagionato.

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