L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 novembre 2015

#No3guerramondiale, Putin sa benissimo che la strategia statunitense è quella di colpirlo mortalmente, come Xi Jinping sa benissimo che dopo toccherebbe alla Cina essere sottomessa per sempre


Strategia del caos, guerra a puntate e obbiettivi dell’occidente neocapitalista di Eugenio Orso

Guerra a puntate, o a pezzi, ma sempre più estesa, e l’aspetto entropico della strategia del caos applicata dagli agenti strategici neocapitalisti occidentali, coesistono diabolicamente in questo decennio. 

Mi viene in mente un romanzo distopico di Norman Spinrad, scritto negli anni sessanta e intitolato, appunto, Agent of Chaos. In questo bel romanzo di fantascienza, al conflitto sociopolitico fra un regime totalitario, spietato e invasivo, un po’ orwelliano e un po’ huxleyano, e i ribelli democratici che rappresentano i “buoni” resistenti, si sovrappone l’efficace strategia del caos dell’inquietante confraternita degli assassini, ispirata dagli scritti di Gregor Markowitz, in cui elementi irrazionali e religiosi giocano un ruolo importante.

La narrazione del conflitto che truffaldinamente propongono i media occidentali, in relazione alla Siria epicentro dello scontro, ricorda un poco il romanzo di Spinrad. Da una parte un dittatore spietato, Bashar Al-Assad, che “stermina il suo popolo”, come ripete a ogni occasione John Kerry, segretario di stato Usa, il quale mente sapendo di mentire, dall’altra i fantomatici “ribelli moderati”, presunti buoni quanto l’opposizione democratica in Agent of Chaos, e fra i due contendenti la confraternita degli assassini, incarnata dallo stato islamico o daesh, che semina a piacimento la morte e il caos. Una lettura propagandistica e sbagliata della guerra in Siria, ma funzionale agli inconfessabili disegni dell’occidente neocapitalista e dei suoi compari, primi fra tutti Arabia Saudita, Turchia e Israele.

Daesh è l’Agent of Chaos della situazione, non solo in Siria? Sicuramente è un potente strumento di destabilizzazione che ha potuto, però, crescere a dismisura e ottenere successi inquietanti, come la presa di Raqqa, Mosul, Ramadi, Derna, Sirte, grazie ai potenti “padrini” che lo coccolano, lo vezzeggiano e lo riforniscono di tutto ciò che gli serve: soldi, armi, mercenari, Toyota e Humvee, tecnici petroliferi e molto d’altro. Dietro il Chaos seminato con successo da daesh non vi è una cosmica Entropia, più forte che qualsiasi altra cosa come negli scritti immaginari di Markowitz, ma la longa manu neocapitalista che nella guerra a puntate, in corso da qualche anno, persegue obbietti importanti.

Del resto, dietro il “softpower” obamiano, rappresentato dai media pinocchieschi come una sorta di dominazione “dolce”, destabilizzazione, scenari di guerra e caos la fanno da padroni. Torna utile daesh, come si è rivelata utile la soldataglia ucraina euronazista contro gli interessi e le popolazioni russe nel Donbass.

Il vero e più immediato rischio, dopo l’abbattimento sul confine siriano del jet russo da parte dei turchi, pappa e ciccia con americani e Nato, è lo scoppio di un conflitto diretto con la Federazione e (forse) i suoi alleati più stretti. In tal caso, la guerra non sarà più a puntate, o a pezzettini, ma di respiro planetario, coinvolgendo l’Europa e forsanche la Cina, in un rapido crescendo nucleare-batteriologico-chimico.

Un lettore di Pauperclass, che si firma Stefano e commenta sul blog sensatamente, avanzando dubbi, obiezioni, ipotesi geopolitiche e talora critiche, mi fa presente, in proposito alla volontà occidentale di scatenare un conflitto con la Russia – ultima ratio regum per il totale controllo dell’Europa – che gli Usa & c. stanno semplicemente cercando di logorare Putin, per costringerlo a mettersi da parte o farlo mettere da parte dai suoi avversari interni, e aggiunge (con un po’ di ottimismo) che, a parte qualche pazzo alla McCain, loro non vogliono una guerra con la Russia, che si trasformerebbe in 48 ore in un conflitto nucleare, ma semplicemente logorare e far uscire di scena il buon Vladimir.

Mi permetto di dissentire, su questo punto, con il mio pur intelligente e attento lettore, poiché, come gli ho risposto, ci sono dei “pazzi” fra i neocon, nel Pentagono e nella Nato, fra i membri della classe globale dominante neocapitalista, che sono convinti di poter vincere un conflitto nucleare in piena regola, sferrando un potente primo colpo e abbattendo i missili balistici russi. Costoro non si curano del livello delle perdite e della vastità delle distruzioni. 

Alcuni membri delle élite occidentali sono addirittura sostenitori della “depopolazione” (come Bill Gates e George Soros), per ridurre la pressione sulle risorse e potersele accaparrare più agevolmente. Del resto, con ciò che hanno fatto in Medio Oriente, in Afghanistan e in Africa hanno dimostrato di essere del tutto privi di scrupoli e di non considerare degna di tutela la vita delle masse dominate. Quante centinaia di migliaia di morti e quanti milioni di profughi hanno provocato finora, con la guerra e la distruzione delle economie locali, cercando di ridisegnare brutalmente i confini sulle carte geografiche? E’ con questi mostri che abbiamo a che fare. Tornando per un attimo al romanzo di Norman Spinrad, dovremmo aver compreso che sono loro i veri capi della confraternita degli assassini, i più importanti agenti del caos. Come può esistere (ed esiste!) un ordine nel caos cosmico, fra le particelle che si muovono disordinate, così la strategia del caos, applicata su vasta scala dalle élite globaliste di matrice occidentale, è finalizzata a imporre il loro ordine sociale, politico, economico.

Costoro hanno degli obbiettivi abbastanza chiari da perseguire e lo faranno senza concessioni all’etica e all’umana pietà. Volendo riassumere con semplicità, i principali obbietti geopolitici che perseguono sono i seguenti:
  1. Il controllo assoluto dell’Europa, non solo con la firma del trattato-capestro transatlantico, ma piegando al suo interno qualsiasi possibile resistenza politica. Cosa c’è di meglio di una minaccia armata (daesh), o addirittura di una guerra (ben oltre il Donbass), per raggiungere questo scopo? Poco importa se ridurranno l’Europa in macerie, o quasi, perché per loro ciò che conta è assumerne il totale controllo.
  2. La destabilizzazione o la sconfitta sul campo della Russia, per eliminare la più forte potenza a loro avversa e, di conseguenza, raggiungere più facilmente l’obbiettivo 1. Possiamo pensare a una volontà perversa di smembrare la Federazione Russa e non solo far cadere Putin, sostituendolo con qualcuno a loro gradito.
  3. Far cadere Assad, come ripete ossessivamente il loro impiegato Obama, e smembrare oltre alla Siria anche l’Iraq. Ciò comporterebbe nel breve la caduta di Hezbollah in Libano e il caos in quel paese. In tal caso, il danno sarebbe evidente per un alleato importante della Russia come l’Iran e gli israelo-giudeo-sionisti sarebbero soddisfatti, poiché mirano a smembrare gli stati arabi che potrebbero minacciarli in entità territoriali più piccole, più deboli e in conflitto reciproco.
  4. Assicurarsi il controllo delle rotte dell’energia e delle fonti, neutralizzando su questo piano il fiero competitore russo e i suoi alleati più stretti.
Mi pare evidente che la caduta di Assad in Siria, per consegnarla ai “ribelli moderati”, non è il primo obbiettivo realmente perseguito. Certo, è un esito geopolitico di una certa rilevanza, ma il dominio in Europa e la distruzione con la guerra, o la dissoluzione della Federazione Russa, da smembrare in numerosi stati e staterelli (Siberia indipendente, Caucaso in fiamme, etc), vengono sicuramente prima e sono i risultati più ambiti, di ben altro respiro strategico. In particolare una vittoria sulla Russia, militare diretta o “sporca” attraverso la destabilizzazione, è un obbiettivo di cruciale importanza, da considerarsi propedeutico alla vittoria totale in Europa, ben oltre la firma del cosiddetto trattato transatlantico, per il libero commercio fra le due sponde dell’oceano.

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