L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 novembre 2015

NoTav, l'imbecillagine di Esposito, del corrotto Pd, si manifesta in tutte le occasioni

No Tav, Stefano Esposito condannato per diffamazione: "Lancio l'hashtag: orgogliosamente non sono Erri De Luca"

Pubblicato: Aggiornato:
ESPOSITO DE LUCA
 
 
"In mia difesa non si è levato il coro, quel circo che si è agitato a protezione di Erri De Luca. E meno male, aggiungo". Stefano Esposito è tutto sommato soddisfatto. Non tanto della condanna per diffamazione, a causa della quale il senatore ed ex assessore ai Trasporti di Roma dovrà risarcire 20mila euro a quattro attivisti No Tav (ma ha già annunciato ricorso in appello). Quanto per il fatto che "politici, giornali (anche il suo) e intellettuali non si siano schierati in mia difesa". Come invece è avvenuto per il processo per istigazione al sabotaggio a carico dello scrittore napoletano.
Esposito aveva accusato quattro persone di avere impartito direttive ai manifestanti in occasione dei disordini al cantiere della Torino-Lione l'8 dicembre 2011. Contattato dall'Huffington Post, racconta come ha preso la condanna per diffamazione: "Le sentenze non le giudico, le rispetto anche quando non le condivido. Aspettiamo le motivazioni, sottolineando che si tratta di una diffamazione neanche aggravata. Ma mi interessa piuttosto l'aspetto politico-sociologico della vicenda. Quello della cricca no-Tav, ex sessantottina che si eccitava all'idea di tornare sulle barricate contro lo Stato. La cosa divertente è questa. Gli ex sessantottini ed ex Lotta Continua, naturalmente tutti imborghesiti, hanno ritrovato intorno alla vicenda di Erri De Luca il risveglio dei loro sacri furori contro lo Stato".
"I no-Tav hanno provato a farmi stare zitto con le querele, ma tra assoluzioni e prescrizioni siamo a venti", dice Esposito. Secondo il senatore, però, la vicenda giudiziaria in questione è anche quella più interessante "perché mi è stata mossa dai capi dei no-Tav. La teoria di questi signori è che il movimento no-Tav non abbia capi: sia insomma un'entità senza testa, dove una persona decide di andare al cantiere a tirare bombe carta oppure appicca un incendio alla centralina lungo la Bologna-Firenze perché ha ricevuto un messaggio astrale".
Ecco perché ha già deciso di ricorrere in appello: "Perché non passi l'idea nelle carte giudiziarie che il movimento sia guidato da un'entità superiore che ogni tanto grazie ai suoi poteri magici lancia impulsi al movimento. Tuttavia ci sono le prove che queste persone hanno un ruolo di guida politica nei no-Tav".
Il senatore Esposito ha deciso di non far ricorso all'immunità parlamentare. Ma si pone una domanda: "Dove sono tutti quelli del circo che si sono messi intorno a De Luca, i direttori di giornale, uomini di spettacolo, presentatori televisivi, che hanno dedicato ore e ore a questo caso? Lo dico con una certa ironia". Allora lancia un hashtag, che tanto va di moda: "Il mio hashtag è questo: non sono Erri De Luca. Anzi: orgogliosamente non sono Erri De Luca". Chissà se diventerà trending topic su twitter. 

http://www.huffingtonpost.it/2015/11/28/stefano-esposito-erri-de-luca_n_8672170.html 

Nessun commento:

Posta un commento