L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 novembre 2015

Rita Katz&SITE è la fonte del terrore, pesca e/o crea video di rivendicazioni, materiali si materializzano come faceva il nostro ex giornalista Renato Farina che per denaro forniva e pubblicava notizie false nell'ambito dei nostri servizi segreti



Giovedì sera un nuovo attacco da parte di un gruppo armato ha preso di mira i fedeli sciiti di una moschea del distretto di Bogra, nel nord del Bangladesh. La mattina seguente, il «solito» messaggio di rivendicazione di Daesh è stato diramato dai media, diffuso precedentemente dal SITE Intelligence Group: gli unici che si ostinano, credo a torto, a legare il terrorismo locale bangladeshi al progetto di terrore internazionale di Daesh.

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L'attentato del distretto di Bogra, secondo quanto divulgato dai media bangladeshi, ricalca alla perfezione la dinamica di tutti gli attentati che nell'ultimo anno e mezzo hanno interessato il Bangladesh: pochi uomini armati di pistole o machete che attaccano o obiettivi «appariscenti» - intellettuali, progressisti, cooperanti stranieri - o, più di recente, minoranze di fedeli sciiti, in un paese a maggioranza schiacciante sunnita.
A Bogra c'è stata una sola vittima: il muezzin della moschea, 72enne. Gli altri fedeli, riuniti nella preghiera della sera, sembra siano tutti fuori pericolo.
Nella mattinata di oggi, puntuale, è arrivata la rivendicazione di Daesh, attraverso un messaggio su Twitter divulgato ai media dal SITE Intelligence Group, un'agenzia di intelligence privata con sede in Maryland, Stati Uniti. Tutte le rivendicazioni di Daesh, in tutti gli attentati di matrice estremista islamica in Bangladesh, sono sempre state confermate e diffuse esclusivamente da SITE, che insiste nel collegare l'aumento di violenze nel paese coi piani di terrore globale del sedicente Stato Islamico.
Il New Yorker, in un vecchio articolo, ha pubblicato un lungo ritratto di SITE e della sua fondatrice / direttrice, Rita Katz, diventata molto nota nella seconda metà degli anni Duemila occupandosi dell'attività telematica di al Qaeda: gli analisti di SITE si infiltravano sotto falso nome nelle chat dei jihadisti e ne ricavavano informazioni suoi prossimi attentati. Informazioni che SITE rendeva disponibili quasi immediatamente ai propri abbonati, a pagamento.
SITE non ha personale sul campo: agisce su internet, traducendo e selezionando informazioni che ritiene affidabili secondo un criterio sconosciuto. L'attività di SITE e di Rita Katz, in grado talvolta di anticipare le grandi agenzie statali di intelligence, ha destato in passato diverse critiche di islamofobia e, addirittura, di collaborazionismo incosciente coi terroristi. La divulgazione di rivendicazioni di attentati già commessi, infatti, contribuisce a diffondere il terrore nell'opinione pubblica, rischiando di prendere per vere delle rivendicazioni scritte a bella posta da attivisti online - di Daesh, nel caso bangladeshi -  che si appropriano ben volentieri del terrorismo altrui, portando acqua al proprio mulino.
È la tesi di Syed Tashfin Chowdhury, che su Asia Times ha escluso che Daesh possa essere attivo in Bangladesh, riconducendo i numerosi attentati degli ultimi tempi a una lotta intestina tra le sigle estremiste bangladeshi contro il governo di Dhaka, proprio mentre continuano a piovere sentenze - anche di morte - nel processo per crimini di guerra aperto dall'amministrazione in carica contro diversi «collaborazionisti» del Pakistan durante la guerra d'Indipendenza del 1971.
Come nota giustamente Chowdhury, il terrore bangladeshi è radicalmente diverso nella forma rispetto a quello di Daesh. Pochi uomini e poche vittime, rispetto alle carneficine di commando armati di tutto punto, pacchi bomba o attentati suicidi tipiche di Isis. Accmunare le due cose non fa altro che il gioco di Daesh, che già con l'ultimo numero del magazine patinato di Isis Dabiq - citato dalla brava Giulia Pompili proprio per quanto riguarda il Bangladesh -  raccontava del «ritorno del jihad nel Bengala». Quando il jihad in Bengala non c'è mai stato.
La strategia del terrore di Daesh, nel caso del Bangladesh, prevede l'appropriazione di attentati altrui con l'obiettivo di convincere l'opinione pubblica di una penetrazione di Isis in Bangladesh. Eventualità che esperti ed esponenti del governo di Dhaka continuano a escludere per le ragioni di cui sopra.
Ma le agenzie internazionali hanno fame di terrore e tutto, in tempi sconclusionati come questo, ricade nell'insieme Daesh, che ha maggiore appeal sul lettore. E, incidentalmente, aiuta la causa di Daesh.
Per questo, finché gli unici a unire Bangladesh e Isis saranno gli analisti di SITE - che vende le proprie indiscrezioni a privati, e più indiscrezioni ci sono più mercato c'è - qui si continuerà a sostenere che il terrorismo in Bangladesh non ha assolutamente niente a che vedere con Isis.
@majunteo

http://www.eastonline.eu/it/opinioni/elefanti-a-parte/bangladesh-daesh-e-l-unica-agenzia-privata-che-li-lega 

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