L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 novembre 2015

Siria&Parigi, bisognerebbe togliere di mezzo tutti i dirigenti degli Stati occidentali che hanno provocato questa situazione attaccando per quindici anni i Paesi musulmani

Turchia-Russia, Massimo Fini: "Un regalo all'Isis. Ora andrebbe puntellato Assad o ci sarà una guerra diversa"
25 novembre 2015 ore 13:02, Lucia Bigozzi

“Tutto quello che sta accadendo è un regalo all’Isis. I Paesi che dovrebbero combattere il Califfato si sparano l’uno contro l’altro”. Terza guerra mondiale? “Non nel senso di una guerra aperta, forse siamo di fronte alla guerra tra Occidente e radicalismo del mondo musulmano destinato ad aumentare per i nostri errori”. Due passaggi-chiave del ragionamento che Massimo Fini, giornalista, scrittore ed esperto di politica estera, argomenta nella conversazione con Intelligonews. 

L’aereo russo abbattuto dagli F-16 turchi, Obama che ha un problema con Putin, le nuove stragi terroristiche a Tunisi e nel Sinai: venti di guerra? Siamo alla vigilia della terza guerra mondiale? 

«Secondo me tutti questi avvenimenti rappresentano un regalo all’Isis. Non per niente, oggi Travaglio ha scritto un bel pezzo dal titolo “Il Califfo se la ride”. Il punto è che quelli che dovrebbero essere alleati si sparano l’uno contro l’altro, gli interessi sono talmente intricati, complessi e, nel frattempo, quelli dell’Isis sanno cosa vogliono. Tutti gli altri Paesi, invece, cosa vogliono forse lo sanno ma dovrebbero combattere l’Isis, non combattersi tra di loro»

Vede il rischio di una terza guerra mondiale?

«Se si intende nel senso di una guerra vera e propria, aperta, poniamo tra Russia e America con la Nato questo no. Forse la terza guerra mondiale, come aveva previsto Samuel Huntington, è la guerra tra Occidente e radicalismo del mondo musulmano, tra l’altro destinato ad aumentare perché tutte le operazioni che facciamo lì poi colpiscono anche i civili e sale la loro rabbia che poi va a confluire nell’unico punto di riferimento che oggi si chiama Isis. C’è una cosa che ho scritto e che vorrei evidenziare…».

Quale? 

«Pochi mesi prima di morire, il Mullah Omar scrisse una lettera aperta d Al Baghdadi dicendo di non pensare di entrare in Afghanistan perché la loro era una guerra di indipendenza e non avevano alcuna intenzione espansiva come, invece, ha l’Isis. Lo considero un elemento importante perché in questo modo i talebani sarebbero potuti diventare indirettamente nostri alleati, perché l’Isis tentava la penetrazione nel loro territorio ma il Mullah Omar li ha stoppati. Anzitutto, rilevo che noi in quel momento non abbiamo colto l’occasione; poi c'è il fatto che dopo la morte del Mullah Omar, l’Isis ha più facilità di estendersi all’Afghanistan tanto è vero che al confine con il Pakistan sono in corso combattimenti tra elementi dell’Isis e talebani. Avremmo dovuto aiutarli noi i talebani»

Maurizio Blondet a Intelligonews spiega che “non si sa se combattiamo l’Isis o Assad”. E’ così?

«Assad, come sta facendo la Russia, dovrebbe essere puntellato perché se cede Damasco … L’Isis non può passare verso l’Iran perché non ha la forza di farlo e neppure verso la Turchia, mentre invece potrebbe papparsi la Siria in quattro e quattr’otto e poi da lì avanzare ancora, perché dal punto di vista territoriale è la strada più facile. Dal punto di vista realistico Putin – anche per interessi suoi perché dentro la Russia ci sono intere regioni musulmane – questo lo ha capito mentre gli occidentali no. Obama e gli americani, con la loro intenzione di dover regolare la morale nel mondo avevano tracciato la famosa linea rossa, ma oggi sono in grave difficoltà ad appoggiare Assad; diciamo che sono vittime delle loro ipocrisie. Eppoi ci sono i francesi presi dalle loro manie di grandeur che hanno infuocato ancora di più lo scacchiere siriano. Ha presente la strage in Mali? Lì c’era una guerra tra Nord dove stavano i Tuareg che sono laici e Sud: i francesi non c’entravano assolutamente nulla; invece, sono intervenuti come al solito con i loro aerei, i Tuareg si sono ritirati e gli altri hanno trovato un punto di riferimento nell’Isis entrando nel conflitto globale. Infine, c’è il fatto che l’Europa non riesce a essere unita e finchè non sarà - ci vorrà del tempo ammesso che ce ne sia ancora a sufficienza – un’Europa politica resterà sempre divisa. Io vedo un’Europa a guida tedesca, sarebbe l’unica soluzione. Del resto la Merkel è l’unico uomo di Stato presente in Europa»

In tutto questo qual è il ruolo della Nato? Cosa dovrebbe fare dopo l’aereo russo abbattuto dai turchi?

«La Nato non è altro che una propaggine degli americani; ogni tanto mettono alla guida uno svedese ma di fatto Nato vuol dire americani e basta. L’altra cosa che complica tutto, anche se parte da lontano, è l’aver inserito la Turchia nella Nato e questo lo hanno voluto gli americani perché rappresentava per loro la grande portaerei da dove far partire le loro azioni. Solo che adesso, siccome la Turchia si sta spostando in senso islamico, è diventato un alleato molto ambiguo»

In che modo i giochi di potere si ripercuotono nella vita della gente comune?

«Beh incidono sicuramente. E’ chiaro che non possiamo essere più sicuri nell’andare alla Rinascente o da un’altra parte. O meglio, non dovremmo farci prendere da questa paura ma è un po’ difficile. Anche se una saggia signora romana ha detto che il pericolo di saltare in aria per mano di un kamikaze è minore di quello di morire in un incidente stradale, psicologicamente non è una bella situazione. Bisognerebbe togliere di mezzo tutti i dirigenti degli Stati occidentali che hanno provocato questa situazione attaccando per quindici anni i Paesi musulmani: era chiaro che ci sarebbe stata una reazione radicale che oggi si chiama Isis. Diciamo che siamo vittime dei nostri stessi governi, ma siccome siamo Paesi democratici, quei governi li abbiamo scelti ed eletti noi».

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