L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 novembre 2015

Siria&Parigi, la Russia e la Siria colpiscono gli oleodotti dell'Isis/al Qaeda che portano il petrolio in Turchia, dove gli occidentali lo comprano sottocosto

Siria: Mosca intensifica i raid e si allea con Parigi
di Redazione
21 novembre 2015, pubblicato in Enduring freedom
Sensibile incremento dell’impegno militare russo in Siria sia sul fronte aereo, navale e terrestre Benché Mosca continui a escludere l’impiego di forze terrestri in prima linea sostenendo di avere inviato solo consiglieri militari e istruttori aggregati all’esercito di Damasco si moltiplicano le segnalazioni di team di militari russi incluse forze speciali, coinvolti negli scontri ad Aleppo e Idlib.
Una parziale ammissione giunge dalle immagini mandate in onda  (per errore?) dalla tv russa che mostrano lo schieramento sul fronte bellico siriano (a Sadad, 60 chilometri a Sud di Homs) di elicotteri Mi-24 e Mi-8 e di un batteria di artiglieria della 120a brigata (normalmente di stanza in Siberia) ’con 6 obici  2A65 MSTA B da 152 millimetri.
Il Cremlino si limita ad ammettere di fornire solo assistenza tecnica ma potrebbe avere anche altre unità di artiglieria in Siria come quelle dotate di lanciarazzi campali pesanti TOS-1 già forniti anche all’esercito iracheno.
Considerevole incremento anche delle operazioni aeree che negli ultimi quattro giorni hanno visto i russi lanciare  101 missili da crociera, sia da aerei che da navi, e sganciare 1.400 tonnellate di bombe “contro i terroristi in Siria” (termine con cui Mosca definisce tutti i gruppi jihadisti siriani) come ha riferito il ministro della Difesa russo, Serghiei Shoigu. I missili da crociera lanciati da 4 navi nel Mar Caspio e 6 nel Mediterraneo avrebbero colpito diversi obiettivi nelle province di Aleppo, Idlib, Raqqa e Deir ez Zor, in quest’ultima un solo missile avrebbe ucciso circa 600 miliziani.
Con l’impiego di bombardieri a lungo raggio  la Russia ha quasi raddoppiato i numero di velivoli impegnati in Siria portandolo da 36 a 69 anche se i bombardieri decollano e atterrano direttamente in Russia. La scelta di impiegare i bombardieri  Tupolev  Tu-95MS, Tu-160  e Tu-22M3 potrebbe rispondere a diverse  esigenze.
Mostrare al mondo la capacità di Mosca di effettuare raid a lungo raggio con i velivoli per il bombardamento strategico e impiegare i missili da crociera per mostrare muscoli e tecnologia ma anche per smaltire scorte di armi ormai datate e prossime alla scadenza. Inoltre dopo un mese e mezzo di intenso impiego dei cacciabombardieri basati a Latakya le missioni dei bombardieri provenienti dalla Russia costituiscono un importante affiancamento per rafforzare la pressione sul nemico e al tempo stesso consentono un break logistico necessario ai Sukhoi 24, Su-25 e Su-34  basati in Siria..
Nel mirino delle armi russe non solo bersagli militari ma anche pozzi petroliferi, raffinerie e autobotti che esportano in Turchia il petrolio estratto dal Califfato.
Secondo Shoigu gli aerei russi hanno distrutto tra il 5 e il 20 novembre 15 depositi e centri di raffinazione di petrolio e 525 autocisterne.  Shoigu ha sottolineato l’avvio della cooperazione con i francesi nelle operazioni aeree contro lo Stato Islamico.
“Abbiamo iniziato a organizzare l’interazione con le forze armate francesi secondo i suoi ordini”, ha assicurato il ministro della Difesa a Putin che aveva chiesto alle navi russe nel Mediterraneo di operare con i francesi “come alleati”.
Un’intesa che mostra anche  connotati propagandistici come il cane poliziotto donato da Mosca (il cucciolo Dobrinya) alla polizia francese dopo la morte di “Diesel” nel blitz contro i terroristi o le immagini degli avieri russi che scrivono sulle bombe destinate a colpire la Siria messaggi che ricordano la strage di venerdì 13 quali “per Parigi” o “per i nostri ragazzi”.
Un messaggio di solidarietà alla Francia che, lasciata sola dai partner NATO e Ue nella volontà di fare davvero la guerra allo Stato Islamico, si troa costretta a cooperare con i russi e con il regime di Bashar Assad fino a una settimana ore sono considerato nemico da Hollande tanto quanto il Califfato.
Foto Marina Russa, Aeronautica Russa, TV Russia e Iraqi TV

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