L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 novembre 2015

Siria&Parigi, ma che cosa abbiamo fatto? quanta responsabilità abbiamo? Perchè permettiamo la Rivoluzione a Pagamento nelle terre Siriane?

Stare fuori dal conflitto
tra l’Iran e la Turchia

di Francesca Romana Fantetti
26 novembre 2015ESTERI
 
Appena la Francia con Hollande ha messo piede in Russia, la Turchia ha abbattuto un aereo sovietico che ha volato per meno di diciassette secondi sopra un istmo di terra turca che si allunga su territorio siriano. La Turchia ha abbattuto un caccia militare che combatte lo Stato islamico, si dice alleata dell’Occidente nella lotta contro il terrorismo, è membro della Nato e chiede di far parte dell’Unione europea. Al momento sta provocando la Russia perché questa risponda e reagisca in modo da poter chiedere la reazione dell’Alleanza atlantica e rendere vano così l’asse nascente tra la Russia e l’Europa nella lotta allo Stato islamico.
L’ambasciatore russo in Francia ha dichiarato che “la Russia è pronta a costituire uno stato maggiore congiunto”, cioè a creare un’alleanza con Francia e Stati Uniti che comprenda anche la Turchia, se lo vuole. Un’unione che ha come obiettivo la distruzione dell’Isis. Testualmente ha detto: “Siamo pronti a pianificare insieme i bombardamenti sulle posizioni del Daesh (acronimo in arabo con cui viene indicato l’Isis) ed a costituire per questo uno stato maggiore congiunto con la Francia, l’America e con tutti i Paesi che vogliono entrare in questa coalizione. I turchi se vogliono sono i benvenuti”.
La fallimentare Unione europea della Merkel ha intenzione di dare alla Turchia tre miliardi di euro per fare fronte alla crisi dei rifugiati; ieri la Turchia ha ricevuto la convocazione da parte dei 28 Paesi del Patto atlantico ovvero del Consiglio Nato, e le è stato conferito anche il Premio europeo Lux, nato nel 2007 per i cinquant’anni dei Trattati di Roma, per il film del regista turco-francese dal titolo “Mustang” che racconta la condizione della donna nella Turchia integralista di oggi, ovvero oscurantismo religioso, oppressione, veli, violenze, punizioni, matrimoni forzati, reclusione, morte, suicidi per disperazione, negazione di qualsivoglia libertà, diritti negati, inesistenti, le donne al pari delle bestie, contro qualsivoglia dignità delle persona ancora prima che della donna.
La Russia sta svolgendo un ruolo di prim’ordine all’interno dello scacchiere internazionale nella lotta al terrorismo islamico. Gli Stati Uniti con Barack Obama hanno sostenuto da ultimo di riconoscere il diritto della Turchia a rispondere alle violazioni del proprio spazio aereo. La crisi siriana sta facendo cioè da amo ad un’escalation da brividi in ambito geopolitico e tattico.
Solo negli ultimi giorni Vladimir Putin ha incontrato, ravvivando e tessendo rapporti, esponenti di Iran, Giordania ed Egitto per rafforzare la coalizione comune contro i ribelli estremisti in Siria ed i loro alleati sponsor nel Golfo. La Turchia è a maggioranza sunnita ed Erdogan si dice moderato sunnita, mentre l’Iran, sua eterna rivale, è sciita. Ciò aiuta a “spiegare” gli accadimenti attuali da parte di una Turchia di Erdogan che intende tornare a fasti e conquiste da impero ottomano, e anche l’esclusione di Putin nel rispondere militarmente. Il problema è riconducibile all’odio tra sunniti e sciiti. I sunniti sono l’ottanta per cento dei musulmani, la parte sunnita è cioè maggioritaria nel mondo islamico, ricca grazie al petrolio, e ha dato vita, fra le tante altre organizzazioni, alla Fratellanza Musulmana estremista islamica, all’Isis dopo Al-Qaeda, i talebani, Jabhat al-Nusra, Hamas, Boko Haram.
Si è in presenza cioè di un mondo complesso, suddiviso in molte realtà. Gli sciiti, che pure dispongono di varie milizie come Hezbollah, houthi e parecchie sottobranche, sono e si sentono una minoranza e ritengono di dovere avere da sempre un risarcimento per essere stati vittime di un fratello maggiore che li giudica con disprezzo e ancor più, molto spesso, come nemici mortali. L’Isis si avventa con crudeltà cannibalesca contro i propri “fratelli” sciiti e ciò che li differenzia è in sostanza nel fatto che quando il Profeta morì nel 632 e i suoi compagni scelsero come successore Abu Bakr, che divenne il primo califfo, il gruppo avverso, cioè gli sciiti, ritenne che fosse il genero di Maometto, Ali, a dover diventare il capo e condurre l’Islam alla conquista del mondo. I seguaci di Ali furono perseguitati, cacciati dai territori arabi e col tempo si insediarono nell’Impero persiano, l’Iran si convertì interamente allo sciismo all’inizio del XVI secolo.
Per i sunniti i testi sacri sciiti e le loro interpretazioni sono eresia punibile con la morte. Relegati a minoranza perseguitata, convinti di essere i veri eredi di Muhammad, gli sciiti hanno sempre coltivato la dottrina della jihad. È Khomeini, autodefinitosi il rappresentante del Mahdi nel primo governo di Allah nel mondo, ad avere riportato il potere politico nelle mani degli ayatollah, delle guide religiose, sconvolgendo l’intero Islam e promettendo la rivincita sciita sull’intero mondo islamico. Gli sciiti, così ha ripetuto più volte Ahmadinejad, sono convinti che il Mahdi apparirà, “quando il mondo sarà caduto nel caos e divamperà la guerra fra razze umane, senza ragione”, cioè che, per fare ricomparire il Mahdi ci voglia una conflagrazione mondiale, e quindi la Repubblica Islamica dell’Iran cerca da sempre di creare la situazione esplosiva.
Russia e Turchia “giocano” in campi avversi in Siria, pur avendo nel tempo stabilito tra loro relazioni reciproche, ad esempio il sessanta per cento dell’approvvigionamento energetico turco dipende dalla Russia, e solo l’anno scorso la russa Gazprom e la turca Botas hanno firmato un accordo per dare vita al Turkish stream, un gasdotto per convogliare 63 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia passando dal Mar Nero e dall’Anatolia, oltre ad avere in comune edilizia, nucleare e turismo per un giro d’affari da miliardi di euro. Putin ha affermato con chiarezza, al G20 di Antalya, che “l’Isis è finanziato da individui di quaranta Paesi, inclusi alcuni membri del G20”, inevitabile pensare ad Arabia Saudita, Qatar e Turchia; l’interesse di Erdogan è quello di eliminare il regime di Assad e mantenere una Siria destabilizzata per avere la supremazia nel mondo islamico.
Oggi è il probabile inizio del conflitto tra la Turchia e l’Iran. Per l’Iran il presidente siriano Assad è essenziale, esattamente come lo sono gli Hezbollah. È l’asse sciita. I russi entrano in Siria per appoggiare Assad e i turchi abbattono un jet russo. Tutto questo non può che portare alla guerra tra la Turchia e l’Iran, l’escalation militare è iniziata e il conflitto è con tutta probabilità molto vicino. La Turchia ha tradito la Nato negli ultimi anni rifiutando di cooperare e ha permesso allo Stato islamico di diventare forte comprando il petrolio.
L’Europa, noi, l’Occidente, dobbiamo avere chiara l’unica possibilità di scelta a nostra disposizione: starne fuori.

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