L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 novembre 2015

Siria&Parigi, non è nostra responsabilità della politica neo-coloniale francese e del suo protagonismo-interesse per bombardare umanamente il popolo libico gettandolo nella piena disperazione e in mano all'Isis/al Qaeda, nel fare le guerre dell'Uranio in Ciad e nel depredare di risorse tutto il Sahel

Mali; Romano Prodi, ex inviato speciale Onu in Sahel: "Metà del Paese è fuori controllo. Attentati sono legati fra loro"

Pubblicato:
ROMANO PRODI

In Mali "metà del paese non è sotto controllo, quindi per me non è una sorpresa quello che è avvenuto". Lo afferma a Sky Tg24 Romano Prodi, ex presidente fdel Consiglio e della Commissione Ue, ma anche ex inviato speciale Onu in Sahel, commenta l'assalto all'Hotel Radisson di Bamako. Nel paese, aggiunge, "abbiamo le zone di Timbuctù. la zona di Gao, la zona di Kidal soprattutto, in cui l'esercito francese ha preso il controllo delle città, ma tutto attorno è in mano a nessuno, in mano alle bande armate. Il fatto di aver fatto una sortita in città non era difficile, data la situazione esistente, che da un paio d'anni è in stallo, una situazione di sospensione di tutto".
Secondo Romano Prodi, "l'errore della guerra di Libia è all'origine" di questa escalation di terrorismo, "anche l'attacco da nord nel Mali è arrivato quando si è dissolto l'esercito libico, avevano solo armi e hanno vuotato gli arsenali di Gheddafi e si sono sparse armi ovunque".
C'è un legame fra gli attacchi di Parigi e quelli in Mali. "I vari gruppi terroristici sono legati fra loro, non è possibile che queste cose avvengano senza che ci sia, non dico una regia unica, ma dei collegamenti organici fra le diverse fazioni". Prodi racconta che "quando andai in Egitto a parlare con l'allora presidente Morsi, che era contro l'intervento francese, mi spiegò che la sua preoccupazione era che i terroristi del Sahel si unissero con quelli del Sinai, vedeva già in quel momento un legame. Non consideriamo questi episodi come interamente staccati tra di loro. Può darsi che ognuno abbia preso l'iniziativa, ma c'è certamente un coro che li guida".
Per quanto riguarda le iniziative nel contrasto al terrorismo, Prodi indica due strade: una intelligence comune europea e un maggior coinvolgimento di Vladimir Putin. Sul primo fronte dice che "è inconcepibile" la resistenza francese, "una cosa che ritenevo indispensabile era proprio un cammino verso l'intelligence comune europea, mi sorprende abbastanza che la Francia dica no perché uno dei problemi è la mancanza di coordinamento tra paesi per cui c'è una struttura a Bruxelles e la polizia francese non ne sa nulla. Se è così andiamo nella direzione opposta". Sul secondo fronte, Prodi afferma che "il ruolo di Putin è del tutto determinante perché è il ponte e l'arbitro del rapporto con Assad e con il governo siriano. Difficilmente si può fare qualsiasi cosa in Siria senza un rapporto stretto con Putin".

Nessun commento:

Posta un commento