L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 novembre 2015

Turchia, l'imbecille Erdogan ha risposto alle accuse di Putin al G20 che intorno al tavolo c'erano diversi stati che aiutano l'Isis/al Qaeda. Putin ha parlato chiaro e apertamente, la Turchia e gli Stati Uniti vogliono, fortemente vogliono, la 3° Guerra Mondiale

I TURCHI ABBATTONO UN SUKHOI RUSSO AL CONFINE SIRIANO

di Gianandrea Gaiani
24 novembre 2015, pubblicato in Enduring freedom
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(aggiornato alle ore 8,35 del 25 novembre)
Dopo settimane di sfide e avvertimenti lungo la frontiera incandescente tra Russia e Siria e dopo l’abbattimento di un mini-drone russo in territorio turco il 10 ottobre scorso, ieri mattina i caccia F-16 dell’aeronautica di Ankara hanno abbattuto un bombardiere russo Sukhoi Su-24.
Secondo fonti militari turche il velivolo russo volava a 6 mila metri di quota e avrebbe violato lo spazio aereo turco nel distretto di Yayladag, nella provincia sudorientale di Hatay dove i ribelli siriani subiscono la controffensiva delle forze di Damasco appoggiate dai velivoli russi.
Il velivolo, colpito a quanto sembra da un missile lanciato da un caccia F-16 turco, si è schiantato al suolo in territorio siriano. La tv Haberturk ha mostrato in un video il momento della caduta del velivolo in territorio siriano nel villaggio di Yamadi, villaggio turcomanno tra le montagne a nord di Latakya, un’area dove da alcuni giorni sono in corso raid aerei russi e siriani.
Nella lettera inviata da Ankara al Consiglio di Sicurezza Onu e al segretario generale Ban Ki Moon si legge che “due aerei Su-24 hanno avvicinato lo spazio aereo nazionale della Turchia nella regione di Yayladagi/Hatay.
I velivoli sono stati avvertiti 10 volte nell’arco di 5 minuti attraverso il canale `Emergency´ ed è stato richiesto loro di cambiare direzione verso sud. Ignorando questi avvertimenti entrambi gli aerei hanno violato lo spazio aereo nazionale turco per 17 secondi a partire dalle 09:24:05 ora locale. In seguito alla violazione, l’aereo numero 1 ha lasciato lo spazio aereo turco. Al secondo è stato sparato un missile da caccia  F-16 turchi in azione di pattugliamento.
L’aereo 2 è quindi precipitato sul lato siriano del confine fra Turchia e Siria”. Gli Stati Uniti hanno confermato che “l’aereo russo ha ignorato gli avvertimenti di Ankara” fa sapere il portavoce del Pentagono Steve Warren ma non è chiaro come possano esservi stati 10 ammonimenti ai jet russi nell’arco di 5 minuti a lasciare lo spazio aereo turco se, come sostiene Ankara, i Sukhoi lo hanno violato solo per 17 secondi.
Incerta la sorte dei due militari a bordo, entrambi riusciti ad eiettarsi.
Nella serata di ieri lo stato maggiore russo ha fatto sapere che uno dei due è morto, ucciso da un colpo sparato da terra mentre scendeva con il paracadute. Secondo Ankara i due piloti russi sarebbero ancora vivi ma in mano ai ribelli. Alpaslan Celik, a capo delle forze turcomanne anti-Assad presenti nell’area, aveva sostenuto che pilota e navigatore del Sukhoi erano stati uccisi mentre scendevano col paracadute:
“I nostri compagni hanno aperto il fuoco e li hanno uccisi mentre erano ancora in aria”. Un altro gruppo di ribelli, la Decima Brigata dell’Esercito Siriano Libero ha  inviato all’agenzia Reuters e a numerose emittenti un video che mostrava il corpo di un soldato in divisa con una grave ferita alla testa, intorno alcune persone che gridavano “Allah u Akhbar” (Dio è il più grande).
In ogni caso Sukhoi e piloti sono caduti in territorio siriano, dettaglio non indifferente che alimenta così la versione di Mosca che nega lo sconfinamento del suo bombardiere, uno dei 12 Sukhoi 24 basati a Latakya.
La zona dell’abbattimento è stata sorvolata da elicotteri russi alla ricerca del pilota e del navigatore del Sukhoi e un Mi-8 in missione di ricerca e soccorso (SAR) è stato colpito (pare da un missile) lanciato dai ribelli siriani. Un pilota è rimasto ucciso, come conferma il Ministero della Difesa russo, mentre gli altri 9 militari a bordo sarebbero riuscite a salvarsi.
Il jet abbattuto volava, come sempre accade, in coppia con un altro velivolo dello stesso tipo segnalato dalla difesa aerea turca e che si sarebbe allontanato. Il premier turco, Ahmet Davutoglu, che secondo il sito Sabah avrebbe disposto personalmente di abbattere il velivolo di Mosca, ha ordinato al ministero degli Esteri di avviare una consultazione d’urgenza con la Nato, l’Onu e i Paesi interessati.
Il ministero della Difesa russa ha definito l’abbattimento del jet “un atto ostile” mentre Vladimir Putin, ha parlato di “un crimine”, di “una pugnalata alla schiena sferrata da complici dei terroristi” e ha avvertito che l’incidente avrà “serie ripercussioni” sui rapporti tra Mosca e Ankara. Il capo del Cremlino ha affermato che il velivolo non minacciava la Turchia ed è caduto 4 chilometri all’interno del territorio siriano.
Del resto se avesse voluto penetrare le difese aeree turche sfuggendo ai radar, la coppia di Su-24 avrebbe volato a quote molto basse, missione peraltro “naturale” per il Fencer concepito durante la Guerra Fredda proprio per la penetrazione a bassa quota delle difese della Nato.
La quota di 6 mila metri mantenuta dai due velivoli rivela l’intenzione di colpire obiettivi in Siria al riparo dai missili antiaerei portatili impiegati dai ribelli (attivi fino a 4.500 metri) ma senza preoccuparsi di essere rilevati dai radar turchi.
“La Turchia vuole mettere la Nato al servizio dell’Isis?” ha aggiunto Putin che oggi incontrerà il presidente francese Francois Hollande, reduce dall’incontro con Barack Obama dal quale non ha ottenuto nessun impegno a intensificare la guerra allo Stato Islamico.
Annullata la visita prevista per oggi a Istanbul del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, programmata per un chiarimento dopo le tensioni causate dai raid aerei di Mosca sulla Siria. Russia e Turchia sono ai ferri corti dopo l’intervento militare di Mosca nel conflitto siriano che ha rinforzato il regime di Bashar Assad e sta colpendo duramente le forze ribelli islamiste sostenuta da arabi e turchi nel nord del Paese.
Il presidente turco Erdogan ha precisato che nella zona in cui l’aereo russo è stato abbattuto non ci sono terroristi: “Condanniamo fermamente l’intensificazione degli attacchi contro i turcomanni.
In quella zona non c’è l’Isis, ci sono i turcomanni. Noi sosteniamo i nostri fratelli”. Frase che lascerebbe intendere che l’abbattimento del Sukhoi è stata una “rappresaglia” per le incursioni russe contro un gruppo armato siriano molto vicino ad Ankara.
Ankara ha sempre sostenuto, neppure troppo segretamente, molti movimenti armati attivi contro il regime di Bashar Assad inclusi quelli più forti, cioè qaedisti e Stato Islamico, considerati il miglior “antidoto” contro l’affermarsi di un’entità territoriale autonoma curda che potrebbe saldarsi con quella già esistente nel Kurdistan iracheno.
Dal luglio scorso infatti Ankara ha aderito alla campagna contro l’Isis limitandosi però a colpire le postazioni curde in Iraq e Siria, cioè milizie che combattono lo Stato Islamico.
L’abbattimento dell’aereo russo innalza ulteriormente la tensione nella regione e di fatto apre una nuova crisi tra la Russia e la NATO, alleanza di cui la Turchia fa parte anche se il vertice d’emergenza tenutosi ieri non ha registrato un grande entusiasmo degli alleati per la causa turca. “Le valutazioni che abbiamo dagli alleati sono in linea con le informazioni che abbiamo dalla Turchia, Siamo solidali con la Turchia e sosteniamo l’integrità territoriale del nostro alleato Nato” ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg,
Ankara aveva espresso recentemente il suo disappunto per la decisione degli alleati di ritirare dal sud della Turchia lo schieramento di missili antimissile Patriot dispiegato due anni or sono per far fronte a eventuali minacce portate da aerei e missili balistici siriani.
Era balenata anche l’ipotesi di sostituire alcun batterie tedesche e spagnole con sistemi SAMP/T italiani e francesi ma poi anche Washington aveva deciso di chiudere la missione.Abbattendo il Sukhoi 24 russo Erdogan sembra volersi garantire il supporto della NATO e degli USA per contrastare le forze di Mosca che stanno rovesciando le sorti del conflitto siriano.
Impossibile non notare del resto che l’abbattimento avviene a pochi giorni dall’affermarsi dell’inaspettata alleanza russo-francese contro lo Stato Islamico che ad Ankara potrebbero considerare un’ulteriore minaccia per gli interessi nazionali turchi.
In questa risi, aspetto curioso e paradossale, la Nato è in imbarazzo: uno dei suoi Stati membri (la Francia) è uno stretto alleato dei russi contro il Califfato mentre un altro membro (la Turchia) abbatte i jet di Mosca.
Erdogan sembra non essere riuscito a ottenere il supporto degli Stati Uniti per mettere in difficoltà i russi in Siria: il presidente Barack Obama ha chiamato il presidente turco esprimendo il sostegno di Usa e Nato alla Turchia e al suo diritto di difendere la propria sovranità ma sottolineando la necessità di evitare un’escalation con Mosca e assicurare che l’incidente del jet russo abbattuto non si ripeta.
Il rischio di un’escalation è però ora più tangibile anche perché i russi schierano a Latakya almeno 4 caccia Sukhoi 30 e 6 cacciabombardieri Sukhoi 34 oltre a sistemi di difesa aerea Buk e Tor M-2 mentre l’incrociatore Moskva dotato di missili antiaerei a lungo raggio  SA-N 6, versione navale degli S-300PMU (in grado di penetrare lo spazio aereo turco e di individuare i jet turchi che sorvolano regolarmente lo spazio aereo siriano) ha avuto l’ordine di avvicinarsi alla costa di Latakya.
“Avvisiamo che tutti i bersagli che rappresentano per noi un pericolo potenziale saranno distrutti” ha ammonito Serghei Rudski, capo dipartimento operativo dello Stato maggiore Difesa russo.
Da ieri inoltre la Russia ha accentuato il suo coinvolgimento nelle operazioni terrestri al fianco dell’esercito di Damasco.
Dopo aver dispiegato almeno una batteria di artiglieria, forze speciali e consiglieri militari, ieri sarebbero entrati in azione sul fronte di Aleppo 20 tank T-90 la cui presenza era già stata segnalata a Tartus dopo il loro sbarco da una nave per operazioni anfibie russa. Il quotidiano libanese as Safir, vicino a Damasco, ha citato “fonti siriane” riferendo del dispiegamento dei T-90 nell’aeroporto di Nayrab, base governativa nella regione settentrionale di Aleppo. Non è però chiaro se gli equipaggi dei carri siano russi o siriani.
Foto: Aeronautica turca,  Haberturk tv, Aeronautica russa

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