L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 dicembre 2015

2015 crisi economica, il Fmi per conto della Fed invita la Cina a evitare contromosse che anticipano il rialzo dei tassi d'interessi del 15 dicembre 2015. Sarà sufficiente la compensazione data?


Da oggi nelle riserve del Fondo monetario internazionale ci sarà anche la valuta cinese, lo yuan.
La decisione del consiglio esecutivo è molto importante, poiché con essa si riconosce all’economia cinese un valore di primo piano nell’ambito della finanza globale. Prima di oggi infatti, l’FMI ammetteva solo i dollari, gli euro, gli yen e le sterline, come valute a disposizione per i prestiti internazionali.
A partire dal 1° ottobre, la data entro la quale entrerà in vigore questa misura, la Cina avrà un riscontro effettivo degli sforzi fatti in campo economico. Lo yuan risponde infatti a due requisiti fondamentali: è una moneta ampiamente utilizzata nel commercio internazionale ed è  “liberamente utilizzata”.
Nonostante sia la seconda economia mondiale infatti, la Cina risulta notevolmente sottorappresentata nel Fondo, a causa del potere di veto esercitato dal Congresso degli Usa, che di fatto stabiliscono i paesi rappresentati all’interno dell’Fmi.
Ovviamente questa operazione non avrà ripercussioni travolgenti: la moneta cinese rappresenta infatti oggi il 2,5% delle transazioni internazionali contro il 3% dello yen, il 29% dell’euro e il 43% del dollaro americano, ma i grossi sacrifici fatti da Pechino per la crescita economica, quanto meno vengono riconosciuti.
Ecco Alessandro Merli su il Sole24Ore come spiega la decisione di oggi
Oltre al valore simbolico del riconoscimento alla Cina del ruolo di potenza economica, l’inserimento dello yuan nei dsp ha alcune importanti conseguenze pratiche: dovrebbe infatti produrre un graduale flusso di fondi sullo yuan da parte delle banche centrali, dei fondi sovrani e delle altre istituzioni multilaterali, flusso che in parte è già cominciato (una settantina di banche centrali hanno investito parte delle loro riserve ufficiali in yuan). La sola riallocazione di un 1% delle riserve internazionali sullo yuan significherebbe un flusso di 80 miliardi di dollari l’anno.
http://iljournal.today/economia/cosa-vuol-dire-che-lfmi-ammette-lo-yuan-nelle-sue-riserve-monetarie/ 

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