L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 dicembre 2015

Africa, le infrastrutture sono costruite da manodopera cinese, Xi Jinping ha promesso che terrà conto della fame di lavoro degli africani

FORUM SULLA COOPERAZIONE CINA-AFRICA, LE PROPOSTE E GLI OBIETTIVI DI PECHINO

    di  .  Scritto  il  4 dicembre 2015  

Cina e Africa “devono” lavorare insieme per affinare l’attuale grado di cooperazione in un’ottica di mutuo sviluppo all’interno della cornice rappresentata dal Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC). In questi termini ieri in Sudafrica si è espresso il presidente cinese Xi Jinping, alla vigilia dei due giorni di lavori del Forum che sarà ospitato a Johannesburg e che vedrà la partecipazione di numerosi capi di Stato venuti da tutto il continente per parlare di affari e di cooperazione.cina-africa
Ma di affari, Xi parla già da quando alcuni giorni fa è sbarcato ad Harare, capitale di uno Stato, lo Zimbabwe, messo all’indice dai paesi occidentali, in particolare dalla vecchia potenza coloniale, l’Inghilterra. Ad Harare, Xi ha stretto la mano all’anziano Robert MUgabe e firmato 12 accordi, uno dei quali da 1,2 miliardi di dollari per la realizzazione di una centrale termica.
Ma anche in Sudafrica, Xi non è stato da meno, stringendo la mano a Jacob Zuma e assistendo alla firma di accordi per 6,5 miliardi di dollari, destinati soprattutto al potenziamento delle infrastrutture e avviando una collaborazione più stretta per lo sviluppo di impianti nucleari per la produzione di energia di cui tanto necessita la più matura e industrializzata tra le economie africane.
Al di là delle frasi di circostanza e di temi che ricorrono con regolarità quando si parla di Africa, Xi qualcosa di nuovo lo ha detto. Ha riconosciuto il ruolo crescente dell’Unione Africana e promesso sostegno perché l’Africa, attraverso l’Unione Africana, pesi di più nei consessi internazionali. Ha promesso tecnologie e formazione per lo sviluppo del settore manifatturiero. Ha indirettamente fornito indicazioni di un aggiustamento di rotta che tenga in maggior conto alcune esigenze africane, come quella – fondamentale – di creare occupazione per una popolazione che raddoppierà in pochi decenni.

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