L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 dicembre 2015

Arexpo-Expo, il brillante Sala preventivato 5 milioni per la bonifica ne servono 10 volte tanti

Expo, ricavi per 736 milioni


MILANO
Al momento è un pareggio sostanziale, quello approvato ieri dal cda della società Expo 2015. Si tratta di un preconsuntivo, perché il bilancio vero e proprio non sarà pronto prima di febbraio. Tuttavia i consiglieri si dicono tranquilli, in particolare il commissario uscente di Expo Giuseppe Sala, che ha già dato le sue dimissioni per candidarsi nella corsa elettorale per le primarie del centrosinistra milanese, in vista delle amministrative del 2016. Domani scenderà ufficialmente in campo.
Ecco i numeri di Expo annunciati ieri, che poi andranno definiti nel dettaglio nei prossimi mesi. «L’esercizio dell’anno in corso si chiude con un margine operativo lordo positivo per 14,9 milioni di euro, che deriva da ricavi pari a 736,1 milioni di euro e costi di gestione del valore di 721,2 milioni di euro. Grazie all’oculato impiego delle risorse degli anni passati, il patrimonio netto della società Expo 2015 a fine 2015 è previsto positivo per 14,2 milioni di euro», così la nota della società.
Quello che l’Expo è chiamata a far quadrare è il costo di gestione dei sei mesi dell’evento universale, che doveva essere pari a 800 milioni, ma che evidentemente, stando a quando dichiarato dai vertici societari, si è ridotto a 721 milioni. Le voci principali di ricavo sono la vendita dei biglietti (e di gadget), la partecipazione di sponsor e il pagamento di commissioni per l’esercizio della ristorazione nel sito e nei padiglioni.
I biglietti venduti hanno superato i 21,5 milioni, con un biglietto medio di circa 22 euro ipotizzato inizialmente. Solo che la politica di sconti e promozioni cresciuta di mese in mese non è certo che abbia permesso di coprire un terzo del bilancio, come immaginato a inizio anno. Questo significa che buona parte dei ricavi sono stati garantiti dalle fee su ristoranti e dai partner.
Ci sarà da valutare nei prossimi mesi anche la possibile fusione con Arexpo, la società proprietaria dei terreni su cui è sorto il sito espositivo, per 1,1 milioni di metri quadrati. La questione non è solo gestionale, in vista dello smantellamento dei padiglioni e della realizzazione di un parco tecnologico nazionale con università e centri di ricerca. La questione impatta anche sui conti.
Prima di tutto c’è un azionista, Fondazione Fiera Milano, che punta ad uscire da Arexpo vendendo le sue quote di minoranza (acquisite per 26 milioni). Poi Arexpo e Expo devono decidere come pagare le bonifiche, le infrastrutture che sopravvivono all’evento e la loro manutenzione. Expo, ad esempio, ritiene che le bonifiche a suo carico siano pari a 5,4 milioni, ma Arexpo non vuole saperne di pagare i restanti 60 milioni. Stessa cosa vale per il valore reale delle opere, che deve essere valutato: Expo dichiara 251 milioni, contro i 467 ipotizzati inizialmente. Pertanto Arexpo chiede di tenere conto della difformità. C’è anche la rifunzionalizzazione del sito, che per Arexpo ammonta a 24,5 milioni e che, secondo la società dei terreni, dovrebbe pagare Expo. Insomma, molte le cose ancora da definire, sebbene una fusione possa mettere fine al dibattito.

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