L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 dicembre 2015

Banca Etruria, il Boschi ha partecipata convintamente al banchetto con i soldi dei risparmiatori

I premi a pioggia ai vertici mentre Banca Etruria affonda

Il verbale choc di Bankitalia: "Al personale premi per 2,1 milioni". Al dg Bronchi una buonuscita da 900mila euro

Il cda di Banca Etruria, non lo si può negare, era di manica larga. Anche quando l'istituto stava affondando.





Il 27 settembre del 2013, quando le sofferenze sui crediti segnano un negativo di due miliardi di euro e sulle filiali sparse sul territorio piove il diktat di vendere 110 milioni diobbligazioni subordinate, l'istituto stacca 2,1 milioni di euro di premi per il personale "per il conseguimento di traguardi importanti".
Dalle fidejussioni inefficaci alla media evidentemente alta di 550 pratiche in mano a ciascun funzionario, dalle documentazioni carenti ai ritardi. Il pasticcio di Banca Etruria è uno scandalo annunciato. Una gestione fallimentare che non ha mancato di deliberare spese e premi stratosferici per ingrassare i vertici dell'istituto. "Negli ultimi cinque anni - scrivono gli uomini della Banca d'Italia nell'ultima ispezione alla Banca Etruria - gli emolumenti per tutti i membri del cda ammontano a 14 milioni di euro". Emolumenti che vengono staccati tra il 2008 e il 2013. Tanto che l'ispettore della vigilanza Giordano di Veglia chiede che venga avviata una procedura di sanzione per anomalie nelle "politiche e prassi di remunerazione e incentivazione". Nel mirino degli ispettori di via Nazionale finiscono anche 15 milioni di euro spesi in "consulenze e servizi" che non vengono affatto rendicontati. A questi si aggiungono i 185 milioni di euro di prestiti con il fido dai consiglieri di cui 18 milioni finiti in perdita.
Oltre ai premi generosi, il cda di Banca Etruria assicurava buone uscite da leccarsi i baffi. Ne sa qualcosa il direttore generale Luca Bronchi che è rimasto in carica fino al primo luglio 2014. Nonostante l'istituto abbia chiuso il 2013 con un passivo di 300 milioni di euro, Bronchi se ne va con un assegno da 900mila euro. Mica male se si pensa che sei mesi dopo Banca Etruria chiuderà il 2014 con un buco da 517 milioni di euro.

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