L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 dicembre 2015

Fronte Unico per l'uscita dall'Euro, gli ospedali e servizi chiudono perché mancano medici ed infermieri, questo vogliono gli euroimbecilli

Lettere al Direttore: “La verità sugli ospedali: il punto di vista dell’Associazione Riconquistiamo la Sovranità”

Riceviamo e pubblichiamo
L'ospedale di TarquiniaOrmai sono diversi anni che vediamo gli ospedali della nostra provincia subire tagli che portano alle chiusure di importanti reparti, primo fra tutti l’ospedale di Tarquinia che recentemente ha subito la chiusura del reparto Ostretricia e Ginecologia. È ora che venga detta la verità su queste situazioni che sono sempre più frequenti creando sempre più disagi e problemi ai nostri concittadini,vittime oltretutto di confuse e incoerenti propagande elettorali.
Il primo quesito che bisognerebbe farsi di fronte a questa situazioni è: “Perchè sempre più   ospedali o reparti chiudono e il personale sanitario viene ridotto?”.
C’è chi dice che dobbiamo risparmiare per via di un debito pubblico da ripagare, frutto di una corruzione che dicono non sia presente in altri Paesi, chi dice che spendiamo troppo (cosa assolutamente non vera dato che siamo sotto la media europea come percentuale di spesa sanitaria sul Pil), altri ancora ritengono che un presidio ospedaliero per ogni paese sia un terribile spreco di denaro pubblico oppure c’è addirittura chi sostiene che non ci sia abbastanza personale. Tutte bugie. Per poter comprendere perchè gli ospedali chiudono è necessario partire da Bruxelles e dalle politiche economiche liberiste e di austerità che ci vengono imposte dall’Unione Europea. Essa impone due principi fondamentali: il primo stabilisce che lo Stato debba intervenire il meno possibile nell’economia, lasciando piena e completa libertà all’iniziativa privata; il secondo impone l’impegno per il raggiungimento del pareggio di bilancio, addirittura inserito nella nostra Costituzione, tramite tagli selvaggi della spesa pubblica, ossia obbliga lo Stato a risparmiare, facendo tagli ai servizi pubblici (in questo caso la sanità) e a non poter reinvestire quanto risparmiato. Queste sono le due principali cause per cui gli ospedali chiudono o non è assunto abbastanza personale. Di consenguenza la corruzione non c’entra nulla, non abbiamo finito i dottori o gli infermieri che anzi sono costretti ad andare all’estero per poter lavorare, quando la posta in gioco è la salute dei cittadini. Tutto ciò com’è ovvio viene fatto per dare maggiore libertà d’investimento al privato, per il quale il primo pensiero è il profitto e non la salute del cittadino, pertanto seguendo questa linea avremo servizi sempre più costosi a cui non tutti potranno accedere e lavoratori del settore malpagati. Tutto questo sta già accadendo e non è casuale, come alcuni intendono farci credere, ma è il risultato delle politiche economiche volute e perseguite dall’Unione.
Compreso questo meccanismo la domanda che ci si deve porre è: “Come possiamo uscire da questa situazione?”. La soluzione è drastica e può sembrare un’impresa impossibile, ma altre non ve ne sono . Se vogliamo veder rispettato il diritto alla salute, ossia l’articolo 32 della nostra Costituzione, la quale viene sistematicamente violata dai trattati europei, l’unica soluzione è uscire dalla UE e dalle sue folli logiche che hanno portato solamente povertà, disoccupazione e carenza di servizi pubblici. Soltanto tornati fuori dall’Unione, lo Stato potrà tornare ad essere padrone di sé stesso e tornare a fare ciò che oggi è vietato dai trattati, come stampare moneta, fare investimenti pubblici e intervenenire direttamente nell’economia, in questo caso per far sì che un ospedale importantissimo per i cittadini, come quello di Tarquinia, non chiuda sempre più reparti , costringendo chi ci lavora ad essere trasferito in strutture lontane, e soprattutto obbligando i cittadini a doversi recare da privati o negli ospedali vicini e a renderli così sovraffollati e inefficienti.
Non è sufficiente l’uscita dalla moneta unica e il ritorno alla sovranità monetaria, come propongono alcuni partiti e movimenti che cercano consenso, poiché anche una moneta sovrana sarebbe inutile se si continuassero a rispettare le folli politiche economiche precedentemente illustrate. Conseguentemente l’unica vera soluzione è il ritorno ad una moneta sovrana, ma contestuale all’uscita dell’Italia dall’Unione, sganciandosi dai suoi assurdi vincoli. Al momento l’unica realtà che in Italia persegue questo progetto è l’ ARS (Associazione Riconquistare la Sovranità), la quale presto darà vita al FSI (Fronte Sovranista Italiano), una forza politica avente come scopo fondamentale quello di rimettere la Costituzione italiana al vertice dell’ordinamento, affinché torni ad essere la luce che guidi il Popolo Italiano nella disciplina dei rapporti economici e nella tutela dei diritti sociali.
Nella provincia di Viterbo, ed anche a Tarquinia, esiste già un buon numero di soci che ha già aderito al progetto di ARS-FSI, e chiunque voglia contattarli per incontrarli, avere informazioni sul progetto politico o spiegazioni sull’organizzazione dell’associazione può scrivere a ars.regionelazio@gmail.com.
Se vogliamo veder rispettati i nostri diritti, primo fra tutti quello alla salute, dobbiamo unirci tutti quanti nella lotta all’Unione Europea.
Tommaso Stefani, ARS Lazio

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