L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 dicembre 2015

Il governo corrotto&ladro non finisce di derubare i cittadini

Benzina e carburanti: un pieno di accise

Pubblicato da: in Economia il

Petrolio ai minimi ma benzina sempre alle stelle per colpa delle accise: per ogni dieci litri acquistati alla pompa, quasi sette finiscono nelle casse dello Stato.

La prima fu introdotta da Mussolini per finanziare la guerra d’Etiopia del 1935, e ancora la stiamo pagando. L’ultima è entrata in vigore il primo marzo 2014, a seguito del “decreto del Fare” dell’ex governo Letta. Sono le accise sui carburanti che, sommate all’Iva, incidono fino al 68% di quanto paghiamo quando facciamo il pieno di carburante.

L’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha calcolato che negli ultimi sette anni il prezzo della benzina è aumentato del 30 per cento. Una situazione insostenibile per l’economia italiana, se si considera che nello stesso periodo il prezzo del petrolio è addirittura diminuito (41 dollari al barile nel 2008, mentre oggi è sceso sotto i 40) e che in Europa l’incidenza del costo della benzina è di circa il 10% in meno.
“Ancora una volta – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – a spingere all’insù il prezzo del carburante è stata, in particolar modo, la componente fiscale. Se verso la fine del 2008 il peso dell’Iva e delle accise su un litro di benzina sfiorava i 75 centesimi, attualmente è pari a 0,99 euro al litro. In termini percentuali l’aumento della tassazione è stato del 32 per cento”.

Due terzi del prezzo della benzina sono tasse

Ogni aggravio sui carburanti è tanto contenuto da apparire una goccia nelle spese che gravano in capo agli automobilisti, ma si somma alle tante accise accumulatesi nel corso degli anni e mai eliminate che, secondo i dati dell’Unione Petrolifera, portano la componente fiscale del prezzo al distributore a toccare il 68% per la benzina e il il 64% per il diesel.
Soltanto dal 2011 le accise sui carburanti sono state ritoccate ben sei volte, facendo incrementare di oltre quattro punti percentuali l’incidenza della tassazione sul prezzo finale della benzina e di sei punti e mezzo sul prezzo del gasolio.
Ci sono poi da aggiungere, tranne in alcuni casi virtuosi, le addizionali regionali. La regione in cui si paga di più è la Liguria, dove le alluvioni del 2011 costano ancora 5 centesimi in più al litro, più Iva.
Beffa nella beffa, sulle accise gli automobilisti pagano anche l’Iva, che nel frattempo è salita dal 20 al 22%, facendo incrementare ulteriormente l’incidenza di ogni nuovo balzello sul prezzo dei carburanti.

Sui carburanti diciotto anacronistiche accise

Le accise sono imposte che vengono applicate dal governo, e in alcuni casi anche dalle regioni, con l’obiettivo di fronteggiare dal punto di vista finanziario particolari eventi o emergenze naturali. Almeno in linea teorica, la loro applicazione dovrebbe essere circoscritta nel tempo agli eventi per le quali sono state istituite. Nella pratica, esse restano in vigore in maniera perpetua e si sommano l’una all’altra fino ad arrivare alle attuali diciotto accise.
In Italia l’applicazione di accise straordinarie sui carburanti venne inaugurata da Mussolini, che nel 1935 impose ai pochi automobilisti di allora un supplemento di prezzo per finanziare la campagna d’Etiopia e i sogni imperiali del regime. Sono passati 73 anni dalla fine di quella sciagurata esperienza coloniale, ma la relativa accisa fa ancora parte del prezzo della benzina: alla pompa paghiamo ancora per costruire l’Impero.

Il Paese delle emergenze infinite

Nel dopoguerra si tornò all’applicazione delle accise nel 1956, quando la crisi di Suez fece impennare i prezzi del petrolio. In seguito si fece ricorso alle accise sui carburanti per fronteggiare diversi tragici cataclismi naturali: il disastro del Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del 1966, i terremoti del Belice nel 1968, del Friuli nel 1976 e dell’Irpinia nel 1980. Momenti terribili nella storia del Paese che meritavano di certo la solidarietà attiva di tutti gli italiani, compresi gli automobilisti. Peccato che i disastri siano passati da tempo, ma le accise restano ancora sul conto pagato alla pompa di benzina: quando finiranno queste emergenze?
A partire dagli anni ottanta del secolo scorso le accise sui carburanti divennero lo strumento dei governi per fare cassa di fronte alle crisi internazionali in Libano nel 1983 in Bosnia nel 1996. Poi fu la volta delle vertenze sindacali, con il finanziamento del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. Nel 2005 si usarono le accise per acquistare autobus ecologici e nel 2009 per finanziare la ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto.
L’ultima grande sfornata di accise sui carburanti risale al 2011, quando si decise di far gravare in capo agli automobilisti il finanziamento della cultura, le spese per l’arrivo di migranti a seguito della crisi libica e per i danni delle alluvioni in Liguria e in Toscana, fino alla stangata di dicembre del decreto “Salva Italia”, che aggiunse un’accisa di 8,2 centesimi per litro di benzina e di 11,3 centesimi per litro di gasolio.
Dopo l’accisa del 2012 legata ai terremoti in Emilia, il 1 marzo 2014 è entrato in vigore l’ultimo balzello previsto dal “decreto del Fare” dell’ex governo Letta per sostenere le pmi, il settore cinematografico e la produttività del sistema nautico-portuale: un aumento di 0,24 centesimi al litro per la benzina e di 0,34 centesimi al litro per il gasolio.


https://www.webeconomia.it/benzina-e-carburanti-un-pieno-di-accise/7531/ 

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