L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 dicembre 2015

Ilva, via le mani di Marchionni dall'azienda strategica, ha depredato l'Italia degli aiuti di stato e ha scippato il nostro automobilistico Know how portandolo negli Stati Uniti

Marchionne vuole comprarsi l'Ilva

marchionne.renzi








L'articolo di Massimo Mucchetti, apparso su "Il Sole 24 Ore" domenica scorsa, lascia chiaramente intendere che si tratta di una possibilità tutt'altro che remota. Il ruolo chiave che potrebbe essere svolto dal fondo sovrano "Libian Investment Authority"
di Vincenzo Carriero
E’ molto più di un’idea. La notizia, smentita dai diretti interessati, si è diffusa rapidamente nella serata di ieri in alcuni ambienti romani assai vicini al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi. La Fiat sarebbe interessata a rilevare l’Ilva. La possibilità è balenata nei giorni scorsi durante un incontro tra il presidente del Consiglio e l’amministratore di Fca, Sergio Marchionne. Renzi avrebbe chiesto un esplicito aiuto all’amico italo-canadese per tirare fuori il governo dal rompicapo nel quale si è cacciato. Un dedalo divenuto, ormai, inestricabile. L’ultimo decreto approvato sul siderurgico tarantino si regge su un presupposto imprescindibile: l’azienda dovrà essere venduta entro, e non oltre, il 30 giugno del 2016. Di acquirenti, constatata l’inadeguatezza degli impianti e il processo per disastro ambientale tuttora pendente, neanche l’ombra. Di qui la preoccupazione di esporre l’esecutivo all'ennesima magra figura, dopo il procedimento d’infrazione per aiuti di Stato aperto, sull'argomento, dall'Unione europea nei riguardi dell’Italia. Marchionne ci starebbe pensando. Non può non tener conto della richiesta “disperata” pervenutagli da un capo di governo confindustriale, cosi foriero di attenzioni per la Fiat. La possibilità di rifornire di laminati e zincati i suoi stabilimenti, a cominciare da quello di Melfi, attraverso l’utilizzo dell’area a freddo lo suggestiona parecchio. Che le lobby economico-massoniche del Paese si fossero messe all'opera, tra l’altro, era intuibile dall'articolo apparso domenica scorsa su “Il Sole 24 Ore”, a firma di Massimo Mucchetti – presidente della Commissione Industria del Senato. “Taranto – argomenta l’ex editorialista del Corriere della Sera – dovrebbe diventare un’acciaieria ibrida con i tre altiforni piccoli in marcia  per tutta la durata dei cospicui investimenti già effettuati. Invece, il gigantesco altoforno 5, fermo perché da rifare, va gradualmente sostituito con due forni elettrici ai quali agganciare due colate continue ad alta velocità, così da rendere più snello e finalmente flessibile il processo produttivo. L’attività fusoria verrebbe alimentata in buona misura, dal 20 al 40%, da minerale di ferro preridotto con il gas. Nella città pugliese, inoltre, si potrebbe preridurre minerale di ferro non solo per la carica a caldo dell’Ilva ma anche per le cariche a freddo delle acciaierie lombarde, venete e friulane. Con il coinvolgimento, semmai, di qualche fondo sovrano interessato all'Italia. Se fosse ancora tra noi, Enrico Cuccia penserebbe alla Libian Investiment Authority”. Un altro modo per dire che la Fiat sta pensando, concretamente, di rilevare l’Ilva.

Nessun commento:

Posta un commento