L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 dicembre 2015

Industria Italiana Aerebus, i mesi rotolano, l'insicurezza della non decisione avanza, e il governo spende male il tempo a sua disposizione

La riflessione

Finanziamento ex Irisbus, per l’ok Invitalia chiede garanzie. Il Governo faccia il Governo

La percentuale a fondo perduto è esigua (20%), tutto il resto dei 31 milioni di euro, o di quello che sarà, deve essere restituito da I.I.A. Il nodo della vicenda sta nella modalità e nella tempistica. E’ chiaro a tutti che senza lo stabilimento di Valle Ufita il progetto non ha futuro


16 dicembre 2014, l’accordo per l’ingresso della ex Irisbus nella neonata società Industria Italiana Autobus, le lacrime di gioia dell’allora viceministro Claudio De Vincenti. 18 dicembre 2014, la firma anche da parte della BredamenariniBus di Bologna dopo più di dodici ore di estenuante trattativa. 21 dicembre 2014, la diffusione degli accordi per lo stabilimento irpino e bologneseper quello che doveva, anzi, dovrà essere un progetto rivoluzionario. 30 dicembre 2014, la celebrazione della Santa messa da parte di Don Claudio all’interno della sala mensa dello stabilimento alla presenza di politici, sindacati, dell’amministratore delegato, Stefano Del Rosso e della sua famiglia.
Dicembre è mese di importanti ricordi per l’Industria Italiana Autobus, la ex Irisbus e la BredamenariniBus. Sembra ieri eppure è trascorso quasi un anno. E’ attualità, tuttavia, che, almeno per quanto riguarda lo stabilimento irpino, sogni e speranze sono rimaste ferme al Ministero dello Sviluppo economico. Tante belle parole, tanti buoni propositi che hanno trovato ostacoli non preventivatili. Al netto di qualche decina di operai che hanno lavorato da trasferisti presso lo stabilimento di Bologna, qualche collaudatore di macchine e le persone incaricate a tener in vita il sito produttivo di Flumeri, la stragrande maggioranza dei lavoratori della ex Irisbus sono a casa ad aspettare che da Roma arrivi la buona novella.
Buona novella che sarebbe dovuta arrivare ieri dal tavolo che il Ministero dello Sviluppo Economico ha sospeso per «Motivi istituzionali». Si sarebbe dovuto parlare di Invitialia e del finanziamento che deve approvare per il rilancio dello stabilimento di Valle Ufita. Il nodo I.I.A., in questo momento, è tutto lì. Prima l’agenzia nazionale si deciderà a sbloccare il denaro prima il progetto tardato Governo-Del Rosso potrà prendere il volo. Senza quei soldi, senza il braccio operativo funzionante, dispiace dirlo ma Industria Italiana Autobus non ha futuro.
Le indiscrezioni trapelate nei giorni successivi, ovvero del via libera da parte di Invitalia al finanziamento, sono confermate. Qual è il problema allora? Stando a quanto dicono i più informati, in questi giorni frenetici si sta ragionando sulle garanzie che Invitalia chiede alla I.I.A. I 31 milioni di euro, o quello che saranno, non sono a fondo perduto. Lo è solo una percentuale (20%). Tutto il resto deve essere restituito al mittente. Il nodo della vicenda, quindi, sta nella modalità e nella tempistica di restituzione di una somma importante.
Per sciogliere questi dubbi c’è più di una settimana di tempo. Magari I.I.A. chiede che gli si venga incontro (con una percentuale di fondo perduto maggiore del 20% o più anni per coprire la somma da restituire) ma in quanto a serietà, in questi primi 12 mesi, ne ha dimostrata tanta. Non fosse altro per la cassa integrazione che si è sobbarcata per mesi per tutti i trecento operai. Il 9 dicembre la resa dei conti.

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