L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 dicembre 2015

la Rai non fa servizio pubblico e non ha nessuna intenzione di cambiare

Saverio Raimondo: “C’è un conflitto editoriale interno alla Rai”

Il direttore Giancarlo Leone nega il #Dopofestival al comico, nonostante il successo della scorsa edizione, e perde l’occasione di aggiornare una tv ferma a 7 anni fa

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Il dopo festival di Saverio Raimondo, andato in onda sul web lo scorso febbraio, è stato un successo. Ha fatto almeno il triplo degli ascolti che a Viale Mazzini avevano immaginato facesse. E in programma c’era anche un late show: sempre sul web e sempre condotto dal comico romano. Ma dopo il diktat di Giancarlo Leone, super-mega direttore di Rai 1, si torna indietro, fermi tutti! Niente più Raimondo, niente più web, niente più rivoluzione. Il motivo? Il linguaggio del comico è – secondo Leone – «aggressivo».
Parlare di porno («il nostro concorrente è il porno in Rete, per noi del Dopo festival sarà difficile fare meglio dello squirt ma ci proveremo») dopo il festival di Sanremo è, effettivamente, un colpo basso: la gente potrebbe scoprire che c’è di meglio oltre Carlo Conti e i suoi cantanti, e che l’intrattenimento non è tutto uguale.
La Rai, insomma, fa fatica. Come un gigante che si trascina alla fine dei suoi giorni e che prova a tramandare ai suoi figli la sua storia.
Stiamo tornando indietro (Fazio che ripropone il Rischiatutto, il dopo festival che dopo sette anni torna di nuovo in tv) e tutto viene mascherato sotto la (falsa) promessa di un cambiamento: Antonio Campo Dell’Orto che vuole il web, le produzioni che ingaggiano nomi “giovani” come autori e registi (Zio Gianni con i the Pills e Sydney Sibilia?), e i Sorci Verdi di J-Ax che criticano in seconda serata, su Rai 2, la televisione pubblica. Quant’è difficile essere alternativi, vero?
Ricorda un po’ la storia dei ricchi e dei poveri: la forbice sociale che si allarga sempre di più, le differenze che aumentano e la classe di mezzo che scompare lentamente. Chi era ricco è sempre più ricco, chi era povero è sempre più povero. E la stessa cosa sta succedendo al pubblico della Rai: sempre più vecchi e sempre meno giovani. E il pubblico di mezzo, quello dei trentenni? Per Monica Maggioni, presidente della Rai, «non è possibile che tra i nostri spettatori siano scomparsi gli under 35». Purtroppo, però, è così: la Rai si sta arroccando dietro i facili successi di fiction e programmi per “tutta la famiglia” (età media: 50 anni), e al futuro non ci pensa. Se ha serie tv di successo – vedi Non uccidere – le tritura; le manda in onda insieme ai mostri sacri degli ascolti, e non fa pubblicità. Se ha buoni – ottimi – risultati su internet (nonostante i vari problemi tecnici), li rinnega. E torna indietro.
«C’è un conflitto editoriale interno alla Rai», ci spiega Saverio Raimondo. «A fronte di dichiarazioni d’intenti molto chiare da parte dei nuovi vertici, i fatti poi vanno nel verso completamente opposto. La linea editoriale sarebbe di puntare anche sul web, su linguaggi contemporanei, sul recuperare un pubblico perduto dalla tv generalista; poi però l’unico esperimento web della Rai, e per giunta perfettamente riuscito (non solo il gradimento è stato alto: i ricavi sono stati 3 volte quello che avevano preventivato) viene rinnegato, e si fa retromarcia verso la tv, “che stempera”. In Rai c’è un problema: ma questa volta la politica non c’entra, qui è in ballo una questione ben più profonda, editoriale».
«Quello che viene bollato come linguaggio aggressivo», continua, «è goliardia. Chi (ben pochi a dire il vero, visto il gradimento del #DopoFestival 2015) mi ritiene aggressivo semplicemente non ha senso dell’umorismo. Suggerisco di farsi un giro per le università italiane, specie del nord Italia: quando uno si laurea diventa “bersaglio” di una goliardia feroce, oscena: che però è festosa, gioiosa. La goliardia è cultura». E lo è anche la comicità. Quella vera, sana, quella che si rinnova.
«La comicità», taglia corto Raimondo, «è avanti; soprattutto all’estero, ma inevitabilmente lo è anche in Italia. La comicità è, deve essere, sempre oltre. Ma è comicità: non fa male a nessuno, non va presa sul serio, “it’s only a joke” dicono gli americani. Non credo nelle rivoluzioni (ho letto “La fattoria degli animali” di Orwell), ma nei cambiamenti. Prendo atto che in Rai oggi esistono ai vertici linee editoriali nuove, contemporanee; prendo però anche atto del fatto che ancora non si traducono in fatti. Quando cambieranno veramente le cose in Rai se vogliono sanno come contattarmi, hanno il mio numero. Io intanto lavoro alla seconda stagione di CCN per Comedy Central, in onda da marzo: sì, perché nelle aziende che funzionano se un programma ha successo ti chiedono di farlo ancora».

1 commento:

  1. Grazie per la lettura! Ti segnalo l'appuntamento con il Trio Medusa e il Cesvi che, come ogni anno si schierano insieme a favore della lotta all’AIDS: Radio Deejay e il Trio Medusa tornano a sostenere il Cesvi organizzando un’asta solidale su http://www.charitystars.com/. Dal 10 al 18 dicembre, sarà possibile acquistare oggetti donati da personaggi famosi del mondo dello spettacolo, dello sport, del cinema partecipando così a “Fermiamo l’Aids sul nascere”: https://www.facebook.com/cesvifondazioneonlus/

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