L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 dicembre 2015

la Russia di Putin ha chiaro in testa il disegno geo-politico degli Stati Uniti, l'offensiva è finanziaria, militare, politica. LA CINA è consapevole. Gli euroimbecilli tagliati fuori dai giochi per insipienza

Aggiornamento sul PIVOT TO EUROPE (03.12.05)

SE VI TROVATE NEL POMERIGGIO A WASHINGTON potreste andare a questo simpatico convegno [link] tenuto nel pomeriggio da Ian Brzezinski, [link] figlio di Zbignew la cui visione geopolitica abbiamo illustrato nel nostro recente articolo Pivot to Europe [link]. Il convegno si tiene al McCain Institute [link] e segue un dibattito che sta agitando i think tank di Washington riguardo il riorientamento della politica estera americana in vista del prossimo cambio del Presidente. Su American Interest [link], rivista fondata da F. Fukuyama e che vede come collaboratori Kaplan, Ferguson, Levy e Joffe [tra gli altri che trovate qui], ai primi di Novembre, si sono tracciate le linee di questa revisione strategica i cui fondamenti però provengono dall’inossidabile American Enterprise Institute, che ha rilasciato questo documento lo scorso Ottobre [link]. L’ AEI è quello del famoso PNAC (Plan for a New American Century). In breve, la tesi è: riprendere in gran forza una massiccia spesa militare, invio militari (uomini, armi e quant’altro) in ogni dove, conflitti e guerre aperte (anche in Europa) contro Russia e Cina per difendere il “world America made” (R. Kaplan) ovvero il ritenuto necessario dominio e controllo sul mondo (e prioritariamente dell’Europa) in accordo all’interesse degli Stati Uniti d’America. Enjoy?
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[Commento: quando ho scritto l’articolo Pivot to Europe non ero a conoscenza di questi specifici contenuti. la mie tesi seguiva in deduzione una doppia pista fatta di teoria geopolitica classica e fatti recenti. Debbo dire che mi ha fatto una certa impressione scoprire che il piano non solo si vede ma c’è ed è in pubblica discussione proprio ora. E’ piuttosto grave che si stia discutendo a questi livelli a Washington dell’Europa, del nostro futuro concreto, nella nostra totale assenza di consapevolezza e partecipazione. ]

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