L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 dicembre 2015

Leopolda, una rimpatriata di vecchi arnesi pronti a sbranare lo stato


Saviano: Boschi chiarisca su Banca Etruria, lei alla Leopolda lo ignora

La ministra alla kermesse fiorentina non parla di banche


Saviano: Boschi chiarisca su Banca Etrura, lei alla Leopolda lo ignoraRoma, 12 dic. (askanews) - Maria Elena Boschi ignora Roberto Saviano che è tornato a chiederle, con un post su Facebook, di chiarire sulla vicenda Banca Etruria. La ministra, intervenuta oggi alla Leopolda, ha parlato infatti di riforme ma non di banche. La "madrina" della manifestazione è arrivata nell'ex stazione granducale alle 17.27 di oggi dopo un "giallo" di alcune ore, non completamente smorzato dall'annuncio ufficiale che sarebbe stata lei a chiudere la giornata. La Boschi è salita sul palco intorno alle 18.20, sorridente e un po' commossa - camicetta con ricami sui toni del nero e del beige, gonna e stivali -, ma senza dire una sola parola sull'affaire banche. Le tre domande del pubblico (e lei sorridendo ha ringraziato per "la clemenza della corte") hanno riguardato i terreni di sua stretta competenza: la riforma costituzionale, la legge elettorale e le proposte di riforma scaturite nelle passate edizioni della Leopolda e diventate legge o ora all'attenzione del Parlamento. Come quella sulle unioni civili che, ha rilanciato la ministra, "dobbiamo fare diventerà realtà". Sul fronte banche la scelta è sembrata chiara: innanzitutto "esserci" alla Leopolda, rivendicare quanto fatto in un anno e non dare fiato alle polemiche lasciando che al problema sia il governo a dare una risposta: cosa che avverrà già domani, sul piano tecnico con l'intervento del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e su quello politico con il discorso conclusivo di Renzi, che oggi è rimasto per tutto il giorno nel "backstage", salendo sul palco solo una volta, a fine mattinata, per lanciare la candidatura a sindaco di Platì di Anna Rita Leonardi e il think tank renziano "Volta" guidato da Giuliano da Empoli. Domani, invece, il premier risponderà colpo su colpo agli attacchi ma soprattutto difenderà e rilancerà lo spirito della Leopolda. E darà un segnale: incontrerà una delegazione dei risparmiatori che proprio domani protesteranno contro il dl salva-banche. Oggi, intanto, l'unico riferimento alla questione la Boschi lo ha fatto aprendo il suo intervento: "Finalmente ci sono e mi scuso per il ritardo anche perchè ho letto ricostruzioni molto fantasiose e anche divertenti, in realtà ero semplicemente a fare il mio lavoro. Stiamo lavorando sulla legge di Stabilità e il ministro per i Rapporti con il Parlamento sta lì". Finito il "question time" non ha concesso un minuto di più e ha lasciato la Leopolda senza incontrare i giornalisti. Tutto questo mentre Roberto Saviano - che ieri aveva chiesto le dimissioni della ministra adombrando un conflitto di interessi visto che il padre è stato per otto mesi vicepresidente di BancaEtruria - oggi ha rilanciato, su Facebook, le accuse. E sul banco degli imputati c'è proprio il silenzio. "Se il ministro Boschi dovesse rifiutare spiegazioni - ha attaccato lo scrittore -, restando al suo posto nonostante il pesante coinvolgimento della sua famiglia in questa gravissima vicenda che avrà probabilmente sviluppi giudiziari (come potrebbe non averne?), vorrà dire che nulla è cambiato, la Leopolda è una riunione di vecchi arnesi affamati, resi più accettabili dalla giovane età e dall'essere venuti dopo Berlusconi, e il Pd un'accolita che difende i malversatori a scapito dei piccoli risparmiatori". Non sono mancate, invece, come del resto da ieri pomeriggio in poi, le risposte dei ministri e dei colleghi dem: tutti, minoranza compresa, a fare quadrato sul ministro. "Non riesco a capire dove sia il conflitto di interessi, perché quello che ha fatto il governo è stato salvare 4 banche, non le dirigenze, ma coloro che ci lavorano e tutti i correntisti", ha osservato Roberta Pinotti. "Maria Elena - ha aggiunto Dario Franceschini - è una persona rigorosa e trasparente. Il conflitto di interessi è una cosa precisa, quindi mi sembra assolutamente fuori luogo associare l'autorevolezza acquisita in altri campi per emettere sentenze senza fondamento". A difendere la Boschi, dalla convention della sinistra Pd a Roma, anche Pier Luigi Bersani: "Il ragionamento di Saviano è giusto in generale, ma sulla Boschi esagera".

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