L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 dicembre 2015

Livorno&Rio nell'Elba, il corrotto Pd dovunque amministra/amministrato ha consorterie di clientele pronte a spogliare, derubare i soldi pubblici

Il "sinkhole" di un sistema

Buona domenicadi Paola Zerboni

Paola Zerboni
Livorno, 20 dicembre 2015 

- Per anni - gli ultimi quindici - ha vissuto al di sopra delle sue possibilità producendo un debito ingiustificato che ora, a vacche grasse morte e sepolte, diventa un «sinkhole» incolmabile. Le entrate correnti sono andate a coprire spese correnti (quindi ormai perse) ingiustificate. Soldi che mancano dai finanziamenti ottenuti per realizzare opere, finanziamenti che rischiano di essere revocati perché inutilizzati. Opere realizzate in maniera difforme dai progetti e quindi non collaudabili. Ma poi collaudate lo stesso, alla zitta. Faldoni che nascondono lettere di contestazione di cui non si aveva notizia.

Non siamo a Livorno e per una volta non si parla di Aamps, anche se il sistema gli somiglia. Siamo a Rio nell’Elba, 1.200 anime e un buco di 4,4 milioni di euro (perdita annua di altri 500mila) nel bilancio, scoperto dagli analisti Centro Studi Enti Locali. Al super consulente Heller Vainicher il sindaco De Santi (l’outsider fiorentino della lista civica che un anno e mezzo fa, come Nogarin a Livorno, sbaragliò la roccaforte elbana del Pd ) si era rivolto in vista del bilancio previsionale 2015, a luglio. 

Le prime anomalie son saltate fuori allora. «Mi scuso con i miei concittadini per averci messo tanto tempo a capire come stavano le cose, a comprendere quanto grande sia il problema», ha detto venerdì sera il sindaco al consiglio comunale. Ci avrà messo un po’, ma almeno lui c’è arrivato. E quando lo ha capito non lo ha nascosto. Chi lo ha preceduto nella migliore delle ipotesi, non si è accorto di nulla. Né degli errori, né delle irregolarità. Nell’ipotesi peggiore (chi di dovere lo accerti, please) invece faceva parte del «sistema». 

Pari pari a Livorno, pari pari al caso Aamps, anche se sotto i Quattro Mori, il sindaco non ha chiesto scusa per aver preso coscienza in ritardo, né è stato fin da subito altrettanto chiaro sulla situazione di Aamps. Eppure prima di finire in mano al sindaco «alieno» (anzi, peggio, fiorentino) sbarcato dal Continente, nel piccolo borgo elbano ha sempre comandato il fior fiore del Pd. 

Danilo Alessi, predecessore di De Santi, era stato presidente della Comunità Montana, dirigente della Sinistra elbana e nel suo cursus honorum figura anche un incarico (1996-2001) di collaboratore per l’allora Pds alla vicepresidenza della Camera. Prima di lui, Catalina Schezzini, segretaria Figc, consigliere regionale, assessore (ai lavori pubblici) in Provincia, ultimamente presidente dell’associazione isole minori. 

Politici e amministratori navigati, che tanto si sono dati da fare sullo Scoglio e sulla terraferma. Gente scafata, all’Elba come a Livorno. Figli di un sistema che ha funzionato senza falle, né invasioni aliene, a lungo e in molti casi anche bene. O almeno ha tenuto bòtta. Finché è stato quello che in fisica si chiama «sistema chiuso», in perfetto equilibrio tra massa ed energia, tra poltrone e voti. 
Poi è accaduto qualcosa. 

La crisi è arrivata. Non è stata la crisi della politica. È la crisi economica che ha fatto saltare il banco, costringendo tutti alle vacche magre: meno finanziamenti a pioggia, meno poltrone. È qui che l’equilibrio perfetto ha collassato in un «sinkhole».

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